Gian Luca Galletti: I monumenti e le ragazze Fotografare, che passione
Front man della band “Fragil Vida” e cultore del teatro delle maschere Mago del clic, artista e attore: “Gì”, uno che sperimenta fin da bambino
FINALE. Trovargli una definizione sarebbe impossibile così come catalogarlo abusando dei canoni artistici sarebbe riduttivo. Si potrebbe dire che Gianluca Galletti, detto “Gi”, è un virtuoso, termine che comprende un po’ tutto. Ma visto che è talmente tanto estroverso ci pensa lui, citando il maestro Francesco Guccini, ad indossare una maschera tipicamente emiliana: vero, aperto, finto, strano, chiuso, anarchico, verdiano... brutta razza, l’emiliano. Quarantaquattro anni, di professione fotografo, per passione artista e attore. Un saltimbanco, nel senso positivo del termine, moderno, capace di saltare di qua e di là come una scheggia impazzita, indossando le maschere della commedia dell’arte, adattandosi a ogni frangente e ogni compagnia.
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Come faceva divinamente quando era il front man dei Fragil Vida, progetto musical-artistico unico nel suo genere in Italia e che ha condensato nel percorso i migliori esponenti del ricco panorama cresciuto al circolo Lato B. Ed è proprio dall’ex scuola di Canaletto che Gianluca Galletti inizia ad affinare le sue passioni. «Nelle strade di allora vigeva ancora la regola del nonnismo: i più grandi comandavano - ricorda - E invece in quel microcosmo di Canaletto tutti eravamo alla pari: cinque classi, dalla prima alla quinta, che si frequentavano e crescevano insieme. Mi è servito tanto e infatti i ricordi più belli sono proprio legati alle elementari dove una maestra stupenda qual è Carla Masi mi ha permesso di crescere. Mi concedeva addirittura di alzarmi dal banco e fare una corsa, capiva che avevo bisogno di scaricare l’energia che avevo dentro. Ripensandosi è stata lei a notare per prima quello che sarei poi diventato: non disegnavo bene, ma nei disegni avevo la necessità di raccontare storie, che poi è quello che ho fatto sia con la fotografia che nell’impegno teatrale».
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Gianluca cresce veloce, d’estate sale a Monteombraro con i ragazzini della Città dei Ragazzi di Modena. Si innamora anche di un tal Paulo Roberto Falcao, sublime numero 5 della Roma («Era l’essenza del calcio e poi noi romanisti dobbiamo soffrire, ma però siamo anche i più belli di tutti...») e torna nella frazione di Zocca, stavolta per fare il cameriere durante le vacanze agostane. «Ho guadagno così i primi soldini e mi sono comprato la bicicletta e la prima macchina fotografica. La passione l’avevo già, ricordo che in un concorso alle scuole medie mi persi ad immortalare i monumenti di Finale con inquadrature anomale, che alla mia professoressa piacquero molto».
E la macchina fotografica è stato anche lo strumento per rende onore ad un’altra grande passione: le donne. «All’istituto agrario facevo foto durante le feste e in ogni momento possibile poi se qualche ragazza mi chiamava a casa... (ride, ndr)».
Ma dentro al Calvi, “Gi” ci è tornato da insegnante. Non di quelli da stare dietro alla cattedra, bensì per trasmettere le basi del teatro. Ed eccolo Gianluca e il palcoscenico: cresciuto all’accademia di Claudio Calafiore ha poi proseguito il suo percorso formativo con Fabio Mangolini, approfondendo la commedia dell’arte e delle sue maschere. «In Italia ormai è snobbata - spiega - perché siamo troppo egocentrici e la nostra faccia deve essere sempre in primo piano. Invece le maschere sono complicatissime da indossare: devi immedesimarti in loro, devi essere un tutt’uno e farti trasportare; ti danno la possibilità di essere mille personaggi praticamente nello stesso momento, ma le devi rispettare. Il teatro lo intendo così, e mi piace».
Non a caso l’arte della recitazione si fa teatro in musica con i Fragil Vida, con Gianluca che impersonifica i soggetti musicati dai suoi fedeli compagni di viaggio. Un progetto esplosivo, che li porta in svariati tour italiani, ma senza dimenticare le radici finalesi, che negli anni ’90 si abbeveravano alla sorgente della sperimentazione.
Francesco Dondi
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