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«Noi sposi grazie al passaparola»

«Noi sposi grazie al passaparola»

La storia di Fabrizio e Chaymaa un’unione avvenuta secondo le regole islamiche

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«Per favore, non chiamatelo matrimonio combinato, nell'Islam ci sono regole precise e un iter da seguire per chi vuole sposarsi da buon musulmano».

A parlare è Fabrizio Tello, operaio 35enne, residente a Modena ma di origini meridionali. Nel settembre del 2011 si è sposato a Casablanca con Chaymaa, una ragazza marocchina di 12 anni più giovane di lui.

«Non volevo aspettare così appena Chaymaa ha ottenuto la maturità ci siamo sposati», racconta Fabrizio. Per lui il matrimonio era un obbligo religioso, una tappa fondamentale nel percorso di un “ritornato” all'Islam. Poco dopo la sua conversione, Fabrizio, che frequenta la Casa della Saggezza di via Portogallo, rende pubblico ai suoi nuovi confratelli il suo desiderio di contrarre matrimonio con una “buona musulmana”.

«Da lì la voce si sparge e comincia a circolare fra le famiglie con figlie in età di maritarsi, una catena di passaparola che è giunto fino in Marocco», dice l'uomo. Fabrizio e Chaymaa si sono incontrati per la prima volta su skype, circa un anno prima di unirsi in matrimonio.

«Ma prima di parlare con lei ho conversato a lungo con il padre, era importante fargli capire che sua figlia sarebbe stata rispettata e in buone mani».

Il matrimonio, secondo l'interpretazione islamica prevalente, è un dovere religioso:«Ci si sposa per Allah, non per capriccio. Certo è sempre meglio avere al proprio fianco una donna che si apprezza ma il giudizio è sulla moralità più che sull'estetica», spiega Fabrizio che non ha voluto vedere Chaymaa senza l'hijab nemmeno prima del matrimonio. «È stata una scelta consapevole per entrambi. Per me era importante sposarmi con una buona musulmana e basta». Fra video-chiamate, messaggi e telefonate il rapporto a distanza si consolida e nel giro di alcuni mesi cominciano i viaggi e i fitti intrecci di rapporti personali e cortesie che caratterizzano le relazioni famigliari pre-matrimoniali islamiche. «Fino al giorno delle nozze, Chaymaa ed io non ci siamo mai trovati fisicamente da soli, insieme in qualche posto. Ovunque andassimo c'era sempre qualcuno che ci accompagnava. Non sempre la madre o il padre, bastava talvolta anche qualche cugino o un vecchio zio», dice l'italiano musulmano.

Sull'opzione della poligamia, Fabrizio ha le idee chiare e segue una scuola di pensiero liberale in materia: «La poligamia non è affatto un obbligo, non è neanche incoraggiata ma tollerata e poco praticata in generale perché la regola è quella di trattare con assoluta equità tutte le mogli contratte in spose. È costoso. È più una cosa per sceicchi».

Oggi Fabrizio e Chaymaa hanno due bambine, nate entrambe a Modena.

Chaymaa si è diplomata al centro provinciale per l'istruzione degli adulti (Cpia) ed è attiva nel sociale. «Insegna l'arabo ai giovani, è molto inserita e partecipa alla vita della moschea», dice Fabrizio Tello.

Gaetano Gasparini

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