Quattro proposte di Anci per la fusione dei Comuni
Presentato lo studio. Le scelte: unire tutti e 9 i paesi, oppure 7, o solo 6 e 3 divisi Nessuna soluzione certa, ma lo studio considera primaria l’ipotesi più allargata
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Trecento pagine che contengono dati, alcuni un po’ d’epoca, interviste a categorie che vanno dai politici agli operatori economici, rielaborazioni e sintesi sulla Bassa di oggi e di domani.
È stato consegnato nei giorni scorsi da Anci e Ancicom “Lo studio di fattibilità per la fusione dei Comuni dell’area Nord”.
Studio che - si ricorderà - aveva destato già dal concepimento parecchie polemiche sull’autorevolezza e oggettività, per il coinvolgimento di una agenzia alla quale era professionalmente legato uno dei nove sindaci in scadenza e - magari - in cerca d’autore.
Lo studio è comunque partito, con tutte le rassicurazioni del caso, e nei giorni scorsi i risultati sono stati consegnati ai politici della Bassa.
Non ne emergono dati “trancianti”, assoluti, in quanto vengono tenute in vita possibilità e prospettive per tutte e quattro le ipotesi di fusione, ognuna con le sue peculiarità.
Nel complesso, è evidente che lo studio spinge per la fusione dei Comuni, specie quella a nove, per le presunte sinergie organizzative e pianificatorie e per il contributo di Regione e Stato, che assommerebbe negli anni a trenta milioni. Poca cosa, per la verità, rispetto alle cifre che ballano, in ogni Comune, nel bene (raccolta tributaria) e nel male (indebitamenti e potenziale di spesa da mutui, di fatto bloccato).
Le altre opzioni sono due fusioni distinte: quella dei Comuni di San Felice e Finale (tra loro omogenei, anche sul piano dell’indebitamento pro capite che a Finale è stratosferico), così come per altri aspetti. Anche l’immigrazione, che da queste parti è dal Nordafrica, con Camposanto che contende a San Possidonio il record di percentuale di immigrati residenti. E poi quella degli altri sei Comuni dell’Area Nord, vale a dire Mirandola, Cavezzo, Concordia, San Possidonio, San Prospero e Medolla.
Lo studio riconosce un potenziale (per numero di dirigenti, bassi debiti pro capite...) a Mirandola, ma prende in esame anche le volontà, tanto da ipotizzare ad esempio una fusione a sette, stanti le dichiarate perplessità dei sindaci di San Possidonio e Finale ad un unico supercomune. E a San Possidonio non vengono risparmiate sottili stilettate, circa le dimensioni inidonee al contesto operativo attuale.
Nelle interviste - anche ai sindaci - non mancano evidenti contraddizioni, sia nella indicazione delle criticità (compreso il rischio di dominio mirandolese sul Comune unico) che sulle priorità. Ad esempio si va dalla promozione e tutela (anche economica e turistica) del paesaggio agrario alla difesa della Cispadana, che in quanto autostrada in rilievo taglierà quel paesaggio. Autostrada che viene in qualche modo riconosciuto soddisferà lo sviluppo del trasporto su gomma, ma non il collegamento interno al “supercomune”. Poi c’è il problema campanili: più il Comune sarà grande, più sarà un problema chiudere e accentrare ex municipi e servizi. A tutti invece pare evidente la necessità di uniformare offerte, burocrazia e pianificazione territoriale, per evitare quei piccoli feudi e potentati che - aggiungiamo - stanno anche creando i noti problemi alla omogeneità della ricostruzione post sisma.
Trattandosi comunque di una analisi che si presta a diverse valutazioni, la Gazzetta resta a disposizione per consentire la lettura del documento a quanti fossero interessati. (ase)
È stato consegnato nei giorni scorsi da Anci e Ancicom “Lo studio di fattibilità per la fusione dei Comuni dell’area Nord”.
Studio che - si ricorderà - aveva destato già dal concepimento parecchie polemiche sull’autorevolezza e oggettività, per il coinvolgimento di una agenzia alla quale era professionalmente legato uno dei nove sindaci in scadenza e - magari - in cerca d’autore.
Lo studio è comunque partito, con tutte le rassicurazioni del caso, e nei giorni scorsi i risultati sono stati consegnati ai politici della Bassa.
Non ne emergono dati “trancianti”, assoluti, in quanto vengono tenute in vita possibilità e prospettive per tutte e quattro le ipotesi di fusione, ognuna con le sue peculiarità.
Nel complesso, è evidente che lo studio spinge per la fusione dei Comuni, specie quella a nove, per le presunte sinergie organizzative e pianificatorie e per il contributo di Regione e Stato, che assommerebbe negli anni a trenta milioni. Poca cosa, per la verità, rispetto alle cifre che ballano, in ogni Comune, nel bene (raccolta tributaria) e nel male (indebitamenti e potenziale di spesa da mutui, di fatto bloccato).
Le altre opzioni sono due fusioni distinte: quella dei Comuni di San Felice e Finale (tra loro omogenei, anche sul piano dell’indebitamento pro capite che a Finale è stratosferico), così come per altri aspetti. Anche l’immigrazione, che da queste parti è dal Nordafrica, con Camposanto che contende a San Possidonio il record di percentuale di immigrati residenti. E poi quella degli altri sei Comuni dell’Area Nord, vale a dire Mirandola, Cavezzo, Concordia, San Possidonio, San Prospero e Medolla.
Lo studio riconosce un potenziale (per numero di dirigenti, bassi debiti pro capite...) a Mirandola, ma prende in esame anche le volontà, tanto da ipotizzare ad esempio una fusione a sette, stanti le dichiarate perplessità dei sindaci di San Possidonio e Finale ad un unico supercomune. E a San Possidonio non vengono risparmiate sottili stilettate, circa le dimensioni inidonee al contesto operativo attuale.
Nelle interviste - anche ai sindaci - non mancano evidenti contraddizioni, sia nella indicazione delle criticità (compreso il rischio di dominio mirandolese sul Comune unico) che sulle priorità. Ad esempio si va dalla promozione e tutela (anche economica e turistica) del paesaggio agrario alla difesa della Cispadana, che in quanto autostrada in rilievo taglierà quel paesaggio. Autostrada che viene in qualche modo riconosciuto soddisferà lo sviluppo del trasporto su gomma, ma non il collegamento interno al “supercomune”. Poi c’è il problema campanili: più il Comune sarà grande, più sarà un problema chiudere e accentrare ex municipi e servizi. A tutti invece pare evidente la necessità di uniformare offerte, burocrazia e pianificazione territoriale, per evitare quei piccoli feudi e potentati che - aggiungiamo - stanno anche creando i noti problemi alla omogeneità della ricostruzione post sisma.
Trattandosi comunque di una analisi che si presta a diverse valutazioni, la Gazzetta resta a disposizione per consentire la lettura del documento a quanti fossero interessati. (ase)
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