Se l’amore non ha confini: le nozze Modena-mondo
Le migrazioni hanno permesso anche la nascita di unioni tra italiani e stranieri Tanti i matrimoni dove le culture diverse sono diventate un collante per i coniugi
Italo-filippini, italo-peruviani, italo-togolesi, italo-russi e italo-marocchini ma anche cubano-rumene e turco-senegalesi, sono centinaia le coppie miste residenti nel modenese, territorio che conta circa 94mila cittadini stranieri, pari al 13,5 % dell'intera popolazione residente. Le migrazioni verso il modenese sono cominciate alla fine degli anni '70 e oggi sono presenti circa 140 nazionalità diverse a Modena e provincia.
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VALTER E CLARIBEL. Incontriamo Valter e Claribel Martinelli. Lui è modenese doc, lei viene dall'Estremo Oriente. «Per un uomo italiano le donne filippine sono il massimo, - sostiene scherzando - non si lamentano mai e si accontentano di poco, non sono aggressive, sono affabili e precise nei lavori di casa, rispettose e con un alto senso di gratitudine e soprattutto non rompono le scatole e sorridono sempre: non tengono il muso come le modenesi...», spiega Valter che ha conosciuto la sua dolce metà in ambito parrocchiale.
Galeotta fu una cena presso la comunità religiosa dei migranti di Sant'Agostino. «Ma non è stato amore a prima vista, ci siamo frequentati prima», ricorda Valter. Per Claribel, che adora come molti filippini i picnic e i karaoke, non è stato difficile integrarsi. La comunità filippina è infatti una delle più antiche e numerose con oltre 3000 cittadini residenti in città. «Amiamo la natura, a Modena ci troviamo nei parchi, ormai anche Valter fa parte della nostra grande famiglia», dice Claribel. La donna mi spiega che sin dall'infanzia si insegna alle ragazze filippine a sorridere, in qualsiasi caso e situazione:«È una forma di educazione, non di remissività». In casa la lingua ufficiale è l'italiano ma Claribel parla il filippino e l'inglese. Una ricchezza culturale da non disperdere: «Parlo un po' la lingua di mia moglie e partecipo alle maggiori iniziative promosse dalla comunità filippina di cui sono organico», dice Valter.
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ITALIA-PERÙ Alessandro Maggi è un modenese di 54 anni che lavora in campo infermieristico. È sposato da oltre 12 anni con una donna peruviana ed è il presidente dell'Associazione culturale peruviana locale “Senor de los Milagros”. Sua moglie si chiama Elena, ha 45 anni, lavora in una cooperativa di pulizie e viene da Arequipa, la seconda città del paese. «Ci siamo conosciuti ad una festa di compleanno organizzata dai peruviani di Modena che io già frequentavo», ricorda Alessandro Maggi. L'uomo confida di aver trovato una nuova famiglia, una comunità accogliente, aperta e calorosa:«Noi modenesi siamo così diversi, così freddi e indolenti, ormai frequento quasi solo latino-americani», dice. Sua moglie Elena non ha sofferto il cambiamento culturale: «Un po' perché l'Italia è un paese cattolico. Io cercavo una brava persona, un lavoratore, non un vizioso. Alessandro non beve e non fuma, è un uomo credente, leale e rispettoso», spiega la donna.
LUCIANO E ANASTACIA. Luciano e Anastasia Messori si sono sposati nel 1993, hanno due figlie entrambe nate in Emilia, e si sono conosciuti negli Stati Uniti. Lui, 55 anni, è un economista modenese che collabora con Unimore; lei, 51 anni di origini russe, fa la coordinatrice didattica di un master universitario. Il loro è un amore nato fra i corridoi del dipartimento di economia della Northeastern University di Boston. «Eravamo entrambi assistenti dello stesso professore, lei arrivava da San Pietroburgo, io dalla pianura modenese», ricorda Luciano. I Messori frequentano la chiesa ortodossa di Tutti i Santi, diretta dal modenese Giorgio Arletti e affiliata al Patriarcato di Mosca: «Rimango un cattolico praticante ma accompagno volentieri mia moglie alle feste comandate, ci siamo persino sposati con una cerimonia di rito ortodosso celebrata proprio a Modena», dice l'economista.
Che cosa hanno le donne russe rispetto a quelle italiane? «Innanzitutto hanno dei bellissimi occhi - scherza Messori. - Le russe non sono affatto di indole sottomessa o remissiva, anzi sono donne dal carattere forte e indipendente, sono molto determinate e combattive. Posso assicurare che i pregiudizi su di loro sono infondati», conclude Luciano Messori.
Dagli economisti italo-russi facciamo un salto anagrafico di una generazione e passiamo a una giovane coppia italo-nigeriana.
ITALIA-NIGERIA. L'ambito è la scuola superiore Barozzi dove Andrea Raimondi, 20 anni, studente bomportese e appassionato di rap, ha conosciuto Idon. Quest'ultima è una 18enne di origini nigeriane. «Siamo fidanzati da più di un anno. Stiamo bene insieme, abbiamo gli stessi interessi e gusti musicali. Non considero Idon una straniera perché è nata e cresciuta a Modena, è di cultura italiana anche se ha la pelle scura», dice il giovane che insieme a altri coetanei italiani, tunisini e peruviani ha fondato .Asap., un collettivo rap che è un inno alla diversità. Idon e Andrea sono gli indicatori evidenti di una società che cambia: «A scuola non è infrequente incontrare altre coppie miste e non destano più alcun scalpore, qui a Modena non abbiamo mai subito episodi di razzismo». Anche in famiglia l'approvazione è stata unanime: «Mio fratello è fidanzato con una ragazza brasiliana quindi i miei genitori erano già abbastanza rodati», dice Andrea.
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FRANCISCO E DOINA. Incontriamo, infine, Francisco e Doina. Questa coppia rumeno-cubana è il prodotto diretto della società multietnica in cui viviamo e dei suoi infiniti e suggestivi incroci etnici e culturali. Quello di Francisco e Doina è un amore nato in una corsia d'ospedale. Francisco Fernandez Rodriguez ha 49 anni ed è originario di Santa Clara, Cuba. Emigrato in Italia nel 2000 per motivi di studio si laurea in scienze infermieristiche e oggi lavora presso l'ospedale Hesperia. Anche Doina, di origini rumene, fa l'infermiera. «Ci siamo conosciuti sul lavoro», ricorda il cubano che per amore ha aderito alla religione della moglie: il cristianesimo ortodosso. «Prima non avevo particolari credenze, a Cuba c'è l'ateismo di stato quindi non è stato difficile per me, una volta lasciata l'isola, avvicinarmi all'Ortodossia», racconta Francisco. Che cosa hanno in comune Cuba e la Romania? «Quasi niente – dice l'uomo – a parte il comunismo e la lingua di derivazione latina. Mangiano diversamente e hanno usanze differenti rispetto a noi cubani. Poi c'è il clima a cui è difficile abituarsi, in Romania fa molto freddo d'inverno, un problema non da poco per un cubano», dice Francisco.
La coppia ha due figlie. Due ragazze rumeno-cubane nate e cresciute a Modena. «Parlano tre lingue: rumeno, spagnolo e italiano. Un vantaggio importante in quanto a patrimonio culturale», osserva Francisco.
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