Festival Filosofia 2017: «Giorni di piazze piene di gente senza la paura»
di Andrea Marini
Per gli organizzatori grande entusiasmo per il tema e la sfida da vincere: difendere il cuore della kermesse
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ROMA. È intitolata alle “Arti” la diciassettesima edizione del Festival Filosofia, dal 15 al 17 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo, ricca di novità, ma nel segno della continuità, a cominciare dal nuovo direttore, Daniele Francesconi, che sostituisce Michelina Borsari, che passa a far parte del Comitato scientifico presieduto da Remo Bodei. Un festival abituato ai record, che quest’anno ha una sfida in più da vincere. Avere ancora le piazze gremite di persone, unite dalla voglia di interrogarsi sui temi proposti dai filosofi, in serenità e tranquillità senza subire alcun tipo di timore o paure che i recenti accadimenti, in Italia e in Europa, hanno inevitabilmente iniziato a far serpeggiare.
«Il nostro intento sarà proprio quello di mantenere lo spirito e il clima del festival intatto» auspica Daniele Francesconi. «Certo sarà nostro compito e dovere rispettare tutte le direttive ministeriali, della prefettura o della questura, che verranno indicate. - aggiunge - Ma il nostro intendimento è quello di far sì che resti inalterato il clima unico della nostra tre giorni che ha proprio nelle piazze gremite di gente il suo punto di forza». Un auspicio che arriva anche dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli, reduce dal successo, anche in tema di controlli e sicurezza, del concerto di Vasco Rossi. «Dovranno essere tre giorni e tre serate coinvolgenti per tutta la collettività nei tre comuni. In grado di regalare energia alla comunità e alle piazze. Tre giorni da vivere senza paure, nelle piazze con senso di appartenenza e con lo stimolo per il pensiero». Speranza che è anche di tipo economico, perché l’introduzione di transenne o eventuali controlli con steward o, peggio, metal detector comporterebbe l’aumento dei costi. Si vedrà cosa deciderà in merito il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico. L’impressione è che, comunque, prevarrà lo spirito pratico, tutto modenese: controlli sì, ma non invasivi. In modo da permettere a tutti di vivere in sicurezza e serenità un evento, che è di portata internazionale. Così come lo sono i suoi numeri.
Come ha ricordato il presidente del consiglio direttivo del Consorzio Anselmo Sovieni: «Con un budget di 800 mila euro, riusciamo a creare un indotto stimato in 3 milioni di euro. Con presenze di visitatori che l’anno scorso hanno superato le 200 mila persone, con l’aggiunta che queste persone, la cui età media è di 44 anni, molto giovanile, restano in media sul territorio 2,5 giorni. Giornate in cui, oltre a partecipare agli eventi del festival, girano e scoprono un territorio che ha tanto da offrire».
Un territorio che, mai come quest’anno troverà proprio nel tema scelto per la tre giorni dei filosofi un’occasione per mettere in evidenza le sue ricchezze e peculiarità. Si parlerà e rifletterà sul tema delle “Arti” da intendersi non come semplice opera dell’artista sia esso pittore, musicista o scultore, ma dell’arte della creatività dalla quale derivano la manualità e le tecniche che hanno permesso all’uomo, specie in un territorio come quello modenese, di manifestarsi attraverso oggetti “fatti d’arte” con la maestria che accomuna artisti e artigiani in tutti i settori produttivi, tecnologici ed artistici. Dalla maglieria e la moda di Carpi alla ceramicha di Sassuolo, ai motori a Modena, tanto per fare qualche esempio. Ma si indagherà anche il carattere artificiale della nostra stessa umanità in un’epoca in cui le biotecnologie permettono la manipolazione e riproduzione della vita. Un’epoca in cui anche noi stessi, complici i social network e l’ansia di apparire, finiamo per diventare artisti nel metterci in scena nella vita di tutti i giorni. La formula è quella vincente eredità di Michelina Borsari “mamma del festival” al neo direttore Daniele Francesconi che del festival , al quale lavora dal 1999, è invece un “figlio”. «Lavorerò nel segno della continuità – ha spiegato – continuando anche l’opera di “scouting” tra i nuovi filosofi, i nuovi maestri del pensiero nazionali e internazionali. Anche quest’anno abbiamo cercato il giusto mix. Venti i volti nuovi». Tra le storiche presenze: Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Roberto Esposito, Umberto Galimberti, Michela Marzano, Salvatore Natoli, Massimo Recalcati, Emanuele Severino. Nutrita la componente di filosofi stranieri: Agnès Giard, Nathalie Heinich, Gilles Lipovetsky, Marie José Mondzain, Jean-Luc Nancy, Georges Vigarello e Marc Augé; James Clifford, il britannico Daniel Miller, Deyan Sudijc, Rahel Jaeggi e lFrancisco Jarauta.
«Il nostro intento sarà proprio quello di mantenere lo spirito e il clima del festival intatto» auspica Daniele Francesconi. «Certo sarà nostro compito e dovere rispettare tutte le direttive ministeriali, della prefettura o della questura, che verranno indicate. - aggiunge - Ma il nostro intendimento è quello di far sì che resti inalterato il clima unico della nostra tre giorni che ha proprio nelle piazze gremite di gente il suo punto di forza». Un auspicio che arriva anche dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli, reduce dal successo, anche in tema di controlli e sicurezza, del concerto di Vasco Rossi. «Dovranno essere tre giorni e tre serate coinvolgenti per tutta la collettività nei tre comuni. In grado di regalare energia alla comunità e alle piazze. Tre giorni da vivere senza paure, nelle piazze con senso di appartenenza e con lo stimolo per il pensiero». Speranza che è anche di tipo economico, perché l’introduzione di transenne o eventuali controlli con steward o, peggio, metal detector comporterebbe l’aumento dei costi. Si vedrà cosa deciderà in merito il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico. L’impressione è che, comunque, prevarrà lo spirito pratico, tutto modenese: controlli sì, ma non invasivi. In modo da permettere a tutti di vivere in sicurezza e serenità un evento, che è di portata internazionale. Così come lo sono i suoi numeri.
Come ha ricordato il presidente del consiglio direttivo del Consorzio Anselmo Sovieni: «Con un budget di 800 mila euro, riusciamo a creare un indotto stimato in 3 milioni di euro. Con presenze di visitatori che l’anno scorso hanno superato le 200 mila persone, con l’aggiunta che queste persone, la cui età media è di 44 anni, molto giovanile, restano in media sul territorio 2,5 giorni. Giornate in cui, oltre a partecipare agli eventi del festival, girano e scoprono un territorio che ha tanto da offrire».
Un territorio che, mai come quest’anno troverà proprio nel tema scelto per la tre giorni dei filosofi un’occasione per mettere in evidenza le sue ricchezze e peculiarità. Si parlerà e rifletterà sul tema delle “Arti” da intendersi non come semplice opera dell’artista sia esso pittore, musicista o scultore, ma dell’arte della creatività dalla quale derivano la manualità e le tecniche che hanno permesso all’uomo, specie in un territorio come quello modenese, di manifestarsi attraverso oggetti “fatti d’arte” con la maestria che accomuna artisti e artigiani in tutti i settori produttivi, tecnologici ed artistici. Dalla maglieria e la moda di Carpi alla ceramicha di Sassuolo, ai motori a Modena, tanto per fare qualche esempio. Ma si indagherà anche il carattere artificiale della nostra stessa umanità in un’epoca in cui le biotecnologie permettono la manipolazione e riproduzione della vita. Un’epoca in cui anche noi stessi, complici i social network e l’ansia di apparire, finiamo per diventare artisti nel metterci in scena nella vita di tutti i giorni. La formula è quella vincente eredità di Michelina Borsari “mamma del festival” al neo direttore Daniele Francesconi che del festival , al quale lavora dal 1999, è invece un “figlio”. «Lavorerò nel segno della continuità – ha spiegato – continuando anche l’opera di “scouting” tra i nuovi filosofi, i nuovi maestri del pensiero nazionali e internazionali. Anche quest’anno abbiamo cercato il giusto mix. Venti i volti nuovi». Tra le storiche presenze: Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Roberto Esposito, Umberto Galimberti, Michela Marzano, Salvatore Natoli, Massimo Recalcati, Emanuele Severino. Nutrita la componente di filosofi stranieri: Agnès Giard, Nathalie Heinich, Gilles Lipovetsky, Marie José Mondzain, Jean-Luc Nancy, Georges Vigarello e Marc Augé; James Clifford, il britannico Daniel Miller, Deyan Sudijc, Rahel Jaeggi e lFrancisco Jarauta.
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