Sono tre gli indagati dell’incendio doloso al ristorante Mirella
PAVULLO. Tre indagati per l’incendio doloso che nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2016 devastò il ristorante pizzeria “Mirella” di Sant’Antonio. Tre persone della zona, che potrebbero aver agito...
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PAVULLO. Tre indagati per l’incendio doloso che nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2016 devastò il ristorante pizzeria “Mirella” di Sant’Antonio. Tre persone della zona, che potrebbero aver agito per un assurdo astio, per invidia.
È l’ipotesi cui stanno puntando le indagini dei carabinieri, d’intesa con la magistratura: incendio doloso aggravato dalla circostanza che sopra al locale abitano alcune famiglie. Questa l’accusa. Lo ha fatto sapere ieri l’avvocato Barbara Pini, anche a nome della famiglia, con un post pubblicato su facebook: «E quando leggi un atto processuale che ti svela ufficialmente i nomi degli indagati e quindi delle persone che sono accusate di avere incendiato il locale di tua mamma .... e dai un volto a tali “persone”: chi credo abbia pagato per farlo fare e chi credo abbia accettato di farlo.... ti viene naturale volere pubblicamente ringraziare tutti i Carabinieri che hanno svolto le indagini e tutte le persone che possono avere, in qualche modo, collaborato. Grazie a tutti», scrive l’avvocato.
L’atto cui si riferisce il legale, figlia della conosciuta Mirella Silvestrini, è in sostanza un avviso di garanzia, legato ad una operazione “irripetibile”, che dovrà essere svolta dai carabinieri del Ris su materiali sequestrati. Per rendere l’atto valido occorre informare gli indagati e le parti offese, che possono così nominare loro consulenti. Ed è in questa fase che sono apparsi i nomi di cui si vociferava da tempo: imprenditore ed esecutori materiali. Il tutto a partire dalle perizie effettuate sugli elementi raccolti dai carabinieri del Nucleo operativo che nei mesi scorsi avevano evidenziato la chiara presenza di acceleranti che hanno dato vigore al fuoco, sviluppatosi in pochissimi minuti. Il locale era stato chiuso verso l’1.30 e tutto era a posto, ma prima delle 3 c’era già un incendio. L’ingresso al civico 3 di via Savonarola fu distrutto. In un primo momento venne data la “colpa” a una tv, a un cortocircuito, ma l'apparecchio era recente e la spina non era bruciata. Da qui il sospetto del dolo assurdo ai danni della Silvestrini, ristoratrice con 26 anni di brillante attività.
È l’ipotesi cui stanno puntando le indagini dei carabinieri, d’intesa con la magistratura: incendio doloso aggravato dalla circostanza che sopra al locale abitano alcune famiglie. Questa l’accusa. Lo ha fatto sapere ieri l’avvocato Barbara Pini, anche a nome della famiglia, con un post pubblicato su facebook: «E quando leggi un atto processuale che ti svela ufficialmente i nomi degli indagati e quindi delle persone che sono accusate di avere incendiato il locale di tua mamma .... e dai un volto a tali “persone”: chi credo abbia pagato per farlo fare e chi credo abbia accettato di farlo.... ti viene naturale volere pubblicamente ringraziare tutti i Carabinieri che hanno svolto le indagini e tutte le persone che possono avere, in qualche modo, collaborato. Grazie a tutti», scrive l’avvocato.
L’atto cui si riferisce il legale, figlia della conosciuta Mirella Silvestrini, è in sostanza un avviso di garanzia, legato ad una operazione “irripetibile”, che dovrà essere svolta dai carabinieri del Ris su materiali sequestrati. Per rendere l’atto valido occorre informare gli indagati e le parti offese, che possono così nominare loro consulenti. Ed è in questa fase che sono apparsi i nomi di cui si vociferava da tempo: imprenditore ed esecutori materiali. Il tutto a partire dalle perizie effettuate sugli elementi raccolti dai carabinieri del Nucleo operativo che nei mesi scorsi avevano evidenziato la chiara presenza di acceleranti che hanno dato vigore al fuoco, sviluppatosi in pochissimi minuti. Il locale era stato chiuso verso l’1.30 e tutto era a posto, ma prima delle 3 c’era già un incendio. L’ingresso al civico 3 di via Savonarola fu distrutto. In un primo momento venne data la “colpa” a una tv, a un cortocircuito, ma l'apparecchio era recente e la spina non era bruciata. Da qui il sospetto del dolo assurdo ai danni della Silvestrini, ristoratrice con 26 anni di brillante attività.
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