Spacciatori già in strada: il quartiere è sotto scacco
di Carlo Gregori
Poche ore dopo la mobilitazione, le panchine della strada e il Parco XXII Aprile sono di nuovo sotto il controllo di bande di africani. Nuovi blitz della polizia
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“Hey, capo vieni qui!” “Amico, vuoi?” Due giorni dopo la protesta di chi li vuole cacciare, tutti i soldati e i caporali della brigata degli spacciatori sono tornati alle loro postazioni e si fanno in quattro per proporsi. Non si è ancora spenta l'eco della manifestazione di strada di viale Gramsci e tutto è tornato come prima. Per loro, gli spacciatori che tengono in pugno il mercato del “fumo” e sotto scacco un intero quartiere – la Sacca – è stata la seccatura di una serata di lavoro persa.
I CICLISTI. La loro piazza forte resta il Parco XXII Aprile. Un nome che a loro non dice nulla e che anche ai modenesi dice poco dato che la Liberazione per tanti è un ricordo lontano mentre la liberazione da questi spacciatori è ancora più lontana nel futuro. Basta voltare a destra alla rotatoria del Canaletto e girare dopo la banca che subito accorrono in bici. Ne arrivano due o tre alla volta. Giovanissimi, tutti dai 15 ai 18 anni massimo, tutti africani. Sono finiti i tempi dei pusher tunisini sul Canaletto: sono stati cacciati.
I giovani africani arrivano a coppie e poi si mettono infila. Prima uno butta lì qualche parola. Poi l'altro si avvicina e propone. Lo sguardo è sempre fortemente aggressivo, suscita preoccupazione: è una tattica per tenere alla larga i curiosi selezionando solo chi ha bisogno di “fumo” e di “roba”.
I CAPI. Mentre i “ciclisti” battono il marciapiede di via Due Canali, dal distributore automatico di acqua fino alla fermata del bus della banca, i loro compari stano seduti a gruppi sulle panchine che si affacciano su quel punto finale del parco, pronti a intervenire in caso di guai. Questa è la loro base e lo è da anni. A qualsiasi ora. Si dice che spaccino “H24”. Sicuramente ci sono fino a tarda ora. Alle 10 vedi già i primi montare la guardia e, col passare delle ore, il traffico di panchinari che vanno e vengono si infittisce, mentre i ciclisti e i ragazzi che fingono di aspettare l'autobus restano più o meno entro la decina.
LE PANCHINE. I loro capi sono africani adulti. Sono quelli che si trovano sulle prime panchine di viale Gramsci dove c'era il sottopassaggio. Gente di 30 o 40 anni che passa ore a osservare cosa succede. Spacciatori fotografati ed esposti in foto attaccate ai pali. Solo ieri mattina verso le 12 quattro panchine erano occupate da loro.
Oggi sono nigeriani e ghanesi a detenere il controllo dello spaccio di strada: tanto hascisc, cocaina e un po' di eroina. Si stano espandendo. O almeno ci hanno provato nei mesi scorsi. Si erano spinti fino a viale Crispi ma le forze dell'ordine li hanno fermati e poi si sono insediati sule panchine dei Giardini Estensi dietro l'ingresso di corso Vittorio Emanuele II. Ieri si è visto uno di loro, uno delle famose foto, che girava in quella zona guardandosi attorno ma i suoi “ragazzi” non c'erano.
COME PRIMA. La manifestazione di una strada e di un pezzo di quartiere che cerca di riappropriarsi della zona strappandola al crimine e renderla più vivibile li lascia indifferenti. Ieri alle 12 questo traffico di spacciatori che abbiamo appena descritto era appena iniziato. Il pieno sviluppo lo raggiunge verso il tramonto, quando il traffico di pedoni attorno alla rotatoria aumenta, considerando anche chi va e viene dal supermercato. Più passaggio, più clienti, minore visibilità. Dietro, in via Attiraglio non c'è più niente: tre prostitute fisse stanno sedute per ore sui fittoni vicini alla Croce Rossa.
IL DISAGIO. «È tutto concentrato nel parco il traffico degli spacciatori – spiega un residente - lo sanno anche i muri. E' il parco il problema. Almeno finché sarà in mano loro. Per il resto c'è il negozio etnico più avanti. Ma lì si tratta di assembramenti, di confusione, di gente che orina in strada. È diverso. Qui vendono droga a ogni ora».
I CONTROLLI? CI SONO. Già, c’è anche il negozio etnico con le sue frequentazioni. Proprio ieri pomeriggio, dopo alcuni passaggi lungo viale Gramsci, agenti in borghese hanno controllato i clienti del negozio. Uno di loro è stato portato in questura per accertamenti. È un primo segnale che segue i pattugliamenti notturni. L’aria sta cambiando.
DA DOVE VENGONO? «Ma da dove vengono? - chiede un negoziante – c'è qualcuno che li controlla? Come sono qui a Modena? Di cosa vivono oltre alla droga? Possibile che non si possa intervenire? Ma come si fa ad avere un parco così?» Quando si spiega che oggi (per chi legge) si terrà una riunione in prefettura proprio in conseguenza della manifestazione serale dei residenti, cala un silenzio scettico. «Diranno che faranno più controlli. Vedremo se ci saranno risultati. E in ogni caso le leggi sono sbagliate, vanno rifatte».
OCCHI DI ODIO. Passano alcuni immigrati adulti che poco prima erano seduti sulle panchine. Fissano forse presagendo che si parla di loro. «Avete visto come ci guardano? Anche quei ragazzi – spiega un residente – hanno tutti quegli occhi pieni di odio. Pieni di odio», ripete.
I CICLISTI. La loro piazza forte resta il Parco XXII Aprile. Un nome che a loro non dice nulla e che anche ai modenesi dice poco dato che la Liberazione per tanti è un ricordo lontano mentre la liberazione da questi spacciatori è ancora più lontana nel futuro. Basta voltare a destra alla rotatoria del Canaletto e girare dopo la banca che subito accorrono in bici. Ne arrivano due o tre alla volta. Giovanissimi, tutti dai 15 ai 18 anni massimo, tutti africani. Sono finiti i tempi dei pusher tunisini sul Canaletto: sono stati cacciati.
I giovani africani arrivano a coppie e poi si mettono infila. Prima uno butta lì qualche parola. Poi l'altro si avvicina e propone. Lo sguardo è sempre fortemente aggressivo, suscita preoccupazione: è una tattica per tenere alla larga i curiosi selezionando solo chi ha bisogno di “fumo” e di “roba”.
I CAPI. Mentre i “ciclisti” battono il marciapiede di via Due Canali, dal distributore automatico di acqua fino alla fermata del bus della banca, i loro compari stano seduti a gruppi sulle panchine che si affacciano su quel punto finale del parco, pronti a intervenire in caso di guai. Questa è la loro base e lo è da anni. A qualsiasi ora. Si dice che spaccino “H24”. Sicuramente ci sono fino a tarda ora. Alle 10 vedi già i primi montare la guardia e, col passare delle ore, il traffico di panchinari che vanno e vengono si infittisce, mentre i ciclisti e i ragazzi che fingono di aspettare l'autobus restano più o meno entro la decina.
LE PANCHINE. I loro capi sono africani adulti. Sono quelli che si trovano sulle prime panchine di viale Gramsci dove c'era il sottopassaggio. Gente di 30 o 40 anni che passa ore a osservare cosa succede. Spacciatori fotografati ed esposti in foto attaccate ai pali. Solo ieri mattina verso le 12 quattro panchine erano occupate da loro.
Oggi sono nigeriani e ghanesi a detenere il controllo dello spaccio di strada: tanto hascisc, cocaina e un po' di eroina. Si stano espandendo. O almeno ci hanno provato nei mesi scorsi. Si erano spinti fino a viale Crispi ma le forze dell'ordine li hanno fermati e poi si sono insediati sule panchine dei Giardini Estensi dietro l'ingresso di corso Vittorio Emanuele II. Ieri si è visto uno di loro, uno delle famose foto, che girava in quella zona guardandosi attorno ma i suoi “ragazzi” non c'erano.
COME PRIMA. La manifestazione di una strada e di un pezzo di quartiere che cerca di riappropriarsi della zona strappandola al crimine e renderla più vivibile li lascia indifferenti. Ieri alle 12 questo traffico di spacciatori che abbiamo appena descritto era appena iniziato. Il pieno sviluppo lo raggiunge verso il tramonto, quando il traffico di pedoni attorno alla rotatoria aumenta, considerando anche chi va e viene dal supermercato. Più passaggio, più clienti, minore visibilità. Dietro, in via Attiraglio non c'è più niente: tre prostitute fisse stanno sedute per ore sui fittoni vicini alla Croce Rossa.
IL DISAGIO. «È tutto concentrato nel parco il traffico degli spacciatori – spiega un residente - lo sanno anche i muri. E' il parco il problema. Almeno finché sarà in mano loro. Per il resto c'è il negozio etnico più avanti. Ma lì si tratta di assembramenti, di confusione, di gente che orina in strada. È diverso. Qui vendono droga a ogni ora».
I CONTROLLI? CI SONO. Già, c’è anche il negozio etnico con le sue frequentazioni. Proprio ieri pomeriggio, dopo alcuni passaggi lungo viale Gramsci, agenti in borghese hanno controllato i clienti del negozio. Uno di loro è stato portato in questura per accertamenti. È un primo segnale che segue i pattugliamenti notturni. L’aria sta cambiando.
DA DOVE VENGONO? «Ma da dove vengono? - chiede un negoziante – c'è qualcuno che li controlla? Come sono qui a Modena? Di cosa vivono oltre alla droga? Possibile che non si possa intervenire? Ma come si fa ad avere un parco così?» Quando si spiega che oggi (per chi legge) si terrà una riunione in prefettura proprio in conseguenza della manifestazione serale dei residenti, cala un silenzio scettico. «Diranno che faranno più controlli. Vedremo se ci saranno risultati. E in ogni caso le leggi sono sbagliate, vanno rifatte».
OCCHI DI ODIO. Passano alcuni immigrati adulti che poco prima erano seduti sulle panchine. Fissano forse presagendo che si parla di loro. «Avete visto come ci guardano? Anche quei ragazzi – spiega un residente – hanno tutti quegli occhi pieni di odio. Pieni di odio», ripete.
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