Festival filosofia sulle arti: Tra arte e tecnologia, ricerca della vita migliore
Michelina Borsari e Remo Bodei del comitato scientifico interpretano il tema «Fare e costruire con talento, tecniche per arrivare a realizzare se stessi»
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«Un festival che sarà bello e che ci permetterà di capire perchè l’uomo attraverso le arti finisce con il costruire sè stesso». Parole di Michelina Borsari, “madrina” del festival filosofia, il primo di cui non sarà direttrice ma, come dice lei, lo seguirà da un ruolo diverso, quello di membro del comitato scientifico «Sono norata e felice di tenera a battesimo la nuova squadra guidata da Daniele Francesconi» A lei e a Remo Bodei abbiamo chiesto di sviscerare i temi, i filoni da seguire per comprendere il tema delle “Arti”.
Una creatività, come hanno illustrato sia Bodei che la Borsari, da intendersi sempre nel suo senso più lato e partendo dalla parola greca téchne, che vuol dire arte, saper fare, andando dal creare di chi diventa madre all'opera dell'artista di genio, passando per l'artigianato e nell'evoluzione dall'uso della mano all'uso dello strumento e della macchina (tema quindi anche il lavoro dalla schiavitù all'epoca dei robot), sino all'arte che pare definirsi nel suo esporsi, puntando sull'apparire, la bellezza, l'estetica (dalla cosmesi al packaging, dalla moda al design, dalla fisica e la biologia all'arte moderna), solo per dare come esempio alcune linee di riferimento, cui si lega per contrasto Adorno con la sua estetica del brutto.
«E’ un tema che va affrontato con uno sguardo strabico - spiega Borsari - Nasce dal presente, dal rendersi conto di come guardandoci attorno si scopre che si cercano solo dei talenti. Tutto deve essere creativo: il lavoro, le imprese, come se il fatto artistico e creativo fossero la strategia che ognuno deve dare alle propria vita. Basta per fare un festival? No. Serve l’altro occhio, che guarda tutto attorno, in modo più denso, che ci permette di comprendere come l’arte è anche tecnologia. Devono andare di pari passo. Ci stupiremmo di meno quindi se negli oggetti tecnologici vediamo sempre più incorporati degli elementi estetici. Credo che dopo questo passaggio attraverso i temi del lavoro, il tema della tecnica dell’artificiale comprenderemo di più che l’uomo attraverso le tecniche costruisce se stesso. Siamo noi stessi l’oggetto del nostro fare. E credo che dietro tutta questa domanda di arte, arte, arte ci sia un di più; che va al di là dei nuovi dispositivi: una richiesta di una vita più bella».
Remo Bodei, presidente del comitato scientifico del festival, nonché storico protagonista delle lezioni magistrali, evidenzia che quest’anno il fesival avrà il 40% di filosofi nuovi, «a conferma che c’è sempre bisogno di sangue nuovo, di circolazione del pensiero con nuove visioni».
Quanto al tema «Non ci sofferemremo solo sulle arti belle - spiega Bodei - ma anche e soprattutto quelle che un tempo venivano spregiativamente definite arti meccaniche: la mano, il lavoro, l’artigianato, l’arte per costruire l’artista e noi stessi. Si andrà dalla creazione divina a quella di un figlio, fino ai surrogati come le bambole gonfiabili,surrogati dell’umanità. Sino ad arrivare ai musei, i luoghi dove l’arte viene presentata, ma anche attraverso la moda, la produzione della bellezza. L’estetizzazione del mondo è un’immagine a tutto campo articolata in tante sfaccettature» (and.mar.)
Una creatività, come hanno illustrato sia Bodei che la Borsari, da intendersi sempre nel suo senso più lato e partendo dalla parola greca téchne, che vuol dire arte, saper fare, andando dal creare di chi diventa madre all'opera dell'artista di genio, passando per l'artigianato e nell'evoluzione dall'uso della mano all'uso dello strumento e della macchina (tema quindi anche il lavoro dalla schiavitù all'epoca dei robot), sino all'arte che pare definirsi nel suo esporsi, puntando sull'apparire, la bellezza, l'estetica (dalla cosmesi al packaging, dalla moda al design, dalla fisica e la biologia all'arte moderna), solo per dare come esempio alcune linee di riferimento, cui si lega per contrasto Adorno con la sua estetica del brutto.
«E’ un tema che va affrontato con uno sguardo strabico - spiega Borsari - Nasce dal presente, dal rendersi conto di come guardandoci attorno si scopre che si cercano solo dei talenti. Tutto deve essere creativo: il lavoro, le imprese, come se il fatto artistico e creativo fossero la strategia che ognuno deve dare alle propria vita. Basta per fare un festival? No. Serve l’altro occhio, che guarda tutto attorno, in modo più denso, che ci permette di comprendere come l’arte è anche tecnologia. Devono andare di pari passo. Ci stupiremmo di meno quindi se negli oggetti tecnologici vediamo sempre più incorporati degli elementi estetici. Credo che dopo questo passaggio attraverso i temi del lavoro, il tema della tecnica dell’artificiale comprenderemo di più che l’uomo attraverso le tecniche costruisce se stesso. Siamo noi stessi l’oggetto del nostro fare. E credo che dietro tutta questa domanda di arte, arte, arte ci sia un di più; che va al di là dei nuovi dispositivi: una richiesta di una vita più bella».
Remo Bodei, presidente del comitato scientifico del festival, nonché storico protagonista delle lezioni magistrali, evidenzia che quest’anno il fesival avrà il 40% di filosofi nuovi, «a conferma che c’è sempre bisogno di sangue nuovo, di circolazione del pensiero con nuove visioni».
Quanto al tema «Non ci sofferemremo solo sulle arti belle - spiega Bodei - ma anche e soprattutto quelle che un tempo venivano spregiativamente definite arti meccaniche: la mano, il lavoro, l’artigianato, l’arte per costruire l’artista e noi stessi. Si andrà dalla creazione divina a quella di un figlio, fino ai surrogati come le bambole gonfiabili,surrogati dell’umanità. Sino ad arrivare ai musei, i luoghi dove l’arte viene presentata, ma anche attraverso la moda, la produzione della bellezza. L’estetizzazione del mondo è un’immagine a tutto campo articolata in tante sfaccettature» (and.mar.)
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