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Una maxi stalla tra i turisti Casa Matteazzi si ribella

di Daniele Montanari
Una maxi stalla tra i turisti Casa Matteazzi si ribella

Polinago. Norme vaghe, nasce edificio di 105 metri tra abitazioni e casa di riposo  Ma la gente non ci sta: «Assurdo, vado ad abitare via». Il sindaco: «Se possono...»

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POLINAGO. Uno stallone da 200 mucche in una zona panoramica di “rilevante interesse paesaggistico” che negli ultimi anni ha visto, in controtendenza in Appennino, un incremento di famiglie con bambini che l'hanno scelta per la sua bellezza e comodità (a 20 minuti da Sassuolo).

È vibrante protesta a Casa Matteazzi per il progetto di un maxi stallone da realizzarsi nel campo da 22 ettari ai lati di via Banzola. Si teme un altro caso Castagneto (Pavullo), dove da anni un'azienda agricola è al centro di forti lamentele per spandimenti e cattivi odori.

Un incubo che qui si vorrebbe scongiurare, data anche la presenza di una casa di riposo a meno di 200 metri e, ancora più vicina, di un’abitazione appena acquistata per essere trasformata in centro benessere.

Senza parlare delle due case subito a fianco, che si troverebbero il perimetro dello stallone (le mucche andrebbero al pascolo) a 25-30 metri. E del laghetto vicino al quale verrebbero fatte le vasche di stoccaggio liquami. Il progetto è stato presentato in Comune e all'ufficio Suap di Pavullo dall'Azienda Agricola Baroni Patrizia di Prignano, e parla di un fabbricato di 105 per 35 metri (più grande dei capannoni di Talbignano) per 191 capi con rimonta del 25%. Con questo profilo si tratterebbe di un’industria insalubre di prima classe, che secondo quanto stabilito dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie (Tuls) richiederebbe la collocazione in zona isolata.

Ma il Comune di Polinago non ha un Regolamento di Igiene pubblica che definisca le distanze dalle industrie insalubri, e né Psc né Rue danno indicazioni. Anzi, di per sé il Rue consente edificazioni anche a 10 metri. Di qui la chiamata in causa del sindaco Gian Domenico Tomei (quale massima autorità sanitaria comunale) per chiedergli o di stoppare il progetto o di ridimensionarlo, visto che questa attività intensiva è estranea alla tradizione del territorio e ha minime ricadute occupazionali (2-3 operatori).

«Io ho comprato casa nel 2010 e sto ancora pagando il mutuo – sottolinea Luca Beccari – se fanno una cosa così me ne vado coi miei tre bimbi. La mia casa perderà il 30-40% di valore, ma sarà difficile lo stesso trovare chi compra. Io non capisco: questa è una frazioncina stupenda, che interessa a livello residenziale e invece di tutelarla ci fanno un maxi stallone?».

Sul caso la capogruppo di opposizione Simona Magnani ha presentato un'interrogazione: «Casa Matteazzi stava risorgendo, un progetto così l'affossa – dice – senza peraltro portare alcun beneficio al territorio».

«Lo so anch'io che è un progetto fuori contesto – ribatte Tomei – anche per le ricadute sulla viabilità, ma bisogna verificare coi tecnici se i richiedenti hanno maturato diritti, perché le regole devono valere per tutti».

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