I ladri patteggiano ma il loro “tesoro” è ancora in caserma
Processata la banda che ha imperversato a Pavullo e Serra Mai reclamato parte del bottino dei tanti furti in abitazione
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PAVULLO. Hanno tutti patteggiato i sei albanesi arrestati a novembre dai carabinieri di Pavullo, quando con una brillante (e pericolosa) operazione misero fine all’escalation di furti in appartamento che aveva segnato l’autunno in Appennino, in particolare tra Pavullo e Serra. La banda poi si godeva i colpi facendo vita di lusso al residence “Leon d'Oro” di Sassuolo.
E così ieri, su richiesta del pm Claudia Natalini, sono stati condannati a 1 anno e 10 mesi di carcere il 28enne Rudenc Laska, il 27enne Nedian Bajrami, il 24enne Gentian Zenuni (che si nascondeva dietro l’alias Gentian Dodaj) e il 40enne Edmir Kola. Condanna invece a 2 anni per il 23enne Alberto Gjokaj (quello che era già stato espulso da mesi ma si trovava ancora tranquillamente in Italia) e un sesto uomo. A loro sono stati ascritti i colpi che più hanno ferito la montagna, ma anche altri a Modena e persino uno a Reggio. Ma non si esclude che la banda, ad altissimo tasso operativo, possa aver fatto anche altre scorribande.
Tutto è finito per “colpa” di un controllo straordinario disposto venerdì 25 novembre dal capitano Nicola Puccinelli all’altezza della Gold Art per monitorare tutti i veicoli in uscita da Pavullo dopo i tre nuovi furti commessi in paese tra le 18.30 e le 20: da tre abitazioni erano stati asportati vari gioielli, tra cui un orologio Bulgari da 2.500 euro e un borsello nero No Limits poi rinvenuti proprio in una camera del Leon d’Oro. Da un’auto, prima del fermo, si gettano fuori tutti gli occupanti, scappando via. Già due volte nei giorni precedenti erano riusciti a farla franca così, sfuggendo ai carabinieri per un soffio. Stavolta l’autista ci rimane: viene bloccato e arrestato perché oppone resistenza a pubblico ufficiale. Scatta una battuta con dieci militari che raccolgono tracce degli altri e durante la notte, anche grazie al controllo del cellulare dell’arrestato e altre verifiche telefoniche incrociate, si chiude il cerchio individuando il suo domicilio, come quello degli altri cinque, al Leon d’Oro. I carabinieri aspettano che si addormentino e poi alle 5.30 scatta il blitz.
Il primo colpo appenninico ascritto alla banda è quello del 21 ottobre: è stato Kola, assieme ad altri due, a effettuare a Pavullo l’inspiegabile furto di quella vecchia Audi A4, che serviva per copertura in altri colpi. E sempre lui (con altri due) dopo in colpo a Reggio i 12 novembre è tornato a Pavullo il 14 per fare razzia di gioielli, orologi e contanti in due appartamenti di via Parini. Ma prima, il 7 novembre, assieme a Bajrami e Zenuni ha fatto tappa a Serra per il furto choc a Ligorzano ai danni della villa di Armando Laschi, presidente della Scuderia Ferrari Club di Modena, con un bottino da lui quantificato sui 100mila euro, tra un Rolex, altri gioielli, blocchetto assegni e bancomat. Ma il gruppo è calato anche a Modena per un altro furto in abitazione il 23 novembre. E sempre in città a Zenuni è stato ricondotto anche un colpo del dicembre 2015 (furto di contanti e di un orecchino a una signora) grazie ad accertamenti dattiloscopici. A conferma di come la banda conoscesse da tempo il territorio. Parte della refurtiva è ancora da assegnare ai proprietari: di qui il rinnovato invito dell’Arma a farsi avanti per eventuali riconoscimenti di oro, penne di lusso, orologi. Basterà presentarsi con la denuncia del furto subito.(dm)
E così ieri, su richiesta del pm Claudia Natalini, sono stati condannati a 1 anno e 10 mesi di carcere il 28enne Rudenc Laska, il 27enne Nedian Bajrami, il 24enne Gentian Zenuni (che si nascondeva dietro l’alias Gentian Dodaj) e il 40enne Edmir Kola. Condanna invece a 2 anni per il 23enne Alberto Gjokaj (quello che era già stato espulso da mesi ma si trovava ancora tranquillamente in Italia) e un sesto uomo. A loro sono stati ascritti i colpi che più hanno ferito la montagna, ma anche altri a Modena e persino uno a Reggio. Ma non si esclude che la banda, ad altissimo tasso operativo, possa aver fatto anche altre scorribande.
Tutto è finito per “colpa” di un controllo straordinario disposto venerdì 25 novembre dal capitano Nicola Puccinelli all’altezza della Gold Art per monitorare tutti i veicoli in uscita da Pavullo dopo i tre nuovi furti commessi in paese tra le 18.30 e le 20: da tre abitazioni erano stati asportati vari gioielli, tra cui un orologio Bulgari da 2.500 euro e un borsello nero No Limits poi rinvenuti proprio in una camera del Leon d’Oro. Da un’auto, prima del fermo, si gettano fuori tutti gli occupanti, scappando via. Già due volte nei giorni precedenti erano riusciti a farla franca così, sfuggendo ai carabinieri per un soffio. Stavolta l’autista ci rimane: viene bloccato e arrestato perché oppone resistenza a pubblico ufficiale. Scatta una battuta con dieci militari che raccolgono tracce degli altri e durante la notte, anche grazie al controllo del cellulare dell’arrestato e altre verifiche telefoniche incrociate, si chiude il cerchio individuando il suo domicilio, come quello degli altri cinque, al Leon d’Oro. I carabinieri aspettano che si addormentino e poi alle 5.30 scatta il blitz.
Il primo colpo appenninico ascritto alla banda è quello del 21 ottobre: è stato Kola, assieme ad altri due, a effettuare a Pavullo l’inspiegabile furto di quella vecchia Audi A4, che serviva per copertura in altri colpi. E sempre lui (con altri due) dopo in colpo a Reggio i 12 novembre è tornato a Pavullo il 14 per fare razzia di gioielli, orologi e contanti in due appartamenti di via Parini. Ma prima, il 7 novembre, assieme a Bajrami e Zenuni ha fatto tappa a Serra per il furto choc a Ligorzano ai danni della villa di Armando Laschi, presidente della Scuderia Ferrari Club di Modena, con un bottino da lui quantificato sui 100mila euro, tra un Rolex, altri gioielli, blocchetto assegni e bancomat. Ma il gruppo è calato anche a Modena per un altro furto in abitazione il 23 novembre. E sempre in città a Zenuni è stato ricondotto anche un colpo del dicembre 2015 (furto di contanti e di un orecchino a una signora) grazie ad accertamenti dattiloscopici. A conferma di come la banda conoscesse da tempo il territorio. Parte della refurtiva è ancora da assegnare ai proprietari: di qui il rinnovato invito dell’Arma a farsi avanti per eventuali riconoscimenti di oro, penne di lusso, orologi. Basterà presentarsi con la denuncia del furto subito.(dm)
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