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Profughi a Modena: adesso caccia a capannoni per gli arrivi dell’ultima ora

di Stefano Totaro
Profughi a Modena: adesso caccia a capannoni per gli arrivi dell’ultima ora

Si cercano ostelli, palestre, strutture demaniali, di privati o di parrocchie Paba: «Il modello dell’accoglienza diffusa non si tocca, ma siamo in emergenza»

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MODENA. Profughi, il modello della distribuzione diffusa non si tocca, ma di fronte ad emergenze, ad arrivi improvvisi bisogna essere coperti, avere e poter contare su strutture che li possano contenere nell’immediato.

Ostelli, palestre, spazi di parrocchie, capannoni piccoli e grandi, strutture di privati ora servono , vanno cercati e messi a disposizione. Il prefetto Maria Patrizia Paba ha convocato ieri in prefettura i rappresentanti dei sindaci per fare il punto sull’accoglienza, illustrando loro anche questa esigenza.

«Stiamo ancora puntando all’accoglienza diffusa - spiega il prefetto - l’appello ai sindaci è proprio questo, ovvero di riuscire tutti a trovare delle soluzioni che consentano di continuare in questo modello. Insieme a queste soluzioni evidentemente c’è, laddove non vengano trovate in misura sufficiente, l’idea di trovare delle piccole realtà che possano assorbire l’urgenza. Non parliamo di grandi capannoni industriali, non parliamo di in realtà di mega concentrazioni o di concentrazioni eccessive. Parliamo di piccole strutture per ogni unione che possano riuscire ad assorbire laddove non si trovino già sul territorio delle soluzioni la possibilità di alloggiare i profughi, laddove non ci sia un preavviso sufficiente. Le presenze in seguito verranno poi ridistribuite in alloggi, per l’accoglienza».

«Bisogna considerare anche questo fattore: abbiamo fatto il punto della situazione mercoledì in prefettura di Bologna anche con la partecipazione della Regione e dell’Anci. Ebbene la provincia di Modena ha ancora dei numeri da dover colmare per quanto riguarda l’accoglienza. Le strutture? Possono essere demaniali - riferisce il prefetto - possono essere strutture di privati, strutture delle parrocchie: strutture per le quali ho chiesto la collaborazione da parte dei presidenti delle unioni dei Comuni per poter riuscire a trovare soluzioni compatibili con il territorio anche in questi casi in cui ci si trova nella necessità di assorbire l’emergenza. Non saranno gruppi grandi ma piccoli nuclei. I nuovi arrivi? Non abbiamo delle previsioni immediate, non abbiamo previsioni complessive, dobbiamo ridistribuire nella provincia quelli che sono arrivati e i prossimo verranno ridistribuiti».

E la montagna cosa dice? Leandro Bonucchi: «Un po’ come tutti i territori abbiamo dei numeri negativi, dovremmo ospitare ancora circa 40 persone. È chiaro che noi viviamo adesso un momento di difficoltà perché siamo in un periodo turistico e siamo ancor più in difficoltà a reperire strutture perché gli operatori turistici sono improntati su quello che è la ricettività, l’attrattiva turistica dei luoghi e del territorio. È manifesta anche di fatto una sorta di forma di intolleranza da parte dei privati perché tuttora chiediamo la disponibilità degli immobili. Anche i privati che hanno seconde case in alcuni casi preferiscono tenere vuote o chiuse. Spaventa l’argomento, magari qualcuno è più sensibile, qualcun’altro no, però comunque teniamo presente che in Appennino i numeri sono comunque più piccoli rispetto al resto delle città. Noi vogliamo fare la nostra parte, ci stiamo impegnando fra le varie difficoltà. Strutture pubbliche non ne abbiamo. se ci sono non è possibile utilizzarle causa inagibilità”.

Per l’Area Nord Luca Prandini: «nei nostri nove Comuni del cratere, è molto difficile reperire le strutture che ci ha illustrato il prefetto tipo ostelli, centri sportivi o strutture similari. Perché quelle che c’erano non ci sono più. Noi cerchiamo di reperire alloggi, in modo da collaborare con tutto il territorio nella ridistribuzione e faremo sicuramente la nostra parte, a fianco dei gestori che si occupano dell’accoglienza e che, loro tessi, si stano dando da fare per trovare ulteriori sistemazioni. Ma sul nostro territorio, vogliamo ricordare, abbiamo ancora terremotati che cercano alloggi».

Questo aspetto è sottolineato anche da Paola Guerzoni, Terre d’Argile: «È necessario che ci siano regole ben precise tra prefettura e istituzioni perché sul territorio abbiamo già delle emergenze e delle tensioni dovute al post terremoto» E il distretto ceramico? Era presente all’incontro Claudio Pistoni: da lui solo un “no comment”.
 

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