le passate vicissitudini del locale, ora circolo
Da Perrone “O pazz” ai blitz per le licenze
Il vicinato ieri mattina sembrava non fosse tanto sorpreso da quello che era accaduto di notte. «Siamo abituati al via vai - dicono alcuni residenti nelle vicinanze proprio del Big Bijou - Vediamo le...
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Il vicinato ieri mattina sembrava non fosse tanto sorpreso da quello che era accaduto di notte. «Siamo abituati al via vai - dicono alcuni residenti nelle vicinanze proprio del Big Bijou - Vediamo le ragazze che arrivano, entrano per pi andarsi a cambiare per fare il loro lavoro poi alla spicciolata arrivano i clienti. E’ così da tempo. A volte c’è un po di vociare, ma tempo fa era molto peggio, facemmo anche delle petizioni perché c'era troppa confusione in zona e non ci sentivamo sicuri». Non tutti hanno sentito gli spari, chi li ha uditi si è svegliato di soprassalto e ha visto i lampeggianti della polizia in strada. Il Big Bijou è un locale noto in città e noto anche alle cronache. Nelle sue passate gestioni e proprietà ha avito parecchie vicissitudini. Il locale, ed erano i tempi in cui imperversava il Clan dei Casalesi, (si va indietro di una decina d’anni e passa) era finito nel mirino di Alfonso Perrone detto “O’ pazz” il quale venne accusato di taglieggiare e minacciare gli allora gestori stranieri del locale, da cui estorceva mensilmente denaro. Poi da tempo ci sono state altre gestioni, altri soci, italiani questa volta, del night club che, allo stato attuale, è un club, un circolo a cui accedono solo i soci che hanno sottoscritto e pagato una tessera. Ma i guai del Big Bijou non erano finiti. Nel marzo del 2015 la Commissione provinciale sui locali di pubblico spettacolo si riunì in prefettura e dispose la revoca dell'agibilità dei locali per l'utilizzo come night club al Big Bijou. Tutto nacque da un controllo effettuato dai carabinieri che, dopo aver passato al setaccio carte, autorizzazioni e ascoltato le varie versioni dei gestori, riscontrarono alcune irregolarità. Come verificato successivamente dal Comune di Modena, infatti, l'attività di intrattenimento e di somministrazione di alimenti e bevande era svolta in assenza di titoli abilitativi. Non c’erano le licenze.
Ora il locale è in regola.
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