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I green days di Giuliano Pederzini: Dalla corte a via Farini In piedi alle 5, da 50 anni

I green days di Giuliano Pederzini: Dalla corte a via Farini In piedi alle 5, da 50 anni

La campagna di Nonantola, dove la macellazione del maiale era una festa Il Caffè in pieno centro: “Mai bello come il giorno in cui mi sono sposato”

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La campagna di Nonantola «era bellissima, si respirava libertà» ricorda Giuliano Pederzini, classe 1952, che da undici anni gestisce il Caffé Farini in via Farini, a due passi dalla Ghirlandina. Lui a Nonantola ci è nato e ci ha vissuto per qualche anno, prima che i suoi genitori si spostassero a Modena.

Il 1952 è l’anno in cui la regina Elisabetta II prende il posto del padre sul trono del Regno Unito, Rocky Marciano diventa campione del mondo dei pesi massimi, la Rai inizia le sue trasmissioni in via sperimentale, a Milano viene posizionata la prima cabina telefonica, ma la vita, lì a Nonantola è fatta di sudore, campi e fatica.

«Ho trascorso i primi anni in corte - dice Giuliano - vivevo la giornata come fanno i bambini, seguendo i grandi, imparando, curiosando, combinando guai. Si stava bene, io stavo bene. Certo, era faticoso, ce n’era tanto da lavorare, noi compravamo solo olio, pane e sale. Tutto il resto arrivava dalla terra e dalle bestie».

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«Non ho mai amato la scuola, nemmeno all’asilo - racconta Pederzini - Non ho bei ricordi, anzi non ne ho. So che per me era una punizione dover stare chiuso in classe e anche studiare, diciamolo, non è che mi piacesse tanto. Fuori c’era la polvere, la terra, i campi, il fieno, il fienile da cui saltare - e sono riuscito pure ad andare in coma due giorni una volta, che son caduto male e ho battuto la testa - e il trattore e c’erano gli animali che erano tutti miei amici ma era naturale anche che poi venissero macellati. Anzi, quando si macellava il maiale era festa grande, stavo anche a casa da scuola. D’estate a me mandavano in colonia a Pinarella a prendere l’aria di mare e anche quello a me non è che piacesse poi tanto, anzi, non mi piaceva proprio, io stavo bene a casa mia, mi sentivo al sicuro nella mia terra».

La corte dove viveva con la famiglia era una classica famiglia patriarcale con i nonni, il papà i fratelli, le sorelle, e le nuore e i cognati tanto che «mia mamma poverina cosa doveva fare se non obbedire?».

«Dopo qualche anno ci siamo trasferiti in città - continua Pederzini - mia mamma andava a servizio e mio papà ha iniziato a lavorare alla Fiat, qui a Modena. Ho frequentato le elementari alla scuola Saliceto Panaro, le medie invece le ho finite alle Marconi. In quegli anni c’era la grande novità dei fiammiferi antivento… siamo riusciti a bruciare la capotta di plastica della Cinquecento della prof di italiano, una volta, lanciandoli dalla finestra. Una bella sospensione e via. Povera prof… Ripeto, a me la scuola non piaceva. Ricordo che alla fine della quinta elementare mia mamma mi ha accompagnato nel bar vicino a san Faustino, dove c’è il cinema Michelangelo, il Bar Capitol, e ha chiesto se avessero bisogno di ragazzetti da far lavorare per l’estate. Il tipo le ha risposto di sì, mi ha guardato e ha aggiunto “beh visto che sei già qui resta no?”. Iniziai subito… Lì ci sono restato per i successivi dieci anni. E festeggio cinquanta anni di attività quest’anno, sono 50 anni esatti che mi alzo alle cinque. Non mi sono più fermato, ma è davvero il mio mondo questo. Tanto che un paio d’anni fa, quando mi sono sposato, il rinfresco l’abbiamo fatto qui. Via Farini non è mai stata così bella… Gente e allegria. La mia … casa». (m.t.)


 

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