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Modena, S. Agostino: una grande festa per don Graziano

di Gaetano Gasparini
Modena, S. Agostino: una grande festa per don Graziano

Anche il vescovo all’iniziativa per salutare il parroco  A ottobre partirà per fare il missionario nelle Filippine

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MODENA. C’era anche don Erio Castellucci, vescovo di Modena ad onorare don Graziano Gavioli, il parroco degli ultimi, in partenza in missione per le Filippine. «Un religioso che ha fatto tanto per i più poveri e la cui assenza non passerà inosservata», dice don Castellucci nella sua omelia durante la messa serale officiata nel sagrato della chiesa di Sant’Agostino, per tutti: la “parrocchia dei migranti”. E sono stati loro, i migranti, ad organizzare la festa in occasione del 43esimo compleanno del loro pastore don Graziano Gavioli, parroco di Sant’Agostino dal 2006.

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Filippini, peruviani, equadoriani, nigeriani e camerunensi. C’erano tutti, c’era il suo popolo a salutarlo con un abbraccio molto più che simbolico. «Ha costruito una comunità dal nulla, con una generosità senza pari, una pazienza non comune e una volontà autentica di ascoltarci», dice Susana Perez, una colf peruviana che nel giovane prelato di Bomporto ha trovato una guida. Nel sagrato bruciato dal sole, alla messa delle 18,30, erano presenti oltre 200 fedeli, italiani e non.

«Don Graziano resta il parroco di tutti, non solo dei migranti. Ma è grazie alla sua azione che la comunità di Sant’Agostino si è strutturata e animata con le varie feste cristiane che contraddistinguono il mondo cattolico», dice Nella Pasquaniello che aveva allestito un banchetto con in vendita gli ultimi lavori di don Graziano. Perché della sua attività parrocchiale interculturale don Graziano ha scritto due libri: «La parrocchia diventa luogo ospitale” e “La chiesa della tavola”.

«La sua semplicità, il suo sorriso, le sue carezze ai più fragili, l’esempio di un senso di solidarietà profondo e disinteressato: tutto questo ha rappresentato don Gavioli per noi, sentiamo già la sua mancanza», dice Roman Austria, membro della comunità filippina. Molto emozionato, don Gavioli ha diretto la messa e salutato il suo gregge: «Sono orgoglioso del lavoro svolto a Sant’Agostino, ci sono stati momenti difficili, soprattutto all’inizio quando c’era da accogliere gli immigrati, quando c’erano delle resistenze da parte dei fedeli storici ma siamo riusciti a costruire una comunità multietnica».

Don Gavioli ha costruito con forze limitate una comunità cattolica senza frontiere. “Perché il messaggio di Cristo, diversamente da altre religioni, è fatto per essere tradotto e divulgato universalmente”, conclude il sacerdote. Per diffondere il messaggio di Dio, don Gavioli è diventato poliglotta. Oltre al francese, allo spagnolo e all’inglese, il giovane sacerdote parla il tagalog, la lingua delle Filippine. «Sono già stato in missione nelle Filippine, ma questa volta il mio viaggio durerà 2 anni». Ora don Gavioli andrà a officiare a Tondo, uno dei quartieri più difficili e poveri di Manila.

«Non sono preoccupato, mi occuperò degli ultimi come ho sempre fatto» Sorride don Gavioli, come sorride con gli occhi gonfi di lacrime il suo popolo, accorso in massa per quello che è un arrivederci, perché come ricorda il vescovo: «Don Gavioli rimane organico della nostra diocesi, speriamo di riaverlo al più presto con noi, a sostituirlo don Paolo Notari».
 

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