Marche false: per il pm i 6 avvocati sono innocenti
di Carlo Gregori
L’inchiesta non ha confermato l’ipotesi iniziale di ricettazione: per nessun legale sono emerse prove che fosse in combutta con l’aiuto cancelliere che le vendeva
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L’inchiesta sui sei avvocati al centro del clamoroso caso delle marche da bollo contraffatte in tribunale è finita con un nulla di fatto: per tutti gli indagati è stata chiesta l’archiviazione. I legali sono infatti risultati estranei alle ipotesi accusatorie iniziali oppure sono coinvolti in vicende occasionali minime che non possono configurarsi reato, secondo la Procura. La richiesta al gip per chiudere le loro posizioni è stata presentata dal pm Marco Imperato che li aveva indagati per ricettazione. In questo modo, le indagini sulla vicenda che quasi due anni fa suscitò scalpore si sono chiarite solo per quello che riguardava la fornitura e lo spaccio dei bolli falsi - il falsario è stato condannato e l’impiegato della cancelleria del tribunale che le vendeva e applicava ha patteggiato - mentre non si sa se chi le comperava e utilizzava ci lucrava o ingenuamente le pagava a prezzo pieno senza porsi domande.
Resta aperta invece la procedura disciplinare avviata dall’Ordine degli avvocati.
I sei avvocati indagati sono quattro civilisti e due penalisti. Tutti hanno frequentato per lavoro la cancelleria dell’ex distaccamento del tribunale a Sassuolo. Lì sono entrati in contatto con l’impiegato della cancelleria che ha patteggiato per avere venduto le marche false che prendeva da un suo fornitore falsario. L’impiegato proponeva l’acquisto delle marche, l’avvocato sapeva che la tabaccheria più vicina era molto distante. E forse sapeva anche che le marche erano false e costavano molto meno del valore nominale ritoccato: da 0,20 euro diventavano molto costose. Dunque, la differenza restava in tasca solo al dipendete pubblico disonesto oppure anche agli avvocati?
Proprio queste due motivazioni completamente opposte hanno fatto la differenza nell’indagine. Subito dopo che la Procura rese nota la sconcertante scoperta di quello che era avvenuto tra il 2013 e il 2015, iniziò a indagare sugli acquirenti dei questi bolli. Vennero identificati i sei che avevano presentato atti protocollati in cancelleria che presentavano i bolli contraffatti. La posta in gioco nell’indagine era capire se sapevano che erano falsi e se sì se avevano preso accordi economici con l’impiegato. L’inchiesta condotta dalla guardia di finanza si era poi allargata a tutto campo nella verifica dei documenti in custodia alla Cancelleria negli anni precedenti: si era parlato di cifre molto ingenti. Ora invece risulta che il volume di denaro di tutti i bolli contraffatti era esiguo. E soprattutto l’indagine non ha confermato l’ipotesi del dolo: non risulta infatti che gli avvocati abbiano agito in mala fede per lucrare. Di qui la richiesta di archiviazione.
Resta aperta invece la procedura disciplinare avviata dall’Ordine degli avvocati.
I sei avvocati indagati sono quattro civilisti e due penalisti. Tutti hanno frequentato per lavoro la cancelleria dell’ex distaccamento del tribunale a Sassuolo. Lì sono entrati in contatto con l’impiegato della cancelleria che ha patteggiato per avere venduto le marche false che prendeva da un suo fornitore falsario. L’impiegato proponeva l’acquisto delle marche, l’avvocato sapeva che la tabaccheria più vicina era molto distante. E forse sapeva anche che le marche erano false e costavano molto meno del valore nominale ritoccato: da 0,20 euro diventavano molto costose. Dunque, la differenza restava in tasca solo al dipendete pubblico disonesto oppure anche agli avvocati?
Proprio queste due motivazioni completamente opposte hanno fatto la differenza nell’indagine. Subito dopo che la Procura rese nota la sconcertante scoperta di quello che era avvenuto tra il 2013 e il 2015, iniziò a indagare sugli acquirenti dei questi bolli. Vennero identificati i sei che avevano presentato atti protocollati in cancelleria che presentavano i bolli contraffatti. La posta in gioco nell’indagine era capire se sapevano che erano falsi e se sì se avevano preso accordi economici con l’impiegato. L’inchiesta condotta dalla guardia di finanza si era poi allargata a tutto campo nella verifica dei documenti in custodia alla Cancelleria negli anni precedenti: si era parlato di cifre molto ingenti. Ora invece risulta che il volume di denaro di tutti i bolli contraffatti era esiguo. E soprattutto l’indagine non ha confermato l’ipotesi del dolo: non risulta infatti che gli avvocati abbiano agito in mala fede per lucrare. Di qui la richiesta di archiviazione.
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