«Siamo in ripresa, ma serve più unione e lotta a chi ci copia»
di Valeria Cammarota
Guaitoli di Cosabella eletto nuovo presidente di Lapam: «La contraffazione, specie online, è il nemico numero uno»
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È Roberto Guaitoli, titolare di Collezioni - azienda di intimo produttrice del marchio Cosabella - il nuovo presidente di Lapam Moda. Eletto lo scorso maggio, Guaitoli prende il posto di Federico Poletti, che ha rivestito il ruolo per due mandati consecutivi. Guaitoli, che già faceva parte del Consiglio direttivo della Moda da diverso tempo, si è rivelato il miglior candidato nella rosa di possibilità: a conoscenza delle dinamiche che muovono il settore, è a capo di un’azienda consolidata, che guarda al mercato estero, agli Stati Uniti in particolare dove ha la sede creativa, mantenendo saldi i rapporti a livello locale.
Quale situazione ha preso in carico?
«Una situazione che vede timidi segnali di ripresa: abbiamo avuto riscontri positivi da eventi quali Moda Makers e Milano Unica. Quello del tessile è un settore che avrà bisogno di continuare a rinnovarsi rimanendo al passo coi tempi. Sono tante le sfide da affrontare. La prima è legata alla velocità, cresciuta a ritmi esponenziali: la parte e-commerce continua a spingere tantissimo, ma nel settore dell’abbigliamento occorrono tempi tecnici, un minimo di 6-9 mesi dalla creazione di un capo all’uscita sul mercato. Un’altra sfida è data dai cosiddetti millennials, la nuova generazione che diventa consumatrice, ma in modi molto differenti dalle precedenti: anche qui il mercato dovrà seguire l’evolversi di un’offerta che induce l’acquisto di impulso con prezzi molto bassi, pareggiando l'ago della bilancia. Poi, c'è il mercato finanziario e bancario: credo Lapam possa svilupparsi accompagnando le aziende, anche quelle piccole, nello strutturarsi da un punto di vista contabile, finanziario, di budget e di previsione, dotandosi di strumenti per dialogare con banche sempre più europee. Fondamentale, inoltre, il tenere unita la filiera. Nel nostro territorio essa è ancora integra e possiede ancora tutte le tipologie produttive e di lavorazione: un valore importante che va salvaguardato tramite la trasmissione dei saperi, la formazione, l'aggiornamento, la collaborazione, anche con iniziative ad hoc che favoriscano il dialogo».
Moda Makers, ha aiutato nel fare rete.
«Gli imprenditori carpigiani hanno pensato bene di scambiarsi informazioni per far sì che si creasse un evento insieme. Partiti in 13, ora sono 49 le imprese, con una lista di attesa di 15 aziende, tanto che in questi giorni si sta valutando se mantenere la location in piazzale Re Astolfo ancora per un’edizione o se trovare una struttura permanente di 3-4 mila metri quadrati che possa diventare un polo fieristico carpigiano che ospiti anche altre iniziative. La condivisione dei nomi è stata una delle intuizioni fondamentali: dobbiamo cambiare la mentalità dei nostri imprenditori, abituati a vedere l’azienda vicina come rivale, mentre alla fine è il prodotto che si differenzia e la battaglia si sta trasferendo sulla distribuzione. Più siamo uniti e più si riesce ad avere una condivisione di risultati».
Quali le difficoltà più pesanti?
«La moda italiana è la più copiata (l’Italia è il secondo Paese al mondo, dopo gli Usa, per il maggior danno alle imprese da violazione dei diritti) e il comparto carpigiano non è esente. In Italia, il settore moda ha un tasso di irregolarità dell’occupazione dell’11,1% e anche il commercio online ha contribuito a espandere il fenomeno: in 5 anni, nell’Unione europea, il valore dei sequestri di merce contraffatta spediti per posta è aumentato dal 5,7% al 23%».
Quale situazione ha preso in carico?
«Una situazione che vede timidi segnali di ripresa: abbiamo avuto riscontri positivi da eventi quali Moda Makers e Milano Unica. Quello del tessile è un settore che avrà bisogno di continuare a rinnovarsi rimanendo al passo coi tempi. Sono tante le sfide da affrontare. La prima è legata alla velocità, cresciuta a ritmi esponenziali: la parte e-commerce continua a spingere tantissimo, ma nel settore dell’abbigliamento occorrono tempi tecnici, un minimo di 6-9 mesi dalla creazione di un capo all’uscita sul mercato. Un’altra sfida è data dai cosiddetti millennials, la nuova generazione che diventa consumatrice, ma in modi molto differenti dalle precedenti: anche qui il mercato dovrà seguire l’evolversi di un’offerta che induce l’acquisto di impulso con prezzi molto bassi, pareggiando l'ago della bilancia. Poi, c'è il mercato finanziario e bancario: credo Lapam possa svilupparsi accompagnando le aziende, anche quelle piccole, nello strutturarsi da un punto di vista contabile, finanziario, di budget e di previsione, dotandosi di strumenti per dialogare con banche sempre più europee. Fondamentale, inoltre, il tenere unita la filiera. Nel nostro territorio essa è ancora integra e possiede ancora tutte le tipologie produttive e di lavorazione: un valore importante che va salvaguardato tramite la trasmissione dei saperi, la formazione, l'aggiornamento, la collaborazione, anche con iniziative ad hoc che favoriscano il dialogo».
Moda Makers, ha aiutato nel fare rete.
«Gli imprenditori carpigiani hanno pensato bene di scambiarsi informazioni per far sì che si creasse un evento insieme. Partiti in 13, ora sono 49 le imprese, con una lista di attesa di 15 aziende, tanto che in questi giorni si sta valutando se mantenere la location in piazzale Re Astolfo ancora per un’edizione o se trovare una struttura permanente di 3-4 mila metri quadrati che possa diventare un polo fieristico carpigiano che ospiti anche altre iniziative. La condivisione dei nomi è stata una delle intuizioni fondamentali: dobbiamo cambiare la mentalità dei nostri imprenditori, abituati a vedere l’azienda vicina come rivale, mentre alla fine è il prodotto che si differenzia e la battaglia si sta trasferendo sulla distribuzione. Più siamo uniti e più si riesce ad avere una condivisione di risultati».
Quali le difficoltà più pesanti?
«La moda italiana è la più copiata (l’Italia è il secondo Paese al mondo, dopo gli Usa, per il maggior danno alle imprese da violazione dei diritti) e il comparto carpigiano non è esente. In Italia, il settore moda ha un tasso di irregolarità dell’occupazione dell’11,1% e anche il commercio online ha contribuito a espandere il fenomeno: in 5 anni, nell’Unione europea, il valore dei sequestri di merce contraffatta spediti per posta è aumentato dal 5,7% al 23%».
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