I RETROSCENA del processo
Coltellate e agguati tra imputati Incendiata la casa di un pentito
REGGIO EMILIA. Due detenuti imputati nel processo Aemilia sfregiati al volto, nel carcere di Reggio e in quello della Dozza a Bologna. Sette coltelli artigianali, ricavati da lattine, sequestrati ai...
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REGGIO EMILIA. Due detenuti imputati nel processo Aemilia sfregiati al volto, nel carcere di Reggio e in quello della Dozza a Bologna. Sette coltelli artigianali, ricavati da lattine, sequestrati ai detenuti del processo Aemilia alla Pulce. La tensione dietro alle sbarre sta notevolmente salendo, come emerge da alcuni episodi accaduti recentemente e di cui si è dato atto ieri nel corso del dibattimento nell’aula speciale del tribunale di Reggio.
Intanto a Steccato di Cutro è stata data alle fiamme la casa di Giuseppe Liperoti, per anni abitante a Brescello, uno dei tre pentiti che hanno iniziato a fare dichiarazioni sulla cosca Grande Aracri (gli altri due sono gli imprenditori Giuseppe Giglio e Antonio Valerio).
Il primo agguato è accaduto nei mesi scorsi in via Settembrini, dove un imputato, uno dei Floro Vito, ha sfregiato al volto un altro detenuto, Gabriele Valerioti, anch’esso sotto processo ad Aemilia.
Dopo questo fatto, la Dda di Bologna ha chiesto alla polizia penitenziaria di verificare l’eventuale presenza di armi nelle celle. Nel corso di una perquisizione, effettuata il 26 giugno, sono saltati fuori coltelli artigianiali detenuti da sette detenuti: Gaetano Blasco, Palmo e Giuseppe Vertinelli, Gabriele Valerioti, Vincenzo Mancuso, Antonio Muto classe ’55 e Antonio Muto classe 1978.
La relazione del comandante degli agenti è stata depositata ieri al processo. «Signor presidente - ha detto dalle gabbie Gaetano Blasco - mi hanno preso un temperino, un temperamatite, che uso per pulirmi i calli, che non riesco nemmeno a camminare. Non è un coltello».
Ai fatti di Reggio Emilia ne è seguito un altro recentissimo. Sabato nel carcere della Dozza Francesco Frontera, classe 1975, arrestato nel corso dell’operazione Aemilia e condannato in primo grado in rito abbreviato a 8 anni e 10 mesi, è stato sfregiato al volto dal coetaneo Roberto Turrà, coinvolto nella stessa indagine e condannato a 9 anni e 6 mesi nello stesso procedimento. Si è trattato di un vero e proprio agguato. La relazione della polizia penitenziaria su questo fatto non è ancora stata consegnata ai pm.
L’incendio a casa di Liperoti è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì pochi giorni dopo che al processo Kyterion (che fa seguito a un’operazione contro i Grande Aracri contemporanea all’operazione Aemilia) è stato depositato un verbale su un suo interrogatorio da parte della Dda di Catanzaro. Il pentimento di Liperoti preoccupa molto gli ambienti criminali. Il cutrese ha sposato una nipote del boss Nicolino Grande Aracri sarebbe implicato, secondo il pentito Angelo Salvatore Cortese, in almeno due omicidi. (jdp)
Intanto a Steccato di Cutro è stata data alle fiamme la casa di Giuseppe Liperoti, per anni abitante a Brescello, uno dei tre pentiti che hanno iniziato a fare dichiarazioni sulla cosca Grande Aracri (gli altri due sono gli imprenditori Giuseppe Giglio e Antonio Valerio).
Il primo agguato è accaduto nei mesi scorsi in via Settembrini, dove un imputato, uno dei Floro Vito, ha sfregiato al volto un altro detenuto, Gabriele Valerioti, anch’esso sotto processo ad Aemilia.
Dopo questo fatto, la Dda di Bologna ha chiesto alla polizia penitenziaria di verificare l’eventuale presenza di armi nelle celle. Nel corso di una perquisizione, effettuata il 26 giugno, sono saltati fuori coltelli artigianiali detenuti da sette detenuti: Gaetano Blasco, Palmo e Giuseppe Vertinelli, Gabriele Valerioti, Vincenzo Mancuso, Antonio Muto classe ’55 e Antonio Muto classe 1978.
La relazione del comandante degli agenti è stata depositata ieri al processo. «Signor presidente - ha detto dalle gabbie Gaetano Blasco - mi hanno preso un temperino, un temperamatite, che uso per pulirmi i calli, che non riesco nemmeno a camminare. Non è un coltello».
Ai fatti di Reggio Emilia ne è seguito un altro recentissimo. Sabato nel carcere della Dozza Francesco Frontera, classe 1975, arrestato nel corso dell’operazione Aemilia e condannato in primo grado in rito abbreviato a 8 anni e 10 mesi, è stato sfregiato al volto dal coetaneo Roberto Turrà, coinvolto nella stessa indagine e condannato a 9 anni e 6 mesi nello stesso procedimento. Si è trattato di un vero e proprio agguato. La relazione della polizia penitenziaria su questo fatto non è ancora stata consegnata ai pm.
L’incendio a casa di Liperoti è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì pochi giorni dopo che al processo Kyterion (che fa seguito a un’operazione contro i Grande Aracri contemporanea all’operazione Aemilia) è stato depositato un verbale su un suo interrogatorio da parte della Dda di Catanzaro. Il pentimento di Liperoti preoccupa molto gli ambienti criminali. Il cutrese ha sposato una nipote del boss Nicolino Grande Aracri sarebbe implicato, secondo il pentito Angelo Salvatore Cortese, in almeno due omicidi. (jdp)
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