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Da Modena agli Usa come ingegnere a scavare tunnel

di Eleonora Diegoli

«Mi manca lo spirito della mia città, ma mi trovo bene Non sono un cervello in fuga, sono soltanto curioso»

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Giacomo Pini ha 28 anni, due lauree in Ingegneria Civile a Modena, un’esperienza formativa in Danimarca ed un master all’università di Oxford.

Del suo curriculum può parlare solo a partire dalle dieci di sera italiane, perché sono sei le ore che lo separano dal nostro Paese. Attualmente Giacomo lavora infatti in Ohio, Stati Uniti, più precisamente a Cleveland.

Di che cosa ti occupi?

«Lavoro come tunnel shift engineer, ovvero come ingegnere negli scavi di un tunnel acquifero. È un progetto della Salini Impregilo, l’azienda per cui lavoro. Mi sono trasferito in Ohio per iniziare ad occuparmene nel giugno 2015. Per il primo anno e mezzo ho lavorato come ingegnere di cantiere, seguivo gli scavi dei pozzi. Ora opero con una TBM, “tunnel boring machine”, ovvero una macchina automatica di scavo».

Come hai trovato lavoro?

«Rispondendo ad un’offerta di lavoro di Giovani ingegneri. Avevo inviato il curriculum senza pensarci molto ma, forse perché stavo studiando ad Oxford ed avevo di base una buona conoscenza dell’inglese, mi si è aperta questa opportunità per l’estero».

Hai detto che lavori a Cleveland. Com’è?

«È più o meno grande quanto Modena. Mi trovo bene, ma vorrei trasferirmi in una città più grande. L’unica cosa che qui manca un po’ è lo spirito. Negli Usa si agisce molto per “è giusto che” e non sempre perché te ne importa davvero qualcosa. L’America è un po’ come un’azienda».

Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia?

«Più che un cervello in fuga mi definisco un cervello curioso, anche perché per chi studia ingegneria in Italia di lavoro ce n’è. Mio padre è ingegnere civile a Modena ed io ho sempre pensato di rimanere lì e seguire le sue orme. Però allo stesso tempo ho sempre avuto l’idea dell’estero e già da quando ero più giovane ho lavorato negli Stati Uniti come manovale, quando potevo. Ciò che mi ha veramente convinto è stato lo scambio di sei mesi in Danimarca che ho fatto al secondo anno di magistrale. Si dice che l’esperienza dell’Erasmus cambi la vita o in positivo o in negativo. Nel mio caso in positivo. Se uno cresce a Modena e va fuori all’estero solo per vacanza non capisce veramente cosa c’è là fuori».

Dove ti immagini in futuro?

«Vorrei continuare a lavorare con la Salini Impregilo, perché mi piace lavorare sul campo. Mi piacerebbe seguire altri progetti di tunnel o stazioni di metropolitana. Questa impresa realizza progetti che durano per tre o quattro anni in media, poi ci sposta in altre città per iniziarne di nuovi. In Danimarca ho conosciuto la mia ragazza, che è francese e lavora a Londra nell’ambito del marketing digitale».

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