Gazzetta di Modena

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Delrio al processo, scoppia la bagarre

di Alberto Setti
Delrio al processo, scoppia la bagarre

«Ma a Cutro non partecipai alla processione». Corte contraria a convocare Giovanardi e Muzzarelli. Sergio e Ciconte sì

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REGGIO EMILIA. «Giovanardi? Lasciamo perdere. E anche il sindaco di Modena...». È piuttosto categorico il presidente della Corte del Processo Aemilia, dottor Caruso, quando uno dei legali in aula gli prospetta di avere citato come testimone il senatore modenese indagato dall’antimafia nel procedimento penale Aemilia ter, proprio con l’aggravante dell’articolo sette (ovvero l’aver favorito l’associazione mafiosa). Così dicasi del sindaco di Modena, Giancarlo Muzzarelli, nel mirino di alcune minoranze per aver trovato sistemazione ai vertici dell’urbanistica di Modena a Maria Sergio, calabrese moglie del sindaco di Reggio, Vecchi, a dir poco al centro di polemiche, specie per quella casa che la coppia ha acquistato da uno degli uomini poi arrestati e imputati al processo Aemilia. A chiedere la citazione di Giovanardi, Muzzarelli, Sergio e marito è stato ieri l’avvocato Antonio Piccolo, protagonista di un pirotecnico esame del ministro ed ex sindaco di Reggio, Graziano Delrio, convocato quale testimone. Esame fino ad allora assopito tra non ricordo e garanzie di pregresso e progressivo impegno contro la infiltrazione mafiosa sì, ma non contro i cutresi “tout court”, specie quelli trapiantati a Reggio Emilia. È probabile che all’esito di una testimonianza così illustre, e che tuttavia non ha fornito elementi fattuali essenziali ad un processo che per Caruso si sta dilungando, il giudice abbia inteso mettere un freno. Poichè tuttavia la testimonianza di Giovanardi è stata anche richiesta da un altro dei difensori, avvocato Vezzalini, e poiché le notifiche sono già partite, il presidente, dopo aver ipotizzato categorico che non le avrebbe ammesse, si è spiegato con un «valutate attentamente, poichè il Tribunale non ne vede la rilevanza». Sembra invece che si faccia strada per il primo agosto l’audizione della Sergio - che ieri non si è vista - mentre Giovanardi e Muzzarelli hanno fatto pervenire per le precedenti citazioni impedimenti istituzionali. Si vedrà. L’altra chiamata illustre che si prospetta è quella di uno dei massimi studiosi delle infiltrazioni mafiose al Nord, il prof Enzo Ciconte, che ha ispirato con una sua ricerca-consulenza le maggiori consapevolezze di Delrio (allora sindaco di Reggio) rispetto al pericolo infiltrazione. Circostanza che all’avvocato Piccolo non è andata giù, giudicando quello del ricercatore un lavoro sul passato (i processi e le sentenze) e sostenendo che Delrio avrebbe dovuto attenersi all’attualità delle investigazioni, quindi ad altre fonti. Ne è scaturito un battibecco continuo tra Corte, i pm della Dda e il legale, con in mezzo un ministro un po’ esterrefatto e il presidente che più volte ha - inutilmente - ammonito l’avvocato. Comunque il Ministro Delrio ha avuto l’occasione per smentire nella sede più idonea circostanze che avevano destato molte perplessità, dettagli del famoso viaggio compiuto a Cutro nel 2009, alla vigilia delle elezioni amministrative in cui era candidato a sindaco. «Cutro è una città legata a Reggio da un patto di amicizia. Fu un viaggio di meno di 24 ore. Avevo ricevuto numerosi inviti, ho accettato quello del sindaco e mi sono recato a Cutro per una visita istituzionale, con fascia tricolore». Il ministro, rivendicando di aver firmato convinto lo scioglimento per mafia di Brescello e un ruolo decisivo nei protocolli per la legalità attribuiti all’ex prefetto De Miro, ha smentito di aver partecipato alla processione del Santissimo crocefisso, evento che si svolge a Cutro ogni 7 anni: «Ho assistito alla messa, poi sono stato in piazza con altri sindaci e 5.000 persone e me ne sono andato». La sera prima, ha aggiunto, «avevo cenato con due consiglieri eletti a Reggio Emilia: Olivo e Scarpino. A tavola c’erano poche persone».

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