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La panchina dello spaccio di Modena torna a due pensionate

di Carlo Gregori
La panchina dello spaccio di Modena torna a due pensionate

Le residenti sedute nel punto strategico di chi per anni ha gestito i giri di droga: «Siamo qui, nella nostra strada. Prima avevamo paura anche a entrare in casa»

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MODENA Per la prima volta da molti anni sulla panchina degli spacciatori di viale Gramsci erano sedute due anziane modenesi. Quel punto strategico per gestire i “ciclisti della droga” che girano tra il Parco XXII Aprile e via Canaletto è stato occupato dalle due donne residenti nella zona: una abita in viale Gramsci e l’altra vicino al Parco XXII Aprile. «Siamo sedute qui, chiacchieriamo. Adesso che ci sono le ronde ci sentiamo più sicure. Ci sentiamo a casa nostra», dice una delle due.

La panchina può diventare un simbolo. Lo è stata nella lotta contro il razzismo in Sudafrica, può esserlo più banalmente per due gruppi rivali di giovani. La panchina in questione è quella d’angolo all’inizio di viale Gramsci, vicino alla rotatoria. È posizionata in un punto strategico e gli spacciatori lo sanno bene. Da una ventina d’anni chi si è succeduto nel controllo dello spaccio di droga pesante è sempre stato seduto lì a presidiare il passaggio. Lì si dirigevano i tossicomani in cerca di eroina. Lì si sono seduti spacciatori di tutte le etnie finché la panchina è diventata appannaggio totale di nigeriani e ghanesi che controllano il viale e il parco. Ora con le ronde serali pare finita l’epoca della panchina-roccaforte. L’altra mattina qualche abitante della zona si era timidamente seduto, trovandola vuota dalle solite facce. E ieri mattina si sono sedute a chiacchierare le due anziane modenesi con il trolley della spesa. Non dicono i loro nomi («Poi i nostri figli si arrabbiano!») ma i cognomi sì: Bellei e Bergonzini.

Bellei: «Sono 56 anni che abito qui e conosco tutta la storia di questo quartiere».

Bergonzini: «Abito qui da quando avevo tre anni e ricordo perfettamente Villa Rainucci. Oggi non esiste più, restano solo le arcate d’ingresso nel parco, ma i campi arrivavano fin qui alla panchina».

È vero che questo quartiere ha una storia difficile?

Bellei: «Ci sono stati periodi difficili negli ultimi venti anni ma solo ultimamente era diventato invivibile».

Bergonzini: «Ci sono sempre stati gli spacciatori di droga, ma la differenza tra ieri e oggi è che adesso sono insopportabili. Sono sfacciati. Fanno tutto alla luce del sole. E fanno paura».

È cambiato qualcosa con le ronde di quartiere?

Bellei: «Si vede una differenza. Guardi qui intorno. Non si vedono più gli spacciatori».

Bergonzini: «Li avevo sotto casa. Adesso sono spariti. Dicono che si sono spostati di sera nel parcheggio della rotatoria, quello vicino alla banca».

Era necessario intervenire?

Bellei: «Non c’erano mai stati tanti spacciatori in strada come adesso. Ci sono dieci ragazzi di colore che girano in bici avanti e indietro per proporre droga ai passanti. Spacciano ventiquattr’ore al giorno».

Bergonzini: «Vedi che si avvicinano in bici alle auto e chiedono ai guidatori se vogliono la droga. Sono alla fermata del bus, alla banca…»

Bellei: «Dico solo che non puoi aprire il portone del tuo palazzo e trovarli nell’atrio, dover chiedere per favore di farti passare. Non posso avere paura a passare di lì: è casa mia. Adesso non succede più».

Sapete che siete sedute su una panchina che usano gli spacciatori?

Bergonzini: «Li vediamo seduti qui tutti i giorni».

Avete paura?

Bellei: «No».

Sedersi qui è un modo di riappropriarsi della vostra strada?

Bellei: «Certamente. Siamo sedute qui sulla nostra panchina della nostra strada. Noi viviamo qui da una vita».

Amate questo quartiere?

Bergonzini: «Spero che con queste passeggiate di sera rinasca il quartiere. Oggi se ne parla male ma in realtà è un quartiere speciale. Qui abbiamo tutto: i bus, la Croce Rossa, le poste, il supermercato, i negozi… »

Bellei: «Ci sono tutti i servizi per vivere comodamente. Speriamo di farcela».

Mentre le salutiamo, tornano a chiacchierare serene sulla panchina. La loro panchina per scelta, per il tempo che vorranno stare lì senza girare più alla larga spaventate.
 

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