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Ostetricia, chiesta la deroga al Ministero

di Daniele Montanari
Ostetricia, chiesta la deroga al Ministero

Pavullo. Ultimo tentativo della Regione per salvare il Punto nascite: «Se arriva l’ok potenzieremo il personale sanitario»

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PAVULLO. Il punto nascite di Pavullo non è ancora condannato: resta l’ultima possibilità, e a decidere tutto sarà il Ministero. Ieri in Regione il momento clou: si è tenuta la commissione consiliare Politiche per la salute, nella quale l’assessore Sergio Venturi ha comunicato due cose. Innanzitutto, i risultati delle valutazioni tecniche compiute dalla Commissione sui sei punti nascita in Emilia Romagna sotto ai 500 parti annui. Qui il verdetto non è stato confortante per l’Appennino, perché gli esperti hanno detto che per loro vale la pena chiedere una deroga solo per quelli di Mirandola e Cento (Fe), che si stanno riprendendo dopo il sisma. Peraltro con beneficio di rivalutare la situazione a fine 2017. Per i tecnici invece va sospeso il servizio nel punto nascite di Scandiano (Re) e in tutti quelli di montagna: da Pavullo a Castelnovo Monti (Re) e Borgo Val di Taro (Pr). La Regione invece, un po’ a sorpresa, ha annunciato che farà diversamente, chiedendo la deroga per tutti e sei gli ospedali. «Non sottovalutiamo certo le conclusioni a cui è arrivata la Commissione, dal momento, lo ribadiamo, che la sicurezza delle future mamme e dei nascituri è per noi la priorità assoluta», ha premesso Venturi. Poi ha precisato: «Come giunta, abbiamo però deciso di percorrere tutte le strade possibili per evitare la sospensione delle attività di assistenza al parto nei sei punti nascita, e per questo chiederemo la deroga al Ministero. Qualora venisse concessa, doteremo i punti nascita del personale necessario a garantire gli standard di sicurezza richiesti, consapevoli, in quel caso, di non aver privato i territori, a partire da quelli di montagna, di servizi importanti per i cittadini e le comunità locali». Cosa questa che è sembrata abbastanza rivoluzionaria, perché finora si era detto che per la sicurezza non c’era alternativa alla chiusura. Qui invece si profila la possibilità di investire per riportare gli standard, ove manchino. Venturi ha però detto anche che in caso di responso negativo dal Ministero «prenderemo atto della decisione, ovviamente applicandola, consapevoli di aver percorso tutte le strade possibili per evitare la sospensione, certi comunque che le strutture di cui stiamo parlando saranno in grado di assistere le partorienti e i loro bambini garantendo alti standard».

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