Gazzetta di Modena

Modena

«Sui profughi nessuno si deve sfilare»

di Luca Gardinale
«Sui profughi nessuno si deve sfilare»

Muzzarelli chiama a raccolta. La Provincia gestirà i rapporti tra amministrazioni e Prefettura per evitare arrivi a sorpresa

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Di certo, adesso non si potrà più dire che i due soggetti principali non sono riusciti a parlarsi, visto che convivono all’interno dello stesso edificio. Perché sarà proprio la Provincia, o meglio un coordinamento provinciale dei sindaci creato ad hoc, a gestire i prossimi passi della questione profughi, che come ha ricordato il neosindaco di Vignola Pelloni, non può più essere chiamata “emergenza”, ma piuttosto realtà quotidiana.

L’obiettivo è quello di avere un soggetto unitario, e dunque più forte e coordinato, per rapportarsi con la Prefettura e con l’hub bolognese ed evitare situazioni come quella che si è verificata a fine giugno a Polinago, dove il sindaco Tomei si è visto arrivare una ventina di richiedenti asilo senza preavviso.

Ma le situazioni spiacevoli hanno toccato anche la città di Modena, visto che i profughi arrivati all’ex asilo di via Milano, oppure quelli scaricati davanti all’hotel Tiby di via Rainusso, sono stati “smistati” a Modena con modalità simili. Una decisione, quella di creare un coordinamento unitario provinciale, arrivata ieri mattina, al termine di una lunga riunione tra i sindaci che si è tenuta nella sede della Provincia in viale Martiri.

Un incontro lungo e movimentato, con qualche scambio di battute dai toni più accesi - soprattutto tra il primo cittadino modenese e presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli e il sindaco di Finale Sandro Palazzi, il più combattivo sul fronte profughi - ma, appunto, con la volontà chiara di mettersi insieme per contare di più, avere una comunicazione più efficace con gli organi del ministero - Prefettura in testa - e per chiedere una maggiore distribuzione dei richiedenti asilo sul territorio. E a ribadire la centralità del concetto di redistribuzione è stato lo stesso Muzzarelli: pur non dicendo apertamente che Modena città non accoglierà più profughi, il Comune capoluogo - oltre al sindaco all’incontro c’era l’assessore al Welfare Giuliana Urbelli - ha ribadito che, in base alle quote previste dal ministero, sotto la Ghirlandina sono arrivati (e rimasti) molti più richiedenti asilo di quanto stabilito, mentre altri distretti (soprattutto Bassa, Terre d’Argine e Distretto ceramico) sono ampiamente sotto la soglia prevista.

«Abbiamo deciso insieme di attivare un momento di coordinamento per gestire i flussi - ha detto il sindaco di Modena e presidente della Provincia uscendo dall’aula Giancarlo Muzzarelli - e per portare avanti i già buoni rapporti con la Prefettura. Sempre per questo, abbiamo deciso di scrivere al governo e alla Regione, perché quella che stiamo vivendo è prima di tutto una sfida di comunità».

Muzzarelli ha quindi ricordato l’importanza di avere «un’accoglienza diffusa: serve l’impegno di tutti per affrontare questa sfida e gestire al meglio la situazione».

E sempre a proposito di profughi, la sinistra modenese chiede di rispettare i diritti dei richiedenti asilo, come invocato ieri dal collettivo “Modena’s Refugees”: «La gestione dei flussi migratori è diventata un alibi - spiegano Per Me Modena, Possibile, Sinistra Italiana, Articolo Uno e Rifondazione Comunista - per una politica di governo incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini. Serve un approccio razionale e giusto nei confronti di tutti, garantendo i diritti previsti dalla legge. I richiedenti asilo hanno il diritto di ottenere la registrazione all’anagrafe secondo le linee guida sul diritto alla residenza. Il fatto che tale diritto non abbia visto una puntuale e sistematica applicazione sul territorio modenese costituisce un vulnus che va affrontato e risolto. Rispetto al tema cruciale del volontariato obbligatorio bisogna essere chiari - incalzano i rappresentanti della sinistra modenese - sottrarre posti di lavoro alla collettività e utilizzare richiedenti asilo ‘volontari’ per svolgere le stesse mansioni alimenta una guerra tra poveri deleteria».

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