«Carani: nessun rilancio con fantomatici gestori»
di Alfonso Scibona
Pistoni chiarisce: «L’Ufficio cultura non ha incontrato nessun pretendente» Resta valida l’offerta del Comune ma la proprietà deve mettere a norma il teatro
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Non diventerà un tormentone dell'estate ma di certo, visto il polverone che ha sollevato nell'ultimo biennio, l'argomento teatro Carani fa emergere curiosità a volontà. L'ultimo atto, in ordine di tempo, riguarda un contatto da parte del rappresentante di una azienda del settore che sarebbe interessata alla gestione. Molto probabile che, dopo il sopralluogo all'interno della struttura di via Mazzini, il soggetto ( un professionista con cognizione di causa), abbia preso la via di Modena per capire se e quali interventi fossero indispensabili alla riapertura. Poi è tornato in città per un incontro con il sindaco Claudio Pistoni. Ed è proprio in città che è sorto il problema, legato al contributo comunale. È molto probabile che la richiesta fosse abbastanza alta e che superasse nella quantità quella che l'amministrazione comunale ha, in ogni caso, inserito nel bilancio di previsione del 2017. Il dettaglio non è possibile saperlo visto la riservatezza con la quale questi passi vengono portati avanti e le pochissime parole che emergono. Da parte dell'amministrazione comunale arriva, per bocca del sindaco Claudio Pistoni, un significativo commento che non conferma l'incontro. «Dal febbraio dello scorso anno – dice Claudio Pistoni - l’ufficio cultura del nostro Comune non ha partecipato ad incontri all’interno del teatro Carani. Tra l'altro l’ufficio non è più nemmeno in possesso delle chiavi che sono state restituite alla proprietà, e non ha mai parlato di gestione con nessuno. Le proposte fatte alla proprietà, per un acquisto in permuta o un affitto a lunga durata, tali da permettere all’amministrazione comunale di svolgere quegli interventi necessari ad una riapertura del teatro che, tutt’ora, rimane proprietà privata, restano valide e discutibili». Poi il sindaco torna sulla “disponibilità” del denaro, come detto inserita nel bilancio dell'ente e rinnovata ogni anno dall'inizio della presente legislatura. «La volontà politica di riaprire il teatro c’è – conclude - come testimoniato da quei circa 200 mila euro che, ogni anno, vengono ribaditi a bilancio e che rappresentano la cifra spesa, ogni anno prima della chiusura, dal Comune di Sassuolo, per affitto e contributo alla gestione. La condizione imprescindibile per la riapertura del teatro è l’ottenimento dell’autorizzazione per il pubblico spettacolo da parte dell'apposita commissione provinciale: se la proprietà o un privato per conto della proprietà stessa, otterrà l’autorizzazione, a fronte dei lavori necessari, l’amministrazione è pronta a fare la sua parte, eventualmente anche rivedendo al rialzo la cifra del contributo a disposizione».
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