CASTELVETRO. DA 5 MESI SENZA STIPENDI
Fimar, appello degli operai
CASTELVETRO. Un nuovo grido di allarme è stato lanciato ieri dagli operai della Fimar Carni di Solignano, azienda del settore lavorazione carni che dal marzo scorso è in grave difficoltà.«Da cinque...
1 MINUTI DI LETTURA
CASTELVETRO. Un nuovo grido di allarme è stato lanciato ieri dagli operai della Fimar Carni di Solignano, azienda del settore lavorazione carni che dal marzo scorso è in grave difficoltà.
«Da cinque mesi - dicono gli operai - noi non lavoriamo più e non percepiamo un euro, perché non siamo stati licenziati, non abbiamo cassa integrazione nè altre forme alternative per cui si può immaginare la situazione delle nostre famiglie. Rispetto alle 27 persone che lavoravano come dipendenti diretti fino a marzo in Fimar, siamo in una decina di operai in questa situazione e non vediamo prospettive. Chi aveva ancora ferie ha potuto percepire per un po’ lo stipendio ma per noi non c’è via di uscita». Le nuove normative in questi casi dopo la chiusura dell’attività non prevedono cassa integrazione o altre forme di ammortizzatori sociali.
In effetti nel marzo scorso anche il sindacato Cgil aveva auspicato un tavolo istituzionale che potesse farsi carico di questa situazione ma anche questa ipotesi non ha avuto sbocchi ulteriori. E anche gli incontri con i sindaci di Castelvetro e Castelnuovo non hanno avuto esito.
«Chiediamo che i sindacati riprendano in mano il caso - concludono gli operai - non c'è più tempo per chi ha famiglie da mantenere e un mutuo o un affitto da pagare».
«Da cinque mesi - dicono gli operai - noi non lavoriamo più e non percepiamo un euro, perché non siamo stati licenziati, non abbiamo cassa integrazione nè altre forme alternative per cui si può immaginare la situazione delle nostre famiglie. Rispetto alle 27 persone che lavoravano come dipendenti diretti fino a marzo in Fimar, siamo in una decina di operai in questa situazione e non vediamo prospettive. Chi aveva ancora ferie ha potuto percepire per un po’ lo stipendio ma per noi non c’è via di uscita». Le nuove normative in questi casi dopo la chiusura dell’attività non prevedono cassa integrazione o altre forme di ammortizzatori sociali.
In effetti nel marzo scorso anche il sindacato Cgil aveva auspicato un tavolo istituzionale che potesse farsi carico di questa situazione ma anche questa ipotesi non ha avuto sbocchi ulteriori. E anche gli incontri con i sindaci di Castelvetro e Castelnuovo non hanno avuto esito.
«Chiediamo che i sindacati riprendano in mano il caso - concludono gli operai - non c'è più tempo per chi ha famiglie da mantenere e un mutuo o un affitto da pagare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google