Modena, bancomat rubati e prelievi: come salvarsi
Federconsumatori: «Le banche accusano di negligenza la vittima per il Pin scritto su foglietti ma i ricorsi danno loro torto»
MODENA. Non datevi per vinti. Se nell’arco di poche ore avete subito il furto del portafoglio o della borsetta, il vostro conto è stato prosciugato e la banca vi dice che è colpa vostra perché dovevate nascondere meglio il Pin del bancomat, non è colpa del venerdì 17 o di una improvvisa ondata di sfortuna che vi ha investito in pieno. La situazione si può raddrizzare perché è possibile avere il rimborso delle somme prelevate dal ladro e non si deve affatto intraprendere una lotta stile Davide contro Golia nei confronti della vostra banca. È Federconsumatori di Modena, tramite proprio il suo presidente Maurizio Guidotto, che spiega che grazie ad appositi ricorsi, assistiti dall'associazione chi è stato derubato non unirà al danno anche la beffa. Esiste infatti un apposito organismo preposto alla definizione extragiudiziale delle controversie tra banca e clienti, l’Abf, ovvero l’Arbitro bancario finanziario, una specie di apposito gran giurì o di giudice di pace. In sostanza l’Abf rappresenta un'opportunità di tutela più semplice, rapida ed economica rispetto a quella offerta dal giudice ordinario: il cittadino, come spiega Federconsumatori, quasi sempre riesce ad avere il rimborso degli importi prelevati in modo fraudolento. Ne sa qualcosa infatti quella decina di modenesi che nell’arco di un anno mezzo ha avuto soddisfazione riuscendo ad essere rimborsata.
«La media più o meno è quella, nell’arco dell'anno sono quattro o cinque i derubati che si sono visti prelevare dal conto e che poi hanno fatto ricorso contro i mancati rimborsi delle banche. Nei primi mesi di quest'anno sono già cinque quelli che assistiamo nella pratica. Abbiamo notato che spesso si tratta di furti e relative “clonazioni” con prelievi che sono stati effettuati all’estero, mentre le vittime erano in vacanza. Il più recente invece è accaduto in città: la vittima aveva la borsa in auto, il ladro ha spaccato il finestrino e ha preso tutto. Il tempo di chiamare la polizia e di bloccare la carta, che il ladro aveva già prelevato il massimo giornaliero»
Ma perché le banche non vogliono rimborsare?
«Purtroppo rileviamo che quasi sempre la prassi seguita dalle banche per questi casi, è quella di dare per scontata la colpa grave del cliente: se il ladro era a conoscenza del Pin, evidentemente il cliente lo aveva custodito senza la necessaria diligenza, magari scrivendolo su un foglietto o nel portafogli. Di conseguenza, respingono il reclamo del cliente e quindi niente rimborso. Insomma, si dà per scontata la negligenza del derubato. Ma non è così ed è proprio Abf a stabilirlo nelle sue sentenze: è la banca che deve dimostrare la colposa negligenza del derubato».
L’arbitro afferma in queste pronunce che “il legislatore ha disposto che il rischio inerente all’utilizzazione di mezzi di pagamento debba ricadere completamente sull’intermediario, in ragione della professionalità e capacità di gestione dei rischi inerenti all’utilizzo di strumenti valutati aprioristicamente quale “pericolosi”, e che “la grave negligenza, nella custodia del Pin, deve certamente essere provata dal prestatore del servizio (banca), che quindi sarà tenuto ad allegare fatti che supportino tale qualificazione, vale a dire fornire la prova liquida della colpa grave“, con netta esclusione di prove presuntive.
«Va tenuto conto anche delle nuove tecnologie che usano i ladri specializzati in questo tipo di furti - conclude il presidente di Federconsumatori Modena, Maurizio Guidotto - ci sono dei macchinari che in pochi secondi decriptano il Pin dalla carta. Il ladro infatti non appena arriva in possesso del bancomat o del Postamat riesce ad ottenere grazie a questa apparecchiatura il codice di accesso. I tempi per chi deve bloccare la carta sono pertanto sempre più brevi proprio per l’aumentata abilità dei ladri».
Stefano Totaro
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