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Modena, caso Cardiologia: «Il prof. Sangiorgi vittima di indagini mal condotte»

di Carlo Gregori
Modena, caso Cardiologia: «Il prof. Sangiorgi vittima di indagini mal condotte»

L’avvocato Bergamini attacca l’inchiesta della Procura: «Un grande scienziato colpito senza prove e con la sceneggiata degli arresti. Sgura? L’ho querelato»

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MODENA. La difesa del prof. Massimo Sangiorgi è un attacco durissimo non solo alle indagini condotte dal pm Marco Niccolini ma anche ai procuratori capi che si sono succeduti. L’avvocato Francesco Bergamini punta il dito contro Vito Zincani, l’ex procuratore, per aver permesso la spettacolarizzazione e la diffusione di notizie a suo dire infamanti. Poi attacca Lucia Musti per aver collegato l’agguato al cardiologo Stefano Tondi con la sua testimonianza al processo di cardiologia poco prima che deponessero i testi della difesa. «Gravissimo», ha scandito ogni volta il difensore dell’ex direttore di Emodinamica considerato il perno di tutta l’inchiesta “Camici sporchi”. Gravissimo, ha spiegato, il modo in cui è stata condotta l’indagine. Gravissimi gli arresti «con sceneggiata indecorosa». Gravissimo l’uso dell’elicottero che volteggiava su Modena come si fa per la criminalità organizzata: «Un volo costa 1.500 euro - ha tuonato Bergamini - soldi che potevano essere spesi meglio».

«In questa inchiesta - ha aggiunto - non c’è stata lealtà tra cittadini e Stato». L’indagine è stata condotta con molti errori interpretativi dovuti alla scarsa conoscenza dell’ambiente medico, soprattutto quello della ricerca scientifica e clinica, delle sue prassi, dei suoi ambienti. Tanti, insomma, «i danni per un’indagine mal condotta e molto pubblicizzata. Ci sono voluti cinque anni per far capire all’opinione pubblica che erano infondate le accuse su professionisti che non hanno mai nascosto nulla».

Il ritratto di Sangiorgi è quello di uno scienziato a tutto tondo dotato di un estro irrefrenabile riconosciuto in tutto il mondo, con 300 pubblicazioni in inglese: «Sangiorgi è un pazzo per la scienza - ha detto ai giudici il difensore - ha sempre idee nuove». E Sangiorgi non è venuto a lavorare a Modena per una combutta, come secondo l’accusa, bensì per dare un contributo e un rinnovamento a un «reparto mediocre dove si faceva il minimo sindacale. Se ha condotto studi e ricerche è perché questa è la sua passione. Si è circondato di assistenti di qualità, ha condotto riunioni pubbliche, senza che nulla fosse nascosto. Ha portato attrezzature che non c’erano. I pazienti, quando c’era lui, venivano da tutta Italia». E poi un attacco a suoi accusatori, i colleghi cardiologi Rosario Rossi e Fabio Sgura. «Rossi aveva astio verso di lui, voleva diventare lui il responsabile di Emodinamica. Abbiamo sentito la vedova di Geraci: l’ex direttore non voleva che fosse lui il successore». E poi di nuovo l’accusa che Rossi e Sgura facessero visite private in orario ospedaliero. Un fatto, spiega Bergamini, attestato da due procedimenti disciplinari avviati dalla prof. Modena.

Poi la rivelazione su Sgura: «Su di lui a Roma c’è un procedimento pendente per diffamazione aggravata. Lo abbiamo avviato noi dopo le sue accuse a Sangiorgi di aver nascosto dei faldoni». Sangiorgi, al contrario, è uno scienziato che ha cercato di portare lustro al Policlinico, di tenere alta l’attività del suo reparto. «Fa male sentire il pm insistere sul fatto che fosse sul libro paga delle aziende biomedicali». Questa inchiesta «approfondisce il solco tra scienza e giustizia». Invita i giudici «a tenere come stella polare cosa ha dato Sangiorgi ai suoi pazienti e cosa ha tolto».

Ricorda che non esistono sperimentazioni fantasma e dazioni di denaro da corruzione. «Non c’è un caso di malasanità che gli sia attribuibile. I suoi pazienti sono stati sottoposti alle migliori cure possibili». Ai 7 anni di carcere dell’accusa, Bergamini oppone un’assoluzione senza mezzi termini.
 

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