l’intervento
«Pizzolato, garanzie sulla salute»
Luigi Manconi e Maria Cecilia Guerra chiedono chiarezza al Ministro
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Ma che ne è di Henrique Pizzolato? Dopo la grande mobilitazione che accompagnò la sua vicenda giudiziaria e la malinconica conclusione, quali novità su di lui? Come era lecito aspettarsi, le notizie non sono particolarmente allegre e si può dire che Pizzolato si trovi tutt'ora in pericolo. L’ex bancario e sindacalista italo brasiliano – condannato a 12 anni e 7 mesi di reclusione per i reati di corruzione e riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta “Menselao” – è stato vittima di gravi violazioni nei suoi fondamentali diritti. Come si apprende dalla relazione del Funzionario dell’Ambasciata italiana in Brasile, dal 31 gennaio al 2 febbraio di quest’anno Pizzolato è stato trasferito in isolamento, a seguito di una punizione inflitta senza che gli fosse riconosciuta la possibilità di difesa e di contraddittorio, in una nuova sezione del carcere di Papuda. Ciò ha comportato l’allontanamento dall’“Ala dei Vulnerabili”, appositamente creata, secondo le accuse della moglie, per superare le residue resistenze dell’Italia all’estradizione. Quell’ala rappresenta una sorta di isola di celle all’interno di un penitenziario sovraffollato come forse nessun altro al mondo. Durante l’isolamento, Henrique è stato ristretto insieme ad altre undici persone in una cella inadeguata per spazio e condizioni igieniche, dotata solo di un bagno alla turca e priva di letti. In questa sezione, poi, i pasti vengono generalmente serviti in ciotole senza posate. L’isolamento, oltre a rappresentare una violazione delle garanzie assicurate all’Italia dal Governo brasiliano, non è stato mai stato motivato. Una volta tornato nella sua cella abituale, a Pizzolato è stato negato l’utilizzo del ventilatore e di prodotti destinati all’igiene quotidiana. Occorre ricordare che nel Complesso penitenziario di Papuda le condizioni risultano essere particolarmente afflittive: i detenuti e i loro famigliari sono oggetto di pratiche vessatorie, lesive della dignità, come il denudamento e l’ispezione intima.
Il nostro connazionale, inoltre, sebbene abbia maturato per buona condotta il diritto dapprima al regime semiaperto e poi aperto, viene tuttora tenuto in regime chiuso. Secondo la relazione di due parlamentari brasiliani componenti della Commissione per i diritti Umani, la motivazione di mantenere Pizzolato in un regime di pena inadeguato sarebbe riconducibile alla volontà di indurlo a pagare una sanzione pecuniaria che si aggiungerebbe, così, alla pena limitativa della libertà che già sta scontando. Secondo la legislazione brasiliana, però, il pagamento della multa non solo non si presta ad esser condizione per l'evoluzione del regime detentivo, ma il tribunale d’esecuzione penale ed il Pubblico Ministero Federale non hanno alcuna legittimità per esigere la riscossione. Di recente, il governo brasiliano ha presentato una richiesta di estensione dell’estradizione per i reati che Henrique avrebbe commesso per potersi allontanare dal Brasile prima di essere incarcerato: falsificazione della carta d’identità, del passaporto e di altri documenti. Questo procedimento è attualmente pendente in Cassazione ma, qualora fosse approvato, la pena non verrebbe scontata nell’ “Ala dei vulnerabili” del carcere di Papuda ma all’interno del carcere di Lages, dove lo scorso gennaio si è verificata una violenta rivolta dei detenuti che ha causato l’intervento dell’esercito. Ciò ha avuto un effetto paradossale e che costituisce, a nostro avviso, un serissimo monito per la giustizia italiana, in particolare nelle sue relazioni con altri Paesi. All’udienza del 12 luglio 2017, la Corte di Cassazione ha chiesto al Ministro della Giustizia Orlando di reclamare dal Governo brasiliano garanzie sulle condizioni della detenzione che Pizzolato dovrebbe scontare per questo secondo procedimento. Sarebbe importante sapere quali siano state o quali saranno le mosse che il nostro Ministro della Giustizia si appresta a fare. Stiamo parlando, non dimentichiamolo, di un cittadino italiano consegnato dall'Italia al Brasile.
Luigi Manconi
Maria Cecilia Guerra
Il nostro connazionale, inoltre, sebbene abbia maturato per buona condotta il diritto dapprima al regime semiaperto e poi aperto, viene tuttora tenuto in regime chiuso. Secondo la relazione di due parlamentari brasiliani componenti della Commissione per i diritti Umani, la motivazione di mantenere Pizzolato in un regime di pena inadeguato sarebbe riconducibile alla volontà di indurlo a pagare una sanzione pecuniaria che si aggiungerebbe, così, alla pena limitativa della libertà che già sta scontando. Secondo la legislazione brasiliana, però, il pagamento della multa non solo non si presta ad esser condizione per l'evoluzione del regime detentivo, ma il tribunale d’esecuzione penale ed il Pubblico Ministero Federale non hanno alcuna legittimità per esigere la riscossione. Di recente, il governo brasiliano ha presentato una richiesta di estensione dell’estradizione per i reati che Henrique avrebbe commesso per potersi allontanare dal Brasile prima di essere incarcerato: falsificazione della carta d’identità, del passaporto e di altri documenti. Questo procedimento è attualmente pendente in Cassazione ma, qualora fosse approvato, la pena non verrebbe scontata nell’ “Ala dei vulnerabili” del carcere di Papuda ma all’interno del carcere di Lages, dove lo scorso gennaio si è verificata una violenta rivolta dei detenuti che ha causato l’intervento dell’esercito. Ciò ha avuto un effetto paradossale e che costituisce, a nostro avviso, un serissimo monito per la giustizia italiana, in particolare nelle sue relazioni con altri Paesi. All’udienza del 12 luglio 2017, la Corte di Cassazione ha chiesto al Ministro della Giustizia Orlando di reclamare dal Governo brasiliano garanzie sulle condizioni della detenzione che Pizzolato dovrebbe scontare per questo secondo procedimento. Sarebbe importante sapere quali siano state o quali saranno le mosse che il nostro Ministro della Giustizia si appresta a fare. Stiamo parlando, non dimentichiamolo, di un cittadino italiano consegnato dall'Italia al Brasile.
Luigi Manconi
Maria Cecilia Guerra
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