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Modena

Se a “fallire” è una donna con due figli

di Luca Gardinale
Se a “fallire” è una donna con due figli

Una modenese chiede per la prima volta un concordato per rientrare dalla marea di debiti per bollette e mutui non pagati

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MODENA. i fallimenti aziendali li vediamo tutti i giorni, con società che chiudono e finiscono in tribunale sopraffatte dalla crisi. Ma cosa succede quando a rischiare il fallimento è una persona fisica che finisce per indebitarsi tra mutui, banche, bollette e conti non pagati? Una situazione per nulla rara, soprattutto oggi, ma che per la prima volta a Modena ha visto una richiesta di composizione della crisi sulla base di un “piano consumatori”, sfruttando una legge del 2012 fino ad ora poco utilizzata.

Facendo un passo indietro, protagonista della vicenda è una donna modenese residente in provincia separata e madre di due figli, che da tempo si trovava sommersa dai debiti: per fortuna niente banche, ma debiti con l’Inps, visto che la donna, dipendente pubblica, ha richiesto un finanziamento all’istituto previdenziale per l’acquisto della casa, e conti non pagati relativi alla vita di tutti i giorni, a partire dalle bollette Hera. Così, vistasi braccata dai creditori, la signora ha chiesto una composizione della crisi da sovraindebitamento sulla base della legge approvata nel 2012 che prevede tre possibilità: un “piano consumatori”, un accordo con i creditori o la liquidazione del patrimonio.

In questo caso la scelta è caduta sulla prima possibilità, che ha comportato la nomina di un organismo di composizione, rappresentato dalla commercialista Monica Lorenzi dello studio Bedoni di piazza Roma. «Questa procedura è assimilabile ai concordati fallimentari - spiega la dottoressa Lorenzi - ma è nata proprio per le situazioni che riguardano le persone fisiche. In questo caso è stato scelto un “piano consumatori”, che prevede una proposta di rientro che deve essere omologata dal giudice». Ma in cosa consiste la proposta di rientro concordata dalla signora insieme all’organismo di composizione? In sostanza, la donna dovrà mettere a disposizione dei propri creditori una parte - 300 euro al mese - del suo stipendio per un periodo di sette anni, arrivando così a restituire 25.200 euro ai soggetti con i quali aveva contratto i debiti. Inoltre, al fine di anticipare i tempi e dare un ulteriore segnale ai creditori, la signora ha chiesto un mutuo di 25.200 euro alla Banca etica, che, grazie alla garanzia del fondo antiusura “Interesse uomo”, potrebbe erogare la somma richiesta entro trenta giorni dall’omologa del piano.
 

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