«Siamo troppo piccoli? No, conta l’efficienza»
di Stefano Turcato
«Quello che conta è avere i numeri in ordine e noi continuiamo a crescere» L’impegno per la digitalizzazione. L’originale motivo della nascita dell’istituto
3 MINUTI DI LETTURA
In tema di banche non si fa altro che parlare dell’importanza delle dimensioni per reggere la trasformazione del settore, per stare adeguatamente sul mercato. Discorsi di certo fondati quando si parla di realtà quali, per esempio, la modenese Bper ma che non escludono a priori la possibile esistenza di spazi di mercato anche per piccoli istituti di credito come l’altra modenese Banca Interprovinciale, stabilmente legata al territorio modenese e bolognese da otto anni. E se si parla di dimensioni Alessandro Gennari, d.g. di Banca Interprovinciale, ha subito la risposta pronta: «Ma se contassero solo le dimensioni - dice Gennari - mi dica lei come si spiegano i clamorosi tracolli di certi colossi che tutti conoscono. Le dimensioni sotto certi profili sono importanti ma quello che conta è l’efficienza, è avere in conti in ordine e da questo punto di vista sono orgoglioso della nostra banca, che da sei anni presenta bilanci in utile e anche nel 2016, come sarà nel 2017, cresce, con moderazione ma cresce».
Qualcuno dice scherzosamente che Banca Interprovinciale nel 2009 è nata per protesta, in risposta alla realtà di allora del settore bancario.
«Tra il 2007 e il 2008 c’era una situazione davvero incredibile e un gruppo di imprenditori e professionisti ha deciso di dare vita a una piccola banca a Modena che potesse ispirarsi a criteri etici che secondo noi stavano venendo meno in troppi casi. Si trattava di basare il rapporto tra cliente e banca in termini diversi: mantenere una parola data, la fiducia reciproca deve essere il primo asset di una banca, tutti elementi che appartengono al nostro Dna. Qualcuno ci ha presi per pazzi quando nel 2009 abbiamo aperto una banca ma i motivi che accennavo spiegano perché siamo riusciti a crescere e a instaurare determinati rapporti nel territorio».
Avete anche incorporato un’altra piccola banca.
«Stiamo concludendo ora l’iter per l’incorporazione di Emilveneta, una realtà ancor più piccola rispetto alla nostra. Chiudiamo la sede di Modena di Emilveneta per aprire a Reggio Emilia. Così le nostre filiali diventano sette, anche se ormai il numero degli sportelli assume una rilevanza sempre minore: il settore bancario si sta trasformando radicalmente. Con il web lei può aprire un conto a Modena stando a New York e il nostro impegno per la digitalizzazione di tutto il lavoro sta garantendo ottimi risultati. Abbiamo investito, e continuiamo a farlo, in nuove tecnologie».
Qualche numero che possa fotografare il buon momento di Banca Interprovinciale?
«Nel 2016 la raccolta diretta si è attestata sui 500 milioni con circa 300 milioni di prestiti a imprese e famiglie - risponde Gennari - e ci tengo a evidenziare, dato che si parla giustamente tanto di crediti deteriorati, che per noi questo problema si limita a un 3%. Abbiamo circa settemila conti correnti e sessanta dipendenti».
La recente serata in Accademia per Rock No War ha riscosso un notevole successo.
«L’attenzione per il terzo settore e per le Onlus ci contraddistingue. La solidarietà si misura con sostegni concreti e i nostri conti in ordine ci consentono iniziative del genere».
Qualcuno dice scherzosamente che Banca Interprovinciale nel 2009 è nata per protesta, in risposta alla realtà di allora del settore bancario.
«Tra il 2007 e il 2008 c’era una situazione davvero incredibile e un gruppo di imprenditori e professionisti ha deciso di dare vita a una piccola banca a Modena che potesse ispirarsi a criteri etici che secondo noi stavano venendo meno in troppi casi. Si trattava di basare il rapporto tra cliente e banca in termini diversi: mantenere una parola data, la fiducia reciproca deve essere il primo asset di una banca, tutti elementi che appartengono al nostro Dna. Qualcuno ci ha presi per pazzi quando nel 2009 abbiamo aperto una banca ma i motivi che accennavo spiegano perché siamo riusciti a crescere e a instaurare determinati rapporti nel territorio».
Avete anche incorporato un’altra piccola banca.
«Stiamo concludendo ora l’iter per l’incorporazione di Emilveneta, una realtà ancor più piccola rispetto alla nostra. Chiudiamo la sede di Modena di Emilveneta per aprire a Reggio Emilia. Così le nostre filiali diventano sette, anche se ormai il numero degli sportelli assume una rilevanza sempre minore: il settore bancario si sta trasformando radicalmente. Con il web lei può aprire un conto a Modena stando a New York e il nostro impegno per la digitalizzazione di tutto il lavoro sta garantendo ottimi risultati. Abbiamo investito, e continuiamo a farlo, in nuove tecnologie».
Qualche numero che possa fotografare il buon momento di Banca Interprovinciale?
«Nel 2016 la raccolta diretta si è attestata sui 500 milioni con circa 300 milioni di prestiti a imprese e famiglie - risponde Gennari - e ci tengo a evidenziare, dato che si parla giustamente tanto di crediti deteriorati, che per noi questo problema si limita a un 3%. Abbiamo circa settemila conti correnti e sessanta dipendenti».
La recente serata in Accademia per Rock No War ha riscosso un notevole successo.
«L’attenzione per il terzo settore e per le Onlus ci contraddistingue. La solidarietà si misura con sostegni concreti e i nostri conti in ordine ci consentono iniziative del genere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
