Gazzetta di Modena

Modena

Emotion

Antenna 1 Rock Station: Dagli ideali al punk storia di una radio libera e alternativa

di Gabriele Bassanetti
Antenna 1 Rock Station: Dagli ideali al punk storia di una radio libera e alternativa

L’emittente festeggia in autunno i 40 anni Generazioni di dj, musicisti, programmi cult 

7 MINUTI DI LETTURA





Negli anni Ottanta delle tastierone e della batteria elettronica, dei capelli cotonati e delle giacche con le spalline, per chi provava a sottrarsi alle mode imperanti e cercava buona musica e un’alternativa culturale, in provincia di Modena c'era un’ancora di salvezza: Antenna Uno Rock Station, sui 104.700, passava la musica che nessun altro trasmetteva, promuoveva una cultura alternativa, dava voce e identità ad autentiche “tribù”, che oggi non esistono più mescolate nel grande calderone del web. Punk, dark, rockabilly e le mille altre identità musicali e culturali che da Usa e Uk arrivavano in Italia, avevano questo punto di riferimento, che nessun altro aveva. Una radio libera come poche e che come tale avrebbe dovuto durare giusto una stagione. E invece Antenna Uno, che adesso si chiama Antenna 1 col numero e senza più “rock station”, celebra nel prossimo mese di ottobre i suoi quarant'anni di vita. Quarant’anni durante i quali ha creato un'autentica scena musicale, ha visto nascere band e dj, ha indirizzato i gusti di migliaia di ascoltatori per generazioni.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15636864:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15636864:1650046752/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Nata nel 1977, che in campo musicale significa l'esplosione del punk e in campo sociale gli anni della protesta giovanile (e anche, purtroppo, del terrorismo), fu fondata da un gruppo di amici carichi di ideali. Era una radio non da dj ma “un luogo di discussione”, come racconta Graziella Giovannini, “Lella”, che fu fra le fondatrici: «Eravamo giovani, megalomani e carichi di ideali, era il periodo delle radio libere e noi fondammo la nostra: creavamo spazi di confronto, davamo carta bianca a gruppi di ragazzi per parlare in radio, abbiamo corso anche dei rischi in un'epoca di grandi contrapposizioni. Ma abbiamo anche dato vita a eventi e partecipato spesso alle iniziative locali e non. Antenna Uno, ad esempio, organizzò un pullman per partecipare al funerale di Aldo Moro. E con orgoglio ricordo che sulla prima pagina dell'Unità c'era una foto in cui campeggiava ben visibile il nostro striscione. Il direttore era un vecchio giornalista di Milano che presso la sede della radio, che all'epoca era a Spezzano, praticamente non è mai venuto, ma si prendeva il rischio e in cambio noi trasmettevano i bobinoni che ci inviava con i suoi discorsi. L'obiettivo iniziale non era solo musicale, dall'inizio Antenna Uno aveva intenzione di diffondere cultura, con attenzione alle realtà alternative e specialmente a quelle locali. Poi i dieci soci originari decisero che ne avevano abbastanza di metterci del loro e cedettero la radio a Massimo Nocetti, che la trasferì a Fiorano, nella storica sede dove sta tuttora».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15636865:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15636865:1650046752/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Lara Mammi è figlia di Lella e in un incredibile passaggio generazionale, che poche altre radio possono vantare, ha trasmesso anche lei ad Antenna Uno per ben 13 anni, dal 1992 al 2005. Ogni tanto si fa viva ancora nell'etere. «Inizialmente ho curato un programma di notizie e spettacoli di un'ora, alle 12 con replica alle 20, che si occupava di tutti gli appuntamenti locali che avevano a che fare con la nostra idea culturale. Internet non c'era, l'informazione puntuale serviva. Poi sono passata a un programma serale, “Il Bar sotto il mare”, in cui venivano ospiti, si facevano monografie di artisti e si parlava di tutto, non necessariamente di musica. Ricordo per esempio Massimo Zamboni dei Cccp che fu con noi e ci parlò di agricoltura, della sua nuova vita da contadino pigro che non aveva voglia di alzarsi all'alba: Speaker Deemo dei Casino Royale si inventò uno speciale sulle copertine dei dischi, Stefano Regina, un attore, si improvvisò theatre jockey, creando monologhi a richiesta. Si faceva di tutto, c’erano grandi spazi creativi e la possibilità di inventarsi qualunque cosa. Ogni spunto non veniva mai smorzato ma la reazione era sempre, proviamoci. Questo ha fatto la differenza e la fortuna di Antenna Uno e l'ha mantenuta sempre viva».

Anche Andrea Nocetti, che in radio trasmette ancora, entra a far parte della famiglia fin da piccolissimo: «I miei genitori erano coinvolti e quindi ho respirato questa radio fin dall'età di 7 anni. A 17 ero già dentro e nel 2008 ho cominciato a trasmettere e poi a fare il dj nelle serate. L'ho vista cambiare sotto ai miei occhi. Prima era una grande famiglia, adesso l'ottica è un po' più allargata ma abbiamo sempre cercato di stare al passo coi tempi e di offrire un modo diverso di fruire della musica. Siamo ancora una voce fuori dal coro». Antonio Zanoli è un dj storico della radio ed è stato anche dipendente di Antenna Uno, dal 2001 al 2006, occupandosi sia di trasmettere che di coordinare la parte amministrativa e logistica.

«Avevo fatto un'esperienza a Mondo Radio, ma mi piaceva Antenna Uno e feci di tutto per entrare. Tramite il Circolo Fahrenheit e Nicola Caleffi, riuscii ad avere un provino e cominciai a lavorare nel 2001. A livello artistico era e resta una radio di rottura, in ambito musicale ma non solo. Siamo sempre stati coerenti e abbiamo per questo sempre goduto di grande rispetto. Mi ha dato grandi soddisfazioni, c'è ancora gente che mi ferma per strada e mi ringrazia di aver accompagnato i suoi anni di studio, i suoi viaggi in auto».

Poi ci sono i musicisti: Antennna Uno ne ha avuti come dj e ha contribuito a creare chissà quante band rock. Almeno tre sono ben note: Paolino Paperino band, Julie's Haircut, Joe Leaman, più Giancarlo Frigieri, che ha fatto parte di due di queste ma adesso è un solista: «La ascoltavo sempre Antenna Uno e un giorno ho preso coraggio e sono andato alla sede, dove già trasmetteva il mio amico Nicola Caleffi. Ci sono rimasto per 15 anni. Antenna Uno era ed è la radio dove non cambi mai frequenza, il totem di una tribù, il collante di una comunità di persone. Fra chi ascolta Antenna Uno ci si è sempre riconosciuti, è chi cerca l'alternativa, qualcosa di nuovo. Ho grandi ricordi e grandi soddisfazioni pensando a questa esperienza: ricordo una puntata dedicata a Sandinista, storico disco dei Clash, per cui i Gang vennero apposta in radio a Fiorano, da Filottrano nelle Marche dove vivono. Ricordo la riapertura dell'Albert Hall, il nostro locale di punta, con almeno duemila persone in fila».

Avendo sempre rifuggito la pubblicità da network, Antenna Uno infatti ha sempre vissuto delle serate nei locali, con alcuni nomi davvero storici della provincia. Nicola Caleffi, voce e chitarra dei Julie's Haircut, ha avuto la vita musicalmente segnata da Antenna Uno: «La ascoltavo, facevo richieste, ma il desiderio di saperne di più era forte e così ho bussato alla porta: avevo 14 anni. Era il 1988. Ho conosciuto alcuni dei dj storici della radio, Stefano Nocetti, Massimiliano Teneggi, Giuliano Ghini, Vanni Neri. Quando sono entrato ero appassionato di musica rock classica e qui ho scoperto il punk, la new wave, l'idea di sonorità innovative, che poi ha segnato anche il mio lavoro da musicista. Ho trasmesso per vent'anni, fino al 2008. Questa è una radio unica, non ce ne sono altre così. Ha puntato da subito su un indirizzo musicale specifico, ha dato un'identità alle tante sottoculture che altrove non avevano spazio. Se venivi al Mascotte di Nonantola negli anni Ottanta li vedevi: i dark, i punk e tutti gli altri gruppi vestiti allo stesso modo e riuniti insieme. Ancora oggi, anche se le cose sono cambiate, intorno ad Antenna 1 c'è una vera comunità e sappiamo che in ottobre quando festeggeremo i quarant'anni, saranno di nuovo tutti con noi».

LA STORIA

Radio Antenna Uno nasce nel 1977 e svolge i suoi primi anni di attività a Spezzano, in via Statale Est, occupando due frequenze, i 101.700 e i 104.700. Nel 1980, a seguito di sopravvenuti impegni lavorativi da parte di molti dei soci fondatori, viene ceduta una frequenza a Modena Radio City e la società passa nelle mani di Massimo Nocetti; la sede viene trasferita in quella che diverrà poi la sede storica, dov’è tuttora locata, di Via Marconi. Stefano Nocetti, al tempo diciottenne, divenne la voce principale della radio, la cui programmazione è in linea che le sonorità che da qualche tempo urlano già in Inghilterra e negli Stati Uniti: non la canzone melodica italiana, non la disco-music che imperversa ma i suoni crudi e spesso sgraziati del punk, i ritmi sincopati del rock, le prime note cupe del dark. Questa precisa scelta musicale, faceva sì che ben pochi introiti pubblicitari approdassero nelle casse della Radio per cui, nel 1984, dopo aver fatto convogliare nella società di gestione Vanni, Giuliano, Daniela e Tiziano, Antenna Uno iniziò l’avventura nei locali: il primo fu un’acetaia dismessa a Castelvetro, il Pakko, che insegnò e disegnò il sentiero da percorrere. Poi venne il Mascotte di Nonantola (ora Vox), poi l’ex Nuovo Mondo di Castelvetro, battezzato pomposamente Albert Hall, fino ad approdare all’Oasis Club, mitico locale da ballo che negli anni ’70 si chiamava Poker Danze. Le cose proseguirono fino al 2007 quando venne ceduta la frequenza dei 104.700 a Rtl; i fedelissimi però non restarono soli a lungo perché dopo un anno, sui 101.300, le trasmissioni ripresero e sono proseguite fino a oggi.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google