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Hera vuole allargare il business rifiuti

Hera vuole allargare il business rifiuti

Avviata in Regione la procedura per aumentare di 12mila tonnellate all’anno la ricezione di scarti nell’area chimica

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L’impianto chimico-fisico di via Cavazza è una minuscola parte della vasta area su cui sorge anche l’inceneritore di Hera. Ma, stando alle valutazioni della multiutility, rispetto al proprio regime massimo lavora sottodimensionato tanto che ora si punta ad aumentare la ricettività di rifiuti. La strategia è depositata in Regione dove è stata avviata la procedura di Verifica (screening) relativa al progetto di incremento del quantitativo di rifiuti. Ci saranno 45 giorni di tempo per prendere visione della corposa documentazione, dei piani di Hera e presentare eventuali osservazioni. Nel frattempo è possibile intuire come il centro di Modena sia sempre più considerato elemento imprescindibile nella ricezione di rifiuti del vasto ambito di approvvigionamento della società. «Si ritiene opportuno precisare - scrive l’azienda - che, l’impianto chimico fisico di Area 2 a Modena, ricopre, a livello logistico, un ruolo strategico di centralità e prossimità per il trattamento dei percolati generati in particolare dalle discariche del territorio modenese (Modena, Finale Emilia, Zocca, Montefiorino, Fanano e Pievepelago), del territorio ferrarese (discariche esaurite di Ferrara) e bolognese (discariche di Sant’Agata Bolognese, Bentivoglio, Galliera e Guelfa-Bologna). Perché nell’impianto chimico fisico vengono lavorati annualmente 58mila tonnellate di rifiuti all’anno di rifiuti pericolosi e non pericolosi. E adesso si punta ad alzare quella quota fino a 70mila tonnellate annue, con un incremento complessivo di 12mila “dedicato esclusivamente a rifiuti non pericolosi”. Di cosa si tratta? In particolare si parla di “rifiuti liquidi non pericolosi conferiti da terzi costituiti in maniera prevalente da percolati da discarica/impianti di compostaggio ed acque meteoriche di dilavamento”, che andranno ad aggiungersi alle 58mila tonnellate di cui il 58% è costituito dai reflui provenienti dal termovalorizzatore, mentre il restante 42% è rappresentano dai rifiuti speciali non pericolosi. Soltanto lo 0.2% del totale - scrive Hera - riguarda rifiuti speciali pericolosi.

Il progetto consegnato in Regione arriva dopo un biennio in cui il conferimento tramite autobotte è sensibilmente calato dopo un 2013-14 molto intenso a fronte del 2015-16 che invece è stato contrassegnato dalle scarse precipitazioni, che hanno a loro volta ridotto il percolato prodotto nelle discariche del territorio curate da Hera. C’è però la convinzione che Modena sia in grado di aumentare la propria capacità di lavorazione non a caso, nella procedura di Screening, viene inserita anche una richiesta di nuove deroghe rispetto allo scarico finale nella pubblica fognatura. (fd)



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