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Riunione sui profughi a Prignano: vince solo la rabbia

di Daniele Montanari
Riunione sui profughi a Prignano: vince solo la rabbia

Duecento persone inferocite, interrotto l’incontro col sindaco. «Diversi da noi: in chiesa tirano giù i crocifissi»

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PRIGNANO. Una folla di 200 persone imbufalite che costringono alla fine a interrompere l’incontro per mancanza di dialogo. Nonostante dall’altra parte vi fossero quattro sindaci e un sacerdote che hanno tentato in tutti i modi di sedare gli animi.

È il bilancio clamoroso della riunione sui profughi convocata mercoledì sera in sala consiliare a Prignano. Dove il tema da un paio di settimane è particolarmente caldo dopo la protesta di Morano. E qui la situazione è esplosa. E dire che padre Giuliano Stenico, presidente della Fondazione Ceis di Modena che si occupa di accoglienza, era stato invitato proprio per aiutare a capire e sollecitare il reperimento di appartamenti in nome di quella accoglienza diffusa condivisa con la Prefettura, che vuole evitare pericolose concentrazioni. Prefettura che però proprio in questi giorni, oltre a sollecitare nuovamente Prignano a fare il proprio dovere in fatto di ospitalità, ha comunicato anche che in realtà adesso la sua quota è cresciuta: non più 7-8 persone ma 12. Già questo ha innervosito gli animi all’inizio, nonostante fin dalle prime battute il sindaco Valter Canali abbia lanciato l’idea di un bando per reperire alloggi ribadendo l’impegno a «non creare situazioni di tensione».

Quindi la parola è passata ai sindaci Elio Pierazzi (Frassinoro), Gian Domenico Tomei (Polinago) e Fabio Braglia (Palagano) che hanno raccontato le loro esperienze di accoglienza, per nulla allarmanti. Pierazzi, che ne ha nove a Frassinoro, ha detto anche di essere stato tra i primi sindaci della provincia ad averli sul territorio «dove non c’è mai stato un problema, perché sono dei bravi ragazzi che ci aiutano anche nelle manutenzioni».

Ma non c’è stato niente da fare. E non è andata meglio a padre Stenico, più volte interrotto nonostante abbia criticato l’attuale gestione dell’emergenza dicendo che «il Ministero doveva costruire un progetto di accoglienza chiamando sindaci e imprenditori prima di mandare le persone alle Prefetture, non dopo».

Non è giusto neanche chiamarlo razzismo, però: il consigliere di opposizione Walter Telleri, nel leggere un messaggio degli abitanti di Morano, ha sottolineato «che dagli anni '70 qui c’è sempre stata una forte presenza di extracomunitari, ma non si è mai creato conflitto sociale». Che sia per un motivo o per l’altro, il fatto è però che non ci si è riusciti a parlare, anche per via di frasi come: «Loro sono totalmente diversi da noi, bisogna guardarci prima di prenderli».

Oppure: «Questi son quelli che poi vanno in chiesa a tirar giù i crocifissi». Canali ha ricordato di essersi opposto, tre mesi fa, alla prospettiva di alloggiare 15 persone in un appartamento del capoluogo che poteva ospitarne 7-8, ma neanche questo ha tranquillizzato. «Si sta trasformando solo in chiasso – ha dovuto ammettere lui stesso verso le 22.30 – dispiace molto, dopo aver invitato qui queste persone nonostante i loro impegni, ma siamo costretti a chiudere». «Lo sapevamo che finiva così – hanno commentato dal comitato di Morano – il problema è che non si sono voluti fare prima incontri nelle frazioni per informare. E qui è esplosa la rabbia».

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