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Come un romanzo: Villa Sorra e il magico giardino romantico

di Maria Vittoria Melchioni
Come un romanzo: Villa Sorra e il magico giardino romantico

Andrea Di Paolo innamorato di un “luogo straordinario” ne racconta la storia, l’unicità, i cambiamenti nei secoli

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C'è qualcosa di magico nella vegetazione, se non altro perché ogni pianta sfida la forza di gravità e si erge verso l'alto infischiandosene della fisica che ci vuole trattenere sulla terra. Il bosco, la foresta, il giardino sono luoghi che impariamo a conoscere sin da bambini, e che immediatamente esercitano su di noi tutto il loro potere seduttivo.

Andrea Di Paolo si è innamorato di Villa Sorra e del suo giardino romantico, unico nel suo genere (almeno nella nostra Regione) quando aveva poco più di quattro anni. Un amore che è continuato nel tempo e che lo ha portato a compiere studi sempre più approfonditi, fino alla redazione della tesi di laurea e altre pubblicazioni su questo complesso così particolare. Ultimo in ordine cronologico è il libro “Villa Sorra - Storia di un luogo straordinario tra Modena e Bologna”, una vera e propria guida storico-tecnica di facile maneggevolezza, ideale per la consultazione durante una visita alla villa e al suo parco.

Dopo le introduzioni degli architetti paesaggisti Andreas Kipar e Franco Zagari e del professor Alessandro Chiusoli (di cui Di Paolo è stato allievo), l'autore ci narra l'affascinante storia della Villa, partendo dall'evoluzione del paesaggio in cui è inserita e di cui è parte preponderante. Inizia così un avvincente viaggio nel tempo e nello spazio, attraverso un'accurata documentazione che ci fa capire l'unicità del soggetto trattato.

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Si parte dalla perfetta centuriazione romana di cui il complesso è uno dei pochi (se non l'unico) esempio ancora visibile, passando per le vicende delle varie famiglie che ne hanno avuto la proprietà iniziando con i Sorra, con i Munarini, i Frosini e i Malvasia, i Cavazza, poi la trasformazione in Pio Istituto fino ad arrivare ai giorni nostri con la "multiproprietà" dei comuni di Castelfranco, Modena, Nonantola e San Cesario. Di Paolo, che è dottore agronomo e architetto del paesaggio, ha un legame molto intenso con la villa e il parco nel quale, tuttora, si perde in lunghissime passeggiate.

È stato complesso scrivere un libro alternando parti tecniche a parti narrativo-storiche?

«Ho cercato di venire incontro ad un pubblico eterogeneo, quindi non solo di tecnici, ma soprattutto di frequentatori del posto. Da amante della cartografia, avrei preferito che il formato del volume fosse stato più grande, ma sarebbe poi stato impossibile maneggiarlo agevolmente durante le visite, così ho optato per una guida dalla rapida consultazione per quello che riguarda le parti strutturali della villa e del giardino, da mettere nel cestino della bici, nello zaino, nella borsa e da tirare fuori in loco».

Come mai questo amore così profondo per Villa Sorra?

«Perchè ha un valore affettivo legato alle visite che ho fatto assieme alla mia famiglia quando ero piccolo. Ho provato immediatamente un'empatia con quel luogo che è progressivamente cresciuta, sfociando in un approccio più tecnico e scientifico oltre che sentimentale. Siamo davanti ad un posto straordinario dove il rapporto tra architettura, giardino e paesaggio agrario ha un valore ineguagliabile».

Ha usato metodologie scientifiche originali per la stesura dei suoi studi.

«Sono tutti metodi di analisi e studio che vengono da altre realtà. Per l'analisi storica ho adottato la metodologia inglese dell'Università di York adattandola alla realtà italiana. Per l'analisi cartografica ho usato sovrapposizioni di mappe storiche che hanno evidenziato i mutamenti che il territorio, sempre più antropizzato, ha avuto. Per la datazione della vegetazione ho seguito un metodo di scuola tedesca che mi ha permesso di individuare i vari impianti fatti nei secoli a seconda del gusto e della moda».

Che futuro auspica a Villa Sorra?

«Prima di tutto che venga recuparata nella sua interezza, sebbene l'operazione necessiti di svariati milioni di euro. Poi, che diventi il primo vero e proprio "landmark" dell'Italia del Nord con i suoi 100 ettari dedicati alle coltivazioni, con la possibilità di sviluppare un brand per prodotti e merchandising, il luogo eletto per rappresentare al meglio la grande varietà enogastronomica del nostro territorio. Questi sono tempi in cui c'è una maggior presa di coscienza sul fatto che se non si agisce ora sulla Villa si perde una grande opportunità. Ma io credo fermamente che le istituzioni non perderanno tempo».

Il libro è disponibile gratuitamente nelle sedi municipali e nelle biblioteche dei comuni proprietari.
 

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