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E ora Lilian Tintori riabbraccia il marito leader della protesta

di Gaetano Josè Gasparini
E ora Lilian Tintori riabbraccia il marito leader della protesta

Manifestazioni di piazza e proteste, liberato dopo tre anni Davide Venturelli esulta: «Nostra concittadina, verrà qui» 

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Solo cinque anni fa era ancora una delle principali potenze regionali dell'America del Sud.

Un paese dall'economia florida, fra i primi produttori al mondo di petrolio. In pochi anni il Venezuela è letteralmente sprofondato. Con un'inflazione senza precedenti pari a +1000% nel 2016, una penuria alimentare che morde, gli ospedali in stato di semi-abbandono. E poi le sommosse quotidiane, la criminalità a tassi record, le file davanti ai supermercati, l'esercito in strada e la moltiplicazione degli omicidi e dei sequestri di persona. A polarizzare la società, è la figura del presidente della Repubblica Bolivariana Nicolas Maduro, delfino e successore di Hugo Chavez. Lo scontro violento è fra i sostenitori del presidente socialista e la coalizione dell'opposizione Mesa Unida por la Democracia (Mud), guidata dal partito Voluntad Popular di Leopoldo Lopez, una formazione di ispirazione liberista. Lopez, arrestato dopo le manifestazioni del 2014 e condannato a 13 anni, rampollo di una ricchissima famiglia di tycoon dell'editoria e dei mass-media, discendente del Libertador in persona, Simon Bolivar, è stato posto agli arresti domiciliari la settimana scorsa. A guidare la campagna per la sua liberazione c’è la moglie: Lilian Tintori. Lilian Tintori, carismatica e affascinante italo-venezuelana, discendente dei una famiglia di Pavullo; dal novembre 2016 è cittadina onoraria della capitale del Frignano.

«È di Monzone, una frazione in cui tutti hanno almeno un parente emigrato in Venezuela”, dice Davide Venturelli, il giovane consigliere comunale pentastellato che si è battuto per riconoscere a questa illustre venezuelana un legame con la città dei suoi antenati.

«Sua nonna che l'ha cresciuta si chiamava Valentina Tintori. In paese era conosciuta come la “Valenta”. E' ancora in vita, abita a Caracas e parla solo dialetto pavullese», racconta Venturelli secondo il quale sarebbero almeno 500 le persone che da Pavullo e dintorni sono emigrati, in particolare nel secondo dopo guerra, alla volta del Venezuela. Soltanto dopo la vittoria della coalizione di centro-destra iniziano le aperture fino al riconoscimento nello scorso autunno, a dispetto delle precedenti resistenze del sindaco Canovi.

«Lilian non ha ancora ritirato l'onorificenza perché non può lasciare il paese senza correre il rischio che le autorità ne impediscano il ritorno. È un orgoglio avere una concittadina così coraggiosa. Lei è stata coinvolta nella protesta ed è diventata portavoce della protesta dopo l'arresto del marito perché questi le aveva fatto giurare che sposandosi con lui avrebbe sposato anche la sua causa”, dice Odilia Quattrini, referente provinciale di Voluntad Popular. Figlia della diaspora di ritorno, Odilia Quattrini è figlia di italiani emigrati in Venezuela e i cui discendenti sono poi ritornati nel loro paese natale: Pavullo.

«La libertà è nel Dna dei Venezuelani, Maduro ha impresso una stretta crescente alle nazionalizzazioni e alle politiche di espropriazione accompagnata a un aumento della repressione e a una diminuzione delle libertà individuali», dice. Secondo l'attivista, Maduro ha le ore contate: «Dopo il referendum organizzato dall'opposizione (ndr: e non riconosciuto dal governo) della scorsa settimana in cui il 98% dei votanti si è schierato contro il presidente, il cerchio ora si stringe, sono convinta che Maduro cadrà. Le pressioni interne e internazionali sono troppo forti e la liberazione del marito di Lilian, Leopoldo Lopez, è una testimonianza della debolezza del governo e non della sua volontà di conciliazione».

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