Maglificio “clandestino” ma con clienti carpigiani
di Valeria Cammarota
La Guardia di Finanza trova nove operai irregolari e occupati senza contratto Maxi multa di oltre 32mila euro per l’imprenditore recidivo nello sfruttamento
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Confezionavano abiti per conto di committenti carpigiani, prestando la propria manodopera all’interno di un capannone localizzato nella zona nord di Carpi: nove lavoratori, tutti impiegati in nero e privi di documento di identificazione, sono stati scoperti e fermati, nelle ultime ore, dai militari della Guardia di Finanza di Carpi. L’operazione è scattata a seguito di un’autonoma attività info-investigativa condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Modena, che ha portato alla luce gli illeciti di una ditta individuale - gestita da un soggetto cinese già gravato da precedenti penali per aver irregolarmente ospitato connazionali nella propria abitazione - che impiegava esclusivamente dipendenti clandestini.
Una volta entrati nei locali del laboratorio tessile, le Fiamme Gialle hanno provveduto a eseguire un fermo di polizia che ha consentito di rilevare come i nove lavoratori fossero in Italia del tutto sprovvisti di permesso di soggiorno. Immediata la denuncia per sfruttamento dell’immigrazione nei confronti dell’imprenditore asiatico, per aver occupato alle proprie dipendenze lavoratori stranieri clandestini e aver favorito la loro presenza in Italia.
A carico degli operai irregolari, invece, è stata redatta denuncia al Giudice di Pace per violazioni al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina sull’immigrazione. Ulteriori accertamenti sulla documentazione rinvenuta, hanno poi permesso di procedere alla contestazione di una maxi-sanzione da lavoro nero, il cui valore è pari a 1500 euro per ciascun lavoratore irregolare, con un’ulteriore maggiorazione del 20% applicata in virtù del loro essere clandestini e per la quale dovrà essere pagata la somma di 32400 euro.
Poiché si è andati oltre la soglia massima di lavoratori in nero l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Modena ha reso immediatamente esecutiva la sospensione dell’attività lavorativa della ditta, che sarà riattivata solo dopo la regolarizzazione.
«Rivolgo un grande ringraziamento alle autorità, che sono riuscite a portare a termine questa operazione - così ha commentato la notizia Roberto Guaitoli, presidente di Lapam Moda - Un ottimo lavoro che dà la concreta sensazione che qualcosa si stia muovendo. Ci sono tantissime aziende, la maggior parte, che fanno le cose secondo le regole e faticano nel loro lavoro poiché, oltre alle sfide del mercato, sono costrette a combattere strenuamente contro chi, con comportamenti illegali, fa concorrenza sleale. Questo è un danno per l'intera filiera che si trova costretta in sacche di illegalità legate al business».
«Manodopera irregolare e sfruttamento dell’immigrazione clandestina - analizza la Guardia di Finanza - in ragione dell’omissione dei contributi previdenziali, assistenziali e delle imposte dovute all’Erario, consentono di offrire prezzi particolarmente competitivi alterando, così, la leale concorrenza nel mercato con gravi ripercussioni anche a livello occupazionale».
Una volta entrati nei locali del laboratorio tessile, le Fiamme Gialle hanno provveduto a eseguire un fermo di polizia che ha consentito di rilevare come i nove lavoratori fossero in Italia del tutto sprovvisti di permesso di soggiorno. Immediata la denuncia per sfruttamento dell’immigrazione nei confronti dell’imprenditore asiatico, per aver occupato alle proprie dipendenze lavoratori stranieri clandestini e aver favorito la loro presenza in Italia.
A carico degli operai irregolari, invece, è stata redatta denuncia al Giudice di Pace per violazioni al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina sull’immigrazione. Ulteriori accertamenti sulla documentazione rinvenuta, hanno poi permesso di procedere alla contestazione di una maxi-sanzione da lavoro nero, il cui valore è pari a 1500 euro per ciascun lavoratore irregolare, con un’ulteriore maggiorazione del 20% applicata in virtù del loro essere clandestini e per la quale dovrà essere pagata la somma di 32400 euro.
Poiché si è andati oltre la soglia massima di lavoratori in nero l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Modena ha reso immediatamente esecutiva la sospensione dell’attività lavorativa della ditta, che sarà riattivata solo dopo la regolarizzazione.
«Rivolgo un grande ringraziamento alle autorità, che sono riuscite a portare a termine questa operazione - così ha commentato la notizia Roberto Guaitoli, presidente di Lapam Moda - Un ottimo lavoro che dà la concreta sensazione che qualcosa si stia muovendo. Ci sono tantissime aziende, la maggior parte, che fanno le cose secondo le regole e faticano nel loro lavoro poiché, oltre alle sfide del mercato, sono costrette a combattere strenuamente contro chi, con comportamenti illegali, fa concorrenza sleale. Questo è un danno per l'intera filiera che si trova costretta in sacche di illegalità legate al business».
«Manodopera irregolare e sfruttamento dell’immigrazione clandestina - analizza la Guardia di Finanza - in ragione dell’omissione dei contributi previdenziali, assistenziali e delle imposte dovute all’Erario, consentono di offrire prezzi particolarmente competitivi alterando, così, la leale concorrenza nel mercato con gravi ripercussioni anche a livello occupazionale».
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