Crescere senza la paghetta (a meno di guadagnarsela...)
di Monica Tappa
Come chiedere e concedere: educare all’attesa prima di tutto, il “subito” non c’è Il confronto con le altre famiglie (vedi alla voce invidia...). E i consigli degli esperti
3 MINUTI DI LETTURA
«Io sono cresciuto senza paghetta – esordisce Luigi Ballerini, scrittore e psicoanalista - E mi sono trovato sempre bene. Non avevo difficoltà a chiedere né i miei a concedere. Devo anche dire che le mie in fondo però sono sempre state richieste ragionevoli».
I genitori, su questo tema, si possono dividere in due macro gruppi: quelli che fanno come i genitori di Luigi e quelli che invece, a un certo punto, iniziano a dare una cifra settimanale o mensile ai loro ragazzi, da gestire in autonomia.
Abbiamo scritto ragazzi non a caso: fino ai 10 anni il senso del denaro nei bambini è labile, è un concetto confuso. Durante il periodo della scuola primaria, piuttosto, vanno avvicinati ai “soldi” con piccole commissioni che li responsabilizzino e nello stesso tempo diano loro la fiducia di potersi muovere nel mondo reale (il pane, il quotidiano, etc).
E dopo? Con la scuola secondaria inferiore e, a maggior ragione, con le superiori la questione cambia.
«È importante – spiega Ballerini - che i giovani imparino che, anche se il pensiero “mi viene in mente – lo desidero – lo avrò subito” è naturale e nasce spontaneo (anche noi ci aspettiamo SUBITO la risposta a un sms, in fondo) non tutto e non sempre si può davvero realizzare nell’immediato. Quello che noi adulti possiamo fare, anche grazie alla paghetta o alle richieste da esaudire, è di … educare all’attesa. Poi – continua Ballerini – va tenuto presente che la cifra dovrebbe essere la sintesi tra la disponibilità economica della famiglia e l’equità dell’importo per non cadere negli estremi del “chiedo – voglio – ottengo” oppure del “non posso comprare nulla”. Cinque euro, per fare un esempio pratico, possono essere perfetti per gli extra di un ragazzino di prima media ma diventare, se non inutili, quantomeno sottostimati per un adolescente di 16. E’ anche necessario sia chiaro il confine tra ciò che spetta a noi e ciò che, per noi, rientra tra gli extra che i ragazzi possono ottenere andando a pescare dalle loro risorse».
«La paghetta – dice Luisa Zaccarelli, psicologa – secondo me deve essere guadagnata attraverso piccoli (anche piccolissimi) lavoretti. Guadagnarsi le cose, in particolar modo il denaro, serve a dar loro valore, a spendere in modo maggiormente oculato e consapevole. Inutile anche darla e poi pagare sempre tutto con i soldi di mamma e papà. Il saper scegliere a che cosa rinunciare, e viceversa, quindi a capire ciò che è davvero così importante per noi da non poterne fare a meno, ci fa diventare adulti responsabili».
Un altro aspetto spinoso che i genitori spesso si trovano a dover gestire è il confronto con le altre famiglie e l’invidia per ciò che hanno gli altri. L’intramontabile “ma Tizio prende tot ma a Caio danno tot”. È rilevante, spiega Ballerini, «non mortificare l’idea espressa dal “vorrei fossimo più ricchi” perché è naturale, lecita, anche sana, diciamo così, ma nello stesso tempo puntare sul dato di realtà di quello che, con il nostro massimo impegno, siamo riusciti a fare e possiamo fare, lasciando a loro la possibilità di fare meglio».
Occhio anche agli acquisti compulsivi, suggerisce lo psicoanalista. «A volte i ragazzini cambiano continuamente oggetto dei desideri, comprano per poi dimenticarsene. La domanda da porci è cosa nasconda questo atteggiamento, se lo riscontriamo, più che sgridarli».
«Se poi come genitore – conclude Ballerini - ho davvero il dubbio che qualsiasi cifra possa dare a mio figlio “la spenderà male” è opportuno cercare di comprendere se mi pongo in modo negativo perché sono convinto che probabilmente sceglierà di usarla in un modo diverso da quello che avrei scelto io (ma ne ha diritto) o perché sono abbastanza certo che comprerebbe qualcosa che gli fa male (e cercare di aiutarlo), lasciandogli anche il diritto di sbagliare».
I genitori, su questo tema, si possono dividere in due macro gruppi: quelli che fanno come i genitori di Luigi e quelli che invece, a un certo punto, iniziano a dare una cifra settimanale o mensile ai loro ragazzi, da gestire in autonomia.
Abbiamo scritto ragazzi non a caso: fino ai 10 anni il senso del denaro nei bambini è labile, è un concetto confuso. Durante il periodo della scuola primaria, piuttosto, vanno avvicinati ai “soldi” con piccole commissioni che li responsabilizzino e nello stesso tempo diano loro la fiducia di potersi muovere nel mondo reale (il pane, il quotidiano, etc).
E dopo? Con la scuola secondaria inferiore e, a maggior ragione, con le superiori la questione cambia.
«È importante – spiega Ballerini - che i giovani imparino che, anche se il pensiero “mi viene in mente – lo desidero – lo avrò subito” è naturale e nasce spontaneo (anche noi ci aspettiamo SUBITO la risposta a un sms, in fondo) non tutto e non sempre si può davvero realizzare nell’immediato. Quello che noi adulti possiamo fare, anche grazie alla paghetta o alle richieste da esaudire, è di … educare all’attesa. Poi – continua Ballerini – va tenuto presente che la cifra dovrebbe essere la sintesi tra la disponibilità economica della famiglia e l’equità dell’importo per non cadere negli estremi del “chiedo – voglio – ottengo” oppure del “non posso comprare nulla”. Cinque euro, per fare un esempio pratico, possono essere perfetti per gli extra di un ragazzino di prima media ma diventare, se non inutili, quantomeno sottostimati per un adolescente di 16. E’ anche necessario sia chiaro il confine tra ciò che spetta a noi e ciò che, per noi, rientra tra gli extra che i ragazzi possono ottenere andando a pescare dalle loro risorse».
«La paghetta – dice Luisa Zaccarelli, psicologa – secondo me deve essere guadagnata attraverso piccoli (anche piccolissimi) lavoretti. Guadagnarsi le cose, in particolar modo il denaro, serve a dar loro valore, a spendere in modo maggiormente oculato e consapevole. Inutile anche darla e poi pagare sempre tutto con i soldi di mamma e papà. Il saper scegliere a che cosa rinunciare, e viceversa, quindi a capire ciò che è davvero così importante per noi da non poterne fare a meno, ci fa diventare adulti responsabili».
Un altro aspetto spinoso che i genitori spesso si trovano a dover gestire è il confronto con le altre famiglie e l’invidia per ciò che hanno gli altri. L’intramontabile “ma Tizio prende tot ma a Caio danno tot”. È rilevante, spiega Ballerini, «non mortificare l’idea espressa dal “vorrei fossimo più ricchi” perché è naturale, lecita, anche sana, diciamo così, ma nello stesso tempo puntare sul dato di realtà di quello che, con il nostro massimo impegno, siamo riusciti a fare e possiamo fare, lasciando a loro la possibilità di fare meglio».
Occhio anche agli acquisti compulsivi, suggerisce lo psicoanalista. «A volte i ragazzini cambiano continuamente oggetto dei desideri, comprano per poi dimenticarsene. La domanda da porci è cosa nasconda questo atteggiamento, se lo riscontriamo, più che sgridarli».
«Se poi come genitore – conclude Ballerini - ho davvero il dubbio che qualsiasi cifra possa dare a mio figlio “la spenderà male” è opportuno cercare di comprendere se mi pongo in modo negativo perché sono convinto che probabilmente sceglierà di usarla in un modo diverso da quello che avrei scelto io (ma ne ha diritto) o perché sono abbastanza certo che comprerebbe qualcosa che gli fa male (e cercare di aiutarlo), lasciandogli anche il diritto di sbagliare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
