emergenza incendi
Giovanni, da Carpi a Messina per domare i roghi nei boschi
«Né io né i miei colleghi siamo in nessun modo eroi: facciamo il nostro dovere nel modo più professionale possibile, affinché non peggiorino le situazioni di pericolo nelle quali siamo chiamati a...
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«Né io né i miei colleghi siamo in nessun modo eroi: facciamo il nostro dovere nel modo più professionale possibile, affinché non peggiorino le situazioni di pericolo nelle quali siamo chiamati a intervenire».
Tiene a precisarlo Giovanni Bicchieri, uno dei quattro vigili del fuoco che, da Modena e provincia, giorni fa si sono recati in Sicilia per partecipare alle operazioni di spegnimento degli incendi che da settimane martoriano l'isola.
Giovanni, 46 anni, vigile qualificato, lavora a Carpi da nove anni, ma è originario di Messina: ha visto la sua terra andare in fumo giorno dopo giorno così, quando il centro operativo nazionale ha chiesto alle regioni del nord Italia di inviare rinforzi, non ha esitato un attimo.
«Siamo stati in Sicilia sei giorni, dal 10 al 18 luglio scorso - spiega - Il nostro impegno è cominciato già in viaggio: nello scendere, all’altezza di Roma, abbiamo incontrato diversi focolai, ma localizzati tra le montagne, quindi in quei casi non abbiamo potuto fare nulla. Poi però, arrivati in Calabria, a Cosenza, due grossi incendi sull’autostrada ci hanno bloccato la strada: spento il primo, ci siamo messi all’opera sul secondo».
Giovanni e i suoi colleghi sono quindi ripartiti per Messina, dopo aver fatto rifornimento idrico presso il comando locale, per dominare quella che è divenuta una triste emergenza dell’estate.
«Una volta arrivati, abbiamo fatto base a Letojanni - racconta - il giorno successivo ci saremmo dovuti trasferire a Trapani, ma siamo stati chiamati per un’emergenza a Messina, dove due grossi incendi ci hanno impegnati dalla mattina alla sera. Anche un secondo trasferimento è andato vanificato: un incendio a Castelmola, sopra Taormina, ce lo ha impedito».
Sette giorni senza sosta, con turni di 12-14 ore, passando da un incendio a un altro: i casi sono così tanti che per Giovanni Bicchieri e i colleghi risultano impossibili da quantificare con esattezza.
Alimentate dal vento, le fiamme hanno devastato enormi quantità di aree boschive che, ora, impiegheranno anni a ricrescere, dando luogo a enormi danni anche di tipo idrogeologico.
Giovanni e i suoi compagni ora sono tornati a casa, mentre la Sicilia continua a bruciare (alla partenza, le fiamme iniziavano a lambire Enna).
«Abbiamo lasciato là i mezzi con cui eravamo scesi - conclude - un’autobotte e un defender, ossia un fuoristrada pick up. Purtroppo, fino a che non brucia tutto, l’incendio non si ferma. E ti si distrugge il cuore, nel vedere quegli scenari terribili». (camma)
Tiene a precisarlo Giovanni Bicchieri, uno dei quattro vigili del fuoco che, da Modena e provincia, giorni fa si sono recati in Sicilia per partecipare alle operazioni di spegnimento degli incendi che da settimane martoriano l'isola.
Giovanni, 46 anni, vigile qualificato, lavora a Carpi da nove anni, ma è originario di Messina: ha visto la sua terra andare in fumo giorno dopo giorno così, quando il centro operativo nazionale ha chiesto alle regioni del nord Italia di inviare rinforzi, non ha esitato un attimo.
«Siamo stati in Sicilia sei giorni, dal 10 al 18 luglio scorso - spiega - Il nostro impegno è cominciato già in viaggio: nello scendere, all’altezza di Roma, abbiamo incontrato diversi focolai, ma localizzati tra le montagne, quindi in quei casi non abbiamo potuto fare nulla. Poi però, arrivati in Calabria, a Cosenza, due grossi incendi sull’autostrada ci hanno bloccato la strada: spento il primo, ci siamo messi all’opera sul secondo».
Giovanni e i suoi colleghi sono quindi ripartiti per Messina, dopo aver fatto rifornimento idrico presso il comando locale, per dominare quella che è divenuta una triste emergenza dell’estate.
«Una volta arrivati, abbiamo fatto base a Letojanni - racconta - il giorno successivo ci saremmo dovuti trasferire a Trapani, ma siamo stati chiamati per un’emergenza a Messina, dove due grossi incendi ci hanno impegnati dalla mattina alla sera. Anche un secondo trasferimento è andato vanificato: un incendio a Castelmola, sopra Taormina, ce lo ha impedito».
Sette giorni senza sosta, con turni di 12-14 ore, passando da un incendio a un altro: i casi sono così tanti che per Giovanni Bicchieri e i colleghi risultano impossibili da quantificare con esattezza.
Alimentate dal vento, le fiamme hanno devastato enormi quantità di aree boschive che, ora, impiegheranno anni a ricrescere, dando luogo a enormi danni anche di tipo idrogeologico.
Giovanni e i suoi compagni ora sono tornati a casa, mentre la Sicilia continua a bruciare (alla partenza, le fiamme iniziavano a lambire Enna).
«Abbiamo lasciato là i mezzi con cui eravamo scesi - conclude - un’autobotte e un defender, ossia un fuoristrada pick up. Purtroppo, fino a che non brucia tutto, l’incendio non si ferma. E ti si distrugge il cuore, nel vedere quegli scenari terribili». (camma)
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