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Giovani e lavoro, 1 su 5 non trova nessuno sbocco

di Martina Stocco
Giovani e lavoro, 1 su 5 non trova nessuno sbocco

Sono i “Neet”: non studiano, non hanno impiego e non seguono corsi formativi La media modenese è più positiva della regione: disoccupazione scesa al 6,6%

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“Uno su cinque non ce la fa”. Stravolgendo il senso della nota canzone di Gianni Morandi, la frase cerca di far risaltare a parole, il dato emerso dal rapporto pubblicato negli scorsi giorni dalla commissione di Bruxelles. Sarebbero, infatti, il 20%, o più precisamente il 19,9%, i giovani che, nel nostro Paese, sono considerati Neet (Neither in Employment nor in Education or Training). Ma, sigla a parte, chi sono i Neet? Sono i giovani che non studiano, non seguono corsi di formazione e non lavorano. Tra i 28 membri dell’Unione Europea, l’Italia si aggiudica la vetta di questa sfavorevole classifica. Nonostante il miglioramento del 2,3%, avvenuto dal 2013 (22,2%) ai dati del 2016 (19,9%), i Neet distribuiti sul territorio nazionale sono ancora tanti, troppi. Almeno se, confrontati alla media dell’11,5% registrata negli altri Paesi con bandiera a stelle su sfondo blu. Ma, cosa avviene in provincia? Un aumento dell’occupazione e una diminuzione della disoccupazione. Almeno per quanto riguarda la popolazione modenese in età lavorativa (15-64 anni). A confermarlo il rapporto 2016 sul mercato del lavoro in regione. Lo ha stilato l’Emilia Romagna Valorizzazione Economica Territorio, Ervet società per azioni “in house” della Regione. I dati mostrano un aumento dell’occupazione del 2,9%, passando dal 65,9% nel 2015 al 68,8% nel 2016. Ai piedi della Ghirlandina si contrae, invece, la disoccupazione, almeno per quello che riguarda i cittadini aventi più di 15 anni. Infatti, il tasso di disoccupazione scende al 6,6% nel 2016, mentre l’anno precedente era del 7,4%. Si assiste, altresì, ad un aumento del tasso di attività del 2,4%. Nella nostra provincia, le persone in età lavorativa e attive, erano il 71,4% nel 2015, il 73,8% nel 2016. Modena, sorpassa così la media regionale che si attesta al 73,6%. I gradini più alti del podio se li aggiudicano Bologna (76,1%) e Ferrara (74,7%). Dunque, allargando la visuale, nella nostra regione, quale situazione si intravvede? Nel breve periodo, un miglioramento nel numero di giovani Neet in tutto il territorio. C’è stata, infatti, nel 2016, secondo i dati forniti dall’Istituto nazionale di statistica, una riduzione di 21mila unità, rispetto al 2015. Se due anni fa erano 160mila i giovani (15-34 anni) che non studiavano e non lavoravano, l’anno successivo si sono ridotti a 139mila. Detto in altri termini, c’è stata una riduzione, nell’arco di dodici mesi, del 13,3%. Questo calo è stato registrato in tutte le fasce d’età giovani, ma in particolare tra i ragazzi di 18-24 anni, dove la diminuzione è stata del 24,3%, seguiti dai giovanissimi di età compresa tra 15-17 anni, con un calo dell’11,6%. A chiudere la graduatoria la classe dei 25-29enni con una diminuzione del 10,5%. Tuttavia, è nel medio periodo (2008-2016) che da Piacenza a Rimini, l’incremento dei Neet è risultato maggiore rispetto alla altre regioni italiane. I giovani Neet (15-34 anni) nel 2008 erano il 10,1% e otto anni dopo sono diventati il 16,7%, crescendo di quasi 50mila unità, pari al 55,1%. L’incremento più forte (83%) è stato registrato nella fascia d’età 18-24 anni. Infine, è importante sottolineare che l’incidenza dei Neet in regione è maggiore tra le donne. Se nel 2016 le ragazze (15-24 anni) rappresentano il 13,7% sul totale della popolazioni di giovani che non studiano e non lavorano, i ragazzi sono il 10,7%. La biforcazione tra Neet di genere femminile e maschile aumenta, a sfavore delle prime, con l’aumento stesso dell’età.

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