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I green days di Luciano Pignatti: Un’ora, poi si spegne la tv Così si accende la fantasia

di Valentina Corsini
I green days di Luciano Pignatti: Un’ora, poi si spegne la tv Così si accende la fantasia

Il maestro burattinaio che dal mitico Sarzi imparò l’arte del “vedar” Con Fagiolino e la Cesira sfida gli smartphone. E quando fa il nonno...

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«La mia passione per l’infanzia nasce dal concetto di purezza, perché i bambini, come anche gli animali, sono semplici e sinceri. Una genuinità che ho avuto modo di vivere quando ero piccolo, quando gli zii materni mi passavano a prendere e mi portavano a Budrione, vicino Fossoli, a casa dei miei nonni. È lì che sono cresciuto, libero e coccolato, legato alle cose vere, concrete, come giocare all’aria aperta, assaporare la bellezza della natura che avevo intorno, gli alberi, il canale, le mucche di mia nonna. Per questo ho deciso, da grande, di fare il maestro, l’educatore. Prima seguendo un percorso tradizionale, cioè prendendo la Laurea a Bologna in Scienze dell’educazione, poi abbracciando il mondo dell’arte e del teatro di strada, grazie ai burattini».

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È quasi impossibile arrestare Luciano Pignatti, 62 anni, artista poliedrico e burattinaio del “Gran Teatro dei Burattini”, mentre riavvolge il nastro dei ricordi della sua vita. Che si fanno memoria condivisa quando ci accoglie a casa sua, in via Panaria Bassa, a metà strada tra Gorghetto e Bomporto, là dove l’aperta campagna abbraccia in lontananza l’argine del fiume Panaro e la luce calda di un tramonto estivo filtra dalle finestre aperte, illuminando il suo racconto appassionato e affascinante.

«Quando ero alle scuole elementari, una volta all’anno, veniva un burattinaio ad intrattenere noi bambini - racconta - è stato così che mi sono innamorato dei burattini. Poi, una volta cresciuto, sono riuscito a rintracciarlo e mi sono offerto di scrivere dei canovacci, delle storie per lui. Ha accettato anche se, purtroppo, poco dopo ci ha lasciati. È stato il primo passo. Ma la mia grande fortuna è stata quella di aver avuto come maestro uno dei più grandi burattinai del Novecento, il reggiano Otello Sarzi, con cui ho lavorato fino all’86 quando poi ho deciso di mettermi in proprio. Da lui ho appreso tante cose, ma principalmente “Il vedar”, quella capacità di sentire e percepire le persone che si incontrano per strada e di trasferire poi tutto questo nei miei spettacoli di burattini, che sono una delle massime espressione dell’arte popolare, che unisce ed educa sia i grandi che i piccini».

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E così ce li mostra, Pignatti, i suoi compagni di avventura che sono tredici burattini - tra i più di cento che possiede e costruisce lui stesso - che estrae da una vecchia borsa fatta in cuoio anch’essa nata dalle sue mani.

«Le teste sono rigorosamente in legno - precisa - e, come impone la tradizione modenese, sono grandi quanto un pugno chiuso perché questa è la stessa dimensione del cuore». Dopo di ché passa alle presentazioni.

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«Il mio personaggio principale è Fagiolino - dice - poi c’è la Peppa, la sua morosa maialina, la Cesira, la contadinella folk, il Mago Otello, che ho creato in onore di Sarzi, e infine Il Gatto Serpente che ho ricavato da un vecchio pupazzo di Garfield che aveva mia figlia Daina quando era piccola. Grazie a loro cerco di divertire bambini e genitori narrando storie semplici, universali, che tutti possano comprendere e apprezzare. E, soprattutto, che distolgano l’attenzione dagli orpelli tecnologici che occupano sempre di più il mondo moderno, come lo schermo di uno smartphone o di un computer o di un televisore. E poi c’è anche il riciclo creativo, un’altra mia grande passione, che insegno a domicilio per trasmettere l’importanza del riuso degli oggetti. Si tratta per lo più di vecchi bottoni o bottiglie di plastica che grazie ad un po’ d’inventiva e un po’ di manualità possono diventare giocattoli originali».

Oggi Luciano Pignatti è diventato anche un nonno, e molto felice: «Quando faccio il “nonno-sitter” alle mie due nipotine di 8 e 10 anni - dice puntualizzando la sua linea pedagogica - concedo al massimo un’ora di “Winx”, poi si spegne la televisione e tutti insieme si accende la fantasia».

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