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L’imputato al pm: «Hai pure tu famiglia...»

L’imputato al pm: «Hai pure tu famiglia...»

Le urla di Iaquinta ieri in aula. Saltano i testimoni. Chiesta un’audizione per i giornalisti minacciati

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REGGIO EMILIA. «Ce l’hai pure tu una famiglia...». Quando Giuseppe Iaquinta, imprenditore edile di Rolo, padre dell’ex campione del mondo Vincenzo, imputato al processo Aemilia, ha urlato queste parole, all’apice di una sequenza crescente di improperi e rimproveri contro il pubblico ministero della Dda, Marco Mescolini, tutti hanno pensato che sarebbe finito in manette, un istante dopo. Quelli poi che assicurano di avere annotato, al termine del richiamo alla famiglia del magistrato, anche un rafforzante “Vedrai...” ne erano pressocchè certi. E invece Iaquinta ha potuto finire la sua “requisitoria”, e quando il dottor Mescolini ha chiesto venissero messe a verbale le sue parole, le frasi più pesanti erano evidentemente già sfuggite. Forse... condonate. «Mi hai rovinato, non hai niente in mano e mi accusi del 416 bis, mi avrai sulla coscienza», era partito in progressione Iaquinta, come gli era già accaduto in altre occasioni. Tanto che il presidente della Corte, Caruso, raccogliendo le prime sollecitazioni di Mescolini, lo aveva invitato di allontanarsi, non immaginando che mentre Iaquinta tornava sui suoi passi per prendere i suoi documenti, partisse quello sfogo. Eppure ieri doveva essere la giornata dei testimoni a favore di Iaquinta, citati dal suo legale, avvocato e prof Carlo Taormina.

Vista la situazione, Taormina ha annunciato poco dopo una “rinuncia tombale” ai sei testimoni che gli restavano (alcuni dei quali si è scoperto proprio ieri indagati per falsa testimonianza per precedenti dichiarazioni), allineandosi alla posizione del suo cliente: «Non ci sono più le condizioni. Quest’uomo è stato rovinato. Il suo è stato uno sfogo disperato, non ce la fa più», ha spiegato in sostanza Taormina, escludendo che in quelle parole ci fosse alcun tono minaccioso. E fuori dall’aula, dopo essersi consultato con il figlio Vincenzo, Giuseppe Iaquinta ha ribadito le sue ormai note tesi, negando a sua volta termini minacciosi.

Si è chiusa così, a metà, l’udienza di ieri, che ha registrato anche un nuovo solco tra giornalisti e difensori. Questi ultimi a smentire minacce alla stampa, replicando anzi con un esposto all’ordine dei giornalisti. Ieri in aula era presente il presidente nazionale della Federazione nazionale stampa Giuseppe Giulietti con Serena Bersani (Aser), per solidarizzare invece coi colleghi spesso presi di mira. Ne è scaturita la richiesta di un’audizione alla Commissione antimafia per acquisire testimonianze e documentazione “relative alle ripetute minacce” subite dai giornalisti nel processo.

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