Gazzetta di Modena

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Secco o amabile

di PARIDE RABITTI
Secco o amabile

Lasciate ogni speranza o voi che entrate: Lambrusco secco a sinistra, Lambrusco amabile a destra, questo è quello che ci aspetta entrando nella corsia dei vini di un supermercato. «Scusi dove lo...

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Lasciate ogni speranza o voi che entrate: Lambrusco secco a sinistra, Lambrusco amabile a destra, questo è quello che ci aspetta entrando nella corsia dei vini di un supermercato. «Scusi dove lo trovo il Lambrusco amabile?». «In fondo a destra». (Come la toilette.)

Eppure oggi i tempi sono cambiati, in parte grazie al gran parlare di cibo e vino che si fa su tutti i mezzi d’informazione; e sembrano lontani i tempi in cui al ristorante chiedevano solo se il vino lo preferivamo bianco o nero.

Pensando al Lambrusco oggi si guarda a un vino che si è ripreso la propria dignità si è ricomposta la veste che gli era stata strappata, perché considerato un “non vino” e forse involontariamente avevano anche ragione, perché il Lambrusco nella sua semplicità, mai banale, non è semplicemente un vino ma molto di più.

Un vino con anima, cuore, rughe, radici e ali, un vino al quale i disciplinari possono stare larghissimi oppure stretti, perché ancora non è chiaro cosa vorrà fare da grande.

“Tutti lo chiamano Lambrusco” è il titolo emblematico di un libro fotografico scritto da Camillo Favaro, perché Lambrusco può voler dire poco o nulla come il famoso vino bianco o nero chiesto al ristorante dal cameriere che si spera ormai estinto.

Le varietà di vitigni di Lambrusco sono state ufficialmente ridotte a otto: cinque li abbiamo tra Reggio Emilia e Modena, solo a Modena ne abbiamo tre differenti tipi: Sorbara, Grasparossa e Salamino e il loro frutto, cioè il vino, pur con tratti comuni, si può affermare che sia assolutamente eterogeneo nei profumi, nel sapore e nel colore.

La parola Lambrusco è un grande riassunto, il titolo che rappresenta le parole scritte nei millenni ma non favorisce la chiarezza necessaria di cui oggi avrebbe davvero bisogno il vero Lambrusco di qualità.

Non è possibile che alla fine, negli anni dieci, ancora come nel millennio scorso, sugli scaffali dei supermercati il Lambrusco sia diviso in secco e amabile, dovrebbero essere ben altre le parole che raccontano il nostro territorio e che ci indirizzano su quale vino volgere la nostra scelta da consumatori più consapevoli ed emancipati.

Parole come monovitigno, purezza, qualità, metodo di vinificazione, uvaggio, anno della vendemmia.

Ci meritiamo di più di una inutile divisione tra bianco e nero, secco e amabile, guelfo e ghibellino, perché lo merita il lambrusco e il territorio da cui proviene, perché non solo è il vino più divertente del mondo ma anche il più generoso in ogni senso, sempre.

* Il Lambruscologo



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