Nuovo ponte, primi effetti: campi a secco
Ravarino. La siccità del Panaro poi un’argine che blocca i flussi : «Chiederemo i danni ai responsabili»
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RAVARINO. I primi effetti sul territorio del nuovo ponte sul Panaro tra Ravarino a Bomporto ci sono già.
Ma sono tutt’altro che avveniristici, trionfalistici entusiasmanti... Almeno per la decina di aziende agricole che l’operazione ponte, ovviamente con le sue concause, ha messo letteralmente a secco. Da giorni non riescono ad irrigare le coltivazioni tipiche del territorio a nord est di Ravarino, oltre Nonantola, e prima di Camposanto.
A quanto riferiscono gli stessi “rinsecchiti”, sono giorni che si rivolgono qua e là, alle istituzioni politiche e tecniche locali, per rappresentare una situazione che - visto il meteo africano - è ormai drammatica per pere, mais, pesche, viti... Le risposte ovviamente viaggiano tra l’indifferenza, l’imbarazzo, la perplessità, il timore di scalfire l’emozione e l’orgoglio di un’opera tanto attesa e celebrata. Che, come noto, nei giorni scorsi è stata “varata”. Ma non funziona, perchè bisogna finire i lavori - ci sarà almeno un’altra celebrazione/inaugurazione - per cui se ne parlerà fra alcuni mesi. «Nel frattempo - lamentano gli agricoltori della zona associati peraltro a diverse sigle sindacali - le nostre coltivazioni sono allo stremo».
Ma cosa è successo? Semplice, da monte l’acqua del Panaro non arriva fino a Ravarino. Ce n’è poca, quasi nulla, e quella poca che c’è viene assorbita da impianti di captazione che sono piazzati a monte, per i rispettivi territori.
All’impianto di catpazione i Casoni, in caso di siccità, hanno sempre rimediato con “l’acqua dei modenesi”. Ovvero quella che il Naviglio riversa in Panaro a Bomporto. E che scende verso valle, ma che risale anche verso monte di qualche decina di metri, in caso di secche estreme.
Ora non più: per consentire la costruzione e il trasporto da sponda a sponda dei manufatti, nell’alveo del nuovo ponte è stato creato una specie di arginello. Sotto al quale, per garantire il passaggio dell’acqua, è stato comunque messo un grosso tubo. L’acqua che arriva da monte in teoria dovrebbe infilare il tubo, preservare l’arginello e sfociare a valle, dall’altra parte del tubo. Ma da monte non arriva acqua. E da Valle, a causa dell’arginello con il tubo alto, l’acqua del naviglio non risale.
«Risultato: registriamo la prima vera e storica siccità. Ci sono una considerevole serie di aziende che hanno chiesto l’acqua. Anche quando arriverà , sarà difficile soddisfare tutte le richieste». Il bello è che a Solara, a valle, l’acqua c’è, e l’impianto di captazione funziona, presumibilmente grazie al Naviglio. Intanto la siccità fa danni irreparabili: «Detto che a sentire certi esperti l’acqua in provincia di Modena c’è - chiosa Daniele Morselli, conosciuto produttore di pesche della zona - sono senz’acqua le aziende fino a via Viazzola a Stuffione. Penso proprio che sarà rischiesto ai nostri tecnici di valutare se convenga fare le usuali domande per calamità naturale, o piuttosto citare a giudizio per danni quanti hanno contribuito a provocare e a non risolvere questa situazione». (a.setti)
Ma sono tutt’altro che avveniristici, trionfalistici entusiasmanti... Almeno per la decina di aziende agricole che l’operazione ponte, ovviamente con le sue concause, ha messo letteralmente a secco. Da giorni non riescono ad irrigare le coltivazioni tipiche del territorio a nord est di Ravarino, oltre Nonantola, e prima di Camposanto.
A quanto riferiscono gli stessi “rinsecchiti”, sono giorni che si rivolgono qua e là, alle istituzioni politiche e tecniche locali, per rappresentare una situazione che - visto il meteo africano - è ormai drammatica per pere, mais, pesche, viti... Le risposte ovviamente viaggiano tra l’indifferenza, l’imbarazzo, la perplessità, il timore di scalfire l’emozione e l’orgoglio di un’opera tanto attesa e celebrata. Che, come noto, nei giorni scorsi è stata “varata”. Ma non funziona, perchè bisogna finire i lavori - ci sarà almeno un’altra celebrazione/inaugurazione - per cui se ne parlerà fra alcuni mesi. «Nel frattempo - lamentano gli agricoltori della zona associati peraltro a diverse sigle sindacali - le nostre coltivazioni sono allo stremo».
Ma cosa è successo? Semplice, da monte l’acqua del Panaro non arriva fino a Ravarino. Ce n’è poca, quasi nulla, e quella poca che c’è viene assorbita da impianti di captazione che sono piazzati a monte, per i rispettivi territori.
All’impianto di catpazione i Casoni, in caso di siccità, hanno sempre rimediato con “l’acqua dei modenesi”. Ovvero quella che il Naviglio riversa in Panaro a Bomporto. E che scende verso valle, ma che risale anche verso monte di qualche decina di metri, in caso di secche estreme.
Ora non più: per consentire la costruzione e il trasporto da sponda a sponda dei manufatti, nell’alveo del nuovo ponte è stato creato una specie di arginello. Sotto al quale, per garantire il passaggio dell’acqua, è stato comunque messo un grosso tubo. L’acqua che arriva da monte in teoria dovrebbe infilare il tubo, preservare l’arginello e sfociare a valle, dall’altra parte del tubo. Ma da monte non arriva acqua. E da Valle, a causa dell’arginello con il tubo alto, l’acqua del naviglio non risale.
«Risultato: registriamo la prima vera e storica siccità. Ci sono una considerevole serie di aziende che hanno chiesto l’acqua. Anche quando arriverà , sarà difficile soddisfare tutte le richieste». Il bello è che a Solara, a valle, l’acqua c’è, e l’impianto di captazione funziona, presumibilmente grazie al Naviglio. Intanto la siccità fa danni irreparabili: «Detto che a sentire certi esperti l’acqua in provincia di Modena c’è - chiosa Daniele Morselli, conosciuto produttore di pesche della zona - sono senz’acqua le aziende fino a via Viazzola a Stuffione. Penso proprio che sarà rischiesto ai nostri tecnici di valutare se convenga fare le usuali domande per calamità naturale, o piuttosto citare a giudizio per danni quanti hanno contribuito a provocare e a non risolvere questa situazione». (a.setti)
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