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Arrestato a Mirandola il catanese affiliato ai clan

Arrestato a Mirandola il catanese affiliato ai clan

Santo Querulo era già ai domiciliari ma faceva l’operaio. Ora è in carcere Accusato di essere legato ai Cappello, ieri lacrime e disperazione tra i parenti

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MIRANDOLA. Era da qualche anno agli arresti domiciliari a Mirandola, dove abitava con moglie e figli ma non era rinchiuso in casa, poteva lavorare. Una ditta che opera nel settore edile con sede a Carpi lo aveva preso in forza e lui, in orari stabiliti, esercitava il lavoro di operaio. Ma l’altra mattina sono arrivati alla sua abitazione gli uomini della squadra mobile di Modena che lo hanno preso e portato in carcere, dove dovrà scontare una pena di quindici anni e quattro mesi.

Si tratta di Santo Querulo, 39 anni: la Corte d’Appello di Catania lo ha condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti (aggravata dal fatto che questa organizzazione era armata ed era costituita da più di dieci persone) ed avere agevolato l’attività di sodalizi di tipo mafioso.

Finì nella rete delle forze dell’ordine a maggio 2013, quando assieme insieme al fratello Domenico, poi divenuto collaboratore di giustizia, venne arrestato nelle campagne di Carpi, dove abitava.

Si trattava di una vasta operazione condotta a livello nazionale ed internazionale da parte del al squadra mobile catanese con le relative squadre mobili di Modena, Napoli, Caserta e Perugia. Operazione era stata denominata “Bisonte II”.

L’organizzazione importava dalla Spagna droga destinata alle piazze di Napoli e Catania. Al centro di tutto, il clan Cappello-Bonaccorsi. Le indagini, erano scattate sulla base della testimonianza di un collaboratore di giustizia e avevano riguardato il periodo compreso tra marzo 2009 e marzo 2010 e avevano consentito di individuare un ingente traffico di cocaina sull’asse Napoli-Catania. Tra i traffici contestati all'organizzazione anche quello di armi.

Santo Querulo, originario del quartiere San Giorgio di Catania, risultava affiliato alla famiglia “Bonaccorso-Carateddi” considerata braccio armato del clan mafioso “Cappello”, storicamente contrapposto a quello capeggiato da Santapaola Benedetto.

Le indagini condotte dalla squadra mobile etnea hanno documentato che egli ricopriva insieme al fratello un ruolo di primo piano nell’ambito dell’organizzazione, che aveva stretto rapporti con le cosche criminali di Rosarno e Cinquefrondi nonché con clan napoletani.

Era poi arrivato a Cortile di Carpi, dove nel 2013 venne arrestato. Poi i domiciliati a Mirandola, il lavoro come operaio e l’altra mattina in base al cambiamento della misura cautelare l’arresto da parte della Mobile modenese, tra gli abbracci e le lacrime di famigliari e amici.

Pronto l’intervento di Antonio Platis, capogruppo FI Area Nord: «L’arresto, da parte della Polizia di Stato, di un pericoloso esponente della criminalità organizzata residente a Mirandola, segna un altro colpo importante nella lotta al crimine, ma conferma nuovamente l’allarme legato al profondo livello di radicamento che le organizzazioni criminali hanno raggiunto sul nostro territorio».

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