Carpi, la chitarra per suor Ester e la fuga dal posto in banca
di Valeria Cammarota
Il nonno che arrivò al coro della Scala, la timidezza, la musica. Da anni è il pianista di Battiato e non solo: grazie anche ai due fratelli...
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È nato il 5 marzo del 1970, sotto il segno dei Pesci, i cui appartenenti si distinguono per un'indole sensibile, che li porta spesso a dedicarsi all'arte e alla musica. Non poteva essere diversamente per il pianista carpigiano Carlo Guaitoli, applaudito nei più importanti teatri italiani e del mondo e, tra le altre cose, collaboratore stabile di Franco Battiato. Guaitoli è cresciuto a Carpi, nella zona del centro storico: San Nicolò la sua parrocchia, nel cui giardino e sotto i cui portici trascorreva il proprio tempo libero. Parlare con lui è come ascoltare una melodia: la voce pacata che infonde fiducia, un tratto che lo contraddistingue da sempre.
«Sono stato un bambino tranquillo - racconta - ma anche determinato. Ero timido, uno degli aspetti del mio carattere che ho mantenuto, e avevo bisogno di vivere alcuni spazi da solo, pur amando socializzare. In questo, non sono cambiato». Gli anni dei primi studi, presso le scuole elementari e medie dell'istituto Sacro Cuore, sono quelli che gli sono rimasti nel cuore.
«Ricordo un episodio, accaduto in prima elementare - spiega - La mia maestra era suor Ester, una persona che è stata molto importante per me: un giorno il mio compagno di banco le disse che suonavo la chitarra. Avevo 5 anni – sono andato a scuola un anno prima – e lei si mise a ridere, forse pensando fosse uno scherzo, cosa che mi fece diventare tutto rosso. Io non volevo parlarne, ma il mio amico insisteva quindi, a un certo punto, per interrompere la situazione lei mi invitò a portare lo strumento in classe, il giorno dopo: la presi in parola e, da quel momento, diventai l’accompagnatore musicale ufficiale della scuola. Fu la prima volta che mi trovai a suonare davanti a tutti: un evento determinante per il mio carattere. In seguito, per forza di cose ho dovuto irrobustirmi e combattere le mie insicurezze, anche perché sono sempre stato molto coccolato e fui sempre il più piccolo, in ogni occasione: a scuola, in famiglia, in conservatorio, agli albori della professione».
Carlo Guaitoli ha due fratelli più grandi. «Loro mi hanno avvicinato alla musica - continua - Sono stato molto fortunato perché entrambi suonavano – uno la chitarra, l'altro il pianoforte - per cui sono cresciuto in mezzo a musica di qualità. In casa, se n'è sempre ascoltata, di ogni tipo: mio padre la classica, i miei fratelli il pop e il progressive. Ho imparato subito a distinguere quella di un certo tipo. Capitava spesso mi mettessi in un angolo mentre i miei fratelli suonavano: cercavo di copiare e di imparare da loro. "Rubavo" loro le musicassette e poi andavo nella mia camera per cercare di riprodurne i suoi contenuti. Anche mio zio, che suonava il pianoforte, ha contribuito a introdurmi alla musica, soprattutto al jazz. Poi c’era mio nonno, l’artista della famiglia, cantante nel coro della Scala, uomo di teatro. Ho sempre provato un forte senso di vicinanza nei suoi confronti. Era un uomo molto spiritoso. Ricordo quando gli dissi che avevo vinto un concorso organizzato in un hotel meraviglioso: in dialetto mi rispose “costa così tanto e non ci si riesce nemmeno a dormire».
Alla sua famiglia musicale appartiene anche la sua insegnante, la carpigiana Loretta Turci, che lo seguì dai 6 ai 18 anni. "L’unico momento di crisi si verificò quando, dopo le superiori, pur avendo già deciso cosa avrei voluto fare, partecipai a un concorso per entrare in banca per fare contenta mia madre - racconta - Andai per gioco, ma mi presero. Rifiutai subito: la mia strada era completamente diversa».
«Sono stato un bambino tranquillo - racconta - ma anche determinato. Ero timido, uno degli aspetti del mio carattere che ho mantenuto, e avevo bisogno di vivere alcuni spazi da solo, pur amando socializzare. In questo, non sono cambiato». Gli anni dei primi studi, presso le scuole elementari e medie dell'istituto Sacro Cuore, sono quelli che gli sono rimasti nel cuore.
«Ricordo un episodio, accaduto in prima elementare - spiega - La mia maestra era suor Ester, una persona che è stata molto importante per me: un giorno il mio compagno di banco le disse che suonavo la chitarra. Avevo 5 anni – sono andato a scuola un anno prima – e lei si mise a ridere, forse pensando fosse uno scherzo, cosa che mi fece diventare tutto rosso. Io non volevo parlarne, ma il mio amico insisteva quindi, a un certo punto, per interrompere la situazione lei mi invitò a portare lo strumento in classe, il giorno dopo: la presi in parola e, da quel momento, diventai l’accompagnatore musicale ufficiale della scuola. Fu la prima volta che mi trovai a suonare davanti a tutti: un evento determinante per il mio carattere. In seguito, per forza di cose ho dovuto irrobustirmi e combattere le mie insicurezze, anche perché sono sempre stato molto coccolato e fui sempre il più piccolo, in ogni occasione: a scuola, in famiglia, in conservatorio, agli albori della professione».
Carlo Guaitoli ha due fratelli più grandi. «Loro mi hanno avvicinato alla musica - continua - Sono stato molto fortunato perché entrambi suonavano – uno la chitarra, l'altro il pianoforte - per cui sono cresciuto in mezzo a musica di qualità. In casa, se n'è sempre ascoltata, di ogni tipo: mio padre la classica, i miei fratelli il pop e il progressive. Ho imparato subito a distinguere quella di un certo tipo. Capitava spesso mi mettessi in un angolo mentre i miei fratelli suonavano: cercavo di copiare e di imparare da loro. "Rubavo" loro le musicassette e poi andavo nella mia camera per cercare di riprodurne i suoi contenuti. Anche mio zio, che suonava il pianoforte, ha contribuito a introdurmi alla musica, soprattutto al jazz. Poi c’era mio nonno, l’artista della famiglia, cantante nel coro della Scala, uomo di teatro. Ho sempre provato un forte senso di vicinanza nei suoi confronti. Era un uomo molto spiritoso. Ricordo quando gli dissi che avevo vinto un concorso organizzato in un hotel meraviglioso: in dialetto mi rispose “costa così tanto e non ci si riesce nemmeno a dormire».
Alla sua famiglia musicale appartiene anche la sua insegnante, la carpigiana Loretta Turci, che lo seguì dai 6 ai 18 anni. "L’unico momento di crisi si verificò quando, dopo le superiori, pur avendo già deciso cosa avrei voluto fare, partecipai a un concorso per entrare in banca per fare contenta mia madre - racconta - Andai per gioco, ma mi presero. Rifiutai subito: la mia strada era completamente diversa».
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