Hera: «Più rifiuti, ma non sono pericolosi»
La multiutility esce allo scoperto dopo il caso in Regione: «Il termovalorizzatore non è interessato»
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«Ad essere interessato dalla richiesta è l’impianto chimico fisico collocato nell’area impiantistica di via Cavazza, mentre il termovalorizzatore non è coinvolto in alcun modo». A specificarlo, a proposito della richiesta depositata in Regione nei giorni scorsi e oggetto del ‘question time’ promosso dalla consigliera Gibetoni (M5S), è Herambiente. «E’ bene rimarcare anche che l’incremento per il quale è stato avviato l’iter autorizzativo è pari a 12mila tonnellate annue - incalza la multiutility - che si tratta interamente di rifiuti non pericolosi e per i quali non sarà necessario alcun intervento strutturale sull’impianto, che già possiede i requisiti necessari per assorbire tali quantitativi. L’impianto chimico fisico per il trattamento dei rifiuti liquidi esiste dal 1999 - spiega ancora la nota - ed è gestito da Herambiente: si tratta di un impianto in cui vengono opportunamente trattati, per la quasi totalità, rifiuti liquidi prodotti da impianti del gruppo Hera. Anche le aziende di servizi come Hera, infatti, producono rifiuti che devono essere trattati a norma di legge: nell’impianto chimico fisico di via Cavazza si trattano ad esempio i percolati delle discariche per i rifiuti urbani e i sottoprodotti degli impianti di compostaggio». La multiutility fa dunque notare che «la richiesta presentata alla Regione e all’Arpae di Modena non nasce dall’esigenza di alimentare il pur legittimo business dei rifiuti, come è stato citato strumentalmente, ma da una razionalizzazione degli impianti di Herambiente appartenenti a questa tipologia e portata avanti dalla società per concentrare l’attività nei siti più moderni e qualificati, come appunto quello di Modena. A questo proposito - conclude la nota - si ricorda che a Modena erano operativi due impianti di questa tipologia, e Herambiente ha scelto di concentrare le proprie attività su quello di via Cavazza». E a intervenire sulla questione, replicando alle critiche della Gibertoni, è anche il consigliere regionale del Pd Luca Sabattini: «Anche riascoltando la registrazione, martedì in aula non ho sentito alcun imbarazzo da parte dell’assessore Gazzolo nel rispondere - spiega - mentre la richiesta di screening può essere effettuata o richiesta da privati ed è un iter procedurale abbastanza comune che in alcuni casi può portare anche alla valutazione di impatto ambientale. Quindi andrà fatta eventualmente una verifica del fabbisogno eventuale di questa quantità aggiuntiva. Ciò che mi lascia sempre più perplesso - conclude Sabattini - è la richiesta di terziarità nelle valutazioni da parte del M5S, che avviene solamente quando fa comodo a fini di mero consenso».
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