Uno sfratto ogni 172 famiglie: è allarme a Modena
Prima città italiana per numero di esecuzioni, in tribunale 50 casi a settimana: «Tempi lunghi e storie di grande umanità»
MODENA. Modena ha la maglia nera nazionale per quanto riguarda il numero degli sfratti in rapporto agli abitanti. I dati sono della rete immobiliare specializzata “Solo affitti”, riguardano quanto nel 2016 e ci dicono che sotto la Ghirlandina c’è uno sfratto ogni 172 famiglie residenti. Modena in questa particolare classifica è seguita da territori del sud: al secondo posto c’è la provincia di Barletta-Andria-Trani (1 sfratto ogni 181 famiglie) e Pescara (1 ogni 219). A Oristano invece la situazione nell’ultimo biennio quella peggiore: da uno sfratto ogni 1.825 famiglie si passa a 1 ogni 498. «Nonostante quello degli sfratti resti un fenomeno importante – spiega Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti – la nostra analisi evidenzia una riduzione del loro numero: nel 2014 in Italia si rilevava uno sfratto ogni 334 famiglie, nel 2016 siamo scesi a 1 ogni 419. Questa riduzione è stata favorita innanzitutto dal superamento della fase più acuta della crisi economica».
Numeri pesanti, e tanto, tenuto conto che il territorio continua a essere uno dei più ricchi in Italia. Ma poiché dietro lo sfratto ci sono spesso riscontri “umani” - anche se non sempre, come spieghiamo sotto - sono numeri sui quali vale la pena riflettere.
«Ogni settimana il Tribunale di Modena - spiega l’avvocato Fabrizio Prampolini, uno dei professionisti modenesi più attivi su questo fronte - discute circa 40-50 casi, lo vedo dalle pile di fascicoli. I casi sono decisamente aumentati e seguono tempi ben precisi. Possiamo dividere la tempistica dello sfratto in due fasi, quella giudiziale e quella successiva, l’esecutiva che compiamo insieme con l’ufficiale giudiziario della Polizia. Mettiamo, essendo il caso più diffuso che si vada dal giudice perché un dato inquilino non paga l’affitto di casa da 2 mesi. Entro un mese il giudice riceve le parti in causa per la prima udienza: in quel caso il giudice concede all’inquilino altri tre mesi per pagare quindi arriviamo già a sei mesi di tempo. Lo sfratto, nella fase in udienza, prevede poi spesso ulteriori 2 mesi per lasciare l’alloggio».
E così giungiamo, con un sistema che mi pare particolarmente garantisca, alla fase esecutiva. «Nell’appartamento - continua il legale - si presentano l’avvocato, l’ufficiale giudiziario e il fabbro per il cambio della serratura. In genere uno sfratto, dopo 2-3 avvertimenti, avviene dopo non meno di tre mesi fino a un massimo di sei. Insomma i tempi medi alla fine sono di circa un anno». Spesso legato agli sfratti c’è un tema umano: «Certo - termina Fabrizio Prampolini - e nei casi di maggior bisogno c’è anche un intervento del Comune attraverso gli assistenti sociali o la ricerca di soluzioni abitative temporanee. Me ho viste molte, spesso si perde la casa perché viene a mancare il lavoro, ma ho notato anche persone che sono informatissime sulle varie fasi. Posso però dire che spesso i tempi lunghi sono un ammortizzatore sociale».
Il problema degli sfratti a Modena rimane dunque grave. Nonostante una diminuzione del numero dei procedimenti rispetto all'anno 2015, nel 2016 i casi di sfratto hanno continuato a intasare il Tribunale di corso Casalgrande. Dodici mesi fa la Gazzetta di Modena ricordava come il giudice Roberto Masoni si trovi ogni settimana a dirimere più di 50 procedimenti relativi agli sfratti, con un lavoro per gli ufficiali giudiziari che diviene pressoché impossibile. Nel 2015 i dati forniti dal tribunale parlavano di 1626 procedimenti iscritti a ruolo, con 1021 procedimenti pendenti dall'anno precedente. Se analizzano i primi cinque mesi del 2015, erano 710 i procedimenti iscritti (con 766 già definiti dal tribunale), mentre i procedimenti dei primi cinque mesi del 2016 sono 598 (con 649 già definiti). In sostanza, sono calati del 15% gli alloggi liberati nell’arco di un anno sulla base di un calo complessi di richieste al Tribunale. Per fortuna a tentare di mettere una “toppa” a situazioni spesso delicate, interessando minori e molte persone disagiate, non manca il lavoro del Comune. Ma resta il problema che se un tempo la fascia sociale “protagonista” degli sfratti era quella degli indigenti oggi si parla della “classe media”. Fatalmente impoverita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
