Forno Cuoghi a Casinalbo. Benito Cuoghi racconta: «I miei 70 anni da fornaio»
La povertà, gli inverni senza scarpe, il lavoro a 14 anni per sfamare la famiglia Nel 1976 la sua prima vacanza con la moglie Laura. La passione per la bicicletta
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Ci accoglie nella cucina di casa sua con un sorriso gioioso, simpatico, di quelli che si spalancano in una risata genuina mentre finisce di recitarci a memoria una zirudèla in dialetto modenese. Una delle tante che ha imparato da bambino quando per racimolare qualche soldo, insieme ad alcuni amici, bussava alle porte dei contadini di Tabina di Magreta per intrattenerli con queste filastrocche.
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“Son Benito adla Tabèina, cas liva prèst la mateina…piacere” dice Benito Cuoghi, classe 1933, porgendoci la mano. Questo signore, dallo spirito invidiabile e la semplicità che profuma di buono come il pane che ha impastato e infornato fin da ragazzino, e che spegnerà ben 84 candeline in ottobre, è lo storico fornaio del forno Cuoghi di via Turchetto a Casinalbo. Una vita, la sua, fatta di sacrifici che ti forgiano e fanno crescere in fretta, di quelli che ti insegnano il valore delle cose vere, guadagnate con il sudore della fronte e quell’olio di gomito trasmessi nel tempo anche a figli e nipoti come un bene prezioso. Perché Benito il mestiere di fornaio l’ha dovuto imparare presto, per necessità, per quel “dover mangiare” e sfamare la famiglia che a scriverlo oggi, in un mondo in cui si ha tutto e subito, suona quasi strano. E invece le sue parole sono vere e concrete, come lui mentre torna con la memoria (ottima) alla sua adolescenza: “Ho iniziato a fare questo lavoro prima dei 14 anni, quando tutte le notti, alle 2, andavo in bicicletta dallo storico fornaio Forghieri di Casinalbo. Mi pagava appena 50 lire e ad ogni infornata erano all’incirca 60 chili di pane. Una volta, per una decina di giorni siamo rimasti senza luce e siamo dovuti andare da un agricoltore e chiedergli di metterci a disposizione il motore del suo trattore per far funzionare l’impastatrice. Poi la mattina, verso le 7, mi recavo dai contadini a portargli il pane. E d’inverno capitava, per via della neve, di uscire in bici per le consegne il mattino presto e di rientrare solo nel pomeriggio”. Laura Ferrari, la moglie, con la quale Benito festeggia quest’anno il 61esimo anniversario di nozze, mentre gli siede accanto ci mostra una vecchia fotografia, di quelle in bianco e nero a cui il tempo, però, non ha tolto la vividezza dei ricordi. “Vedete - dice - questi sono i genitori di mio marito, Francesco ed Ernesta, con lui e i suoi fratelli da bambini: Rodolfo, morto durante la seconda Guerra mondiale, Giuseppe, Franco e un quarto fratello, anche se nello scatto non c’è, che si chiamava Agostino. La foto risale al 1935 e doveva essere inverno perché indossavano tutti il cappotto, ma nonostante questo lui e i suoi fratelli erano scalzi. Ciò denota la povertà in cui purtroppo vivevano. E Benito, che era il più piccolo, ha iniziato a fare il fornaio proprio per sfamare la famiglia. Per mangiare, a volte, chiedeva un piatto di minestra ai contadini della zona che glielo davano con generosità”. Poi il loro matrimonio, nel 1956, e la decisione di aprire il forno Cuoghi a Casinalbo nel 1964. Attività che oggi portano avanti insieme ai figli Paolo e Raffaella. “Entrambi hanno iniziato ad aiutarci fin da ragazzini - racconta Laura - io e mio marito abbiamo fatto tanti sacrifici ma oggi stiamo bene e siamo contenti. Mi ricordo quando il sabato sera mettevamo da parte i soldi guadagnati per appianare i debiti, ma così facendo ci siamo comprati la casa, continuando sempre a lavorare. Abbiamo fatto la prima vacanza solo nell’estate del 1976: 15 giorni a Pinarella. Poi per 20 anni siamo andati al lago di Garda”. “Una volta ho percorso 40 chilometri in bici lungo il torrente Sarca a Riva del Garda e fino all’anno scorso pedalavo fin su a Puianello e giù nella Bassa, a Mirandola” dice infine Benito, svelando ancora una volta quello spirito tenace che lo accompagna fin da quando in bici ci consegnava il pane per vivere. Di Valentina Corsini
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