Consorteria, è polemica sulle nuove strategie
di Serena Arbizzi
Spilamberto. Un gruppo di soci “storici” si scagliano contro il Gran Maestro «L’Aceto balsamico tradizionale sta diventando un prodotto commerciale»
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SPILAMBERTO. Un cambiamento improvviso nel modo di proporre l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, uno dei prodotti enogastronomici più prestigiosi del territorio, un brand invidiato in tutto il mondo, confezionato con peculiarità uniche, in grado di maturare soltanto nel territorio e nel microclima modenese. Un cambiamento che ha fatto infuriare un’alta percentuale degli 800 soci “storici” che fanno parte della Consorteria di Spilamberto: l’ente, per eccellenza, che da tempo si prodiga per fare conoscere l’ “oro nero” e le sue caratteristiche in tutto il mondo. Questo zoccolo duro di soci che da tempo fanno parte della Consorteria da tempo manifestano malcontento sulla gestione dell’ente. «Si sta virando verso una direzione troppo commerciale - racconta, all’unisono, una decina di questi soci - Un sintomo di questa tendenza si è verificato durante l’attribuzione dell’ultimo palio: la giuria ha deciso di conferirlo a un aceto di soli 14 anni... Inoltre, c’è un problema che prima o poi andrà affrontato: si tratta di un problema generazionale dovuto al fatto che numerosi soci hanno ormai un’età avanzata. Così, più forte che mai, si pone il problema: dove sta andando la Consorteria? E, di conseguenza, dove sta andando il valore dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena? Va recuperato il valore del passato e riproposto nel presente. Vanno recuperati per valorizzare uno dei prodotti che ha fatto conoscere e rendere grande Modena nel mondo» conclude il gruppo di soci.
Parlare di scissione, attualmente, è prematuro. L’insieme di “dissidenti” rispetto all’attuale governance è convinto che si possano riprendere le redini dall’interno.
«Il problema del malcontento durante il palio si ripresenta un anno sì e l’altro pure - spiega Maurizio Fini, Gran Maestro della Consorteria di recente nomina - gli assaggi del Palio e, di conseguenza, dell’aceto giovane che vince e predomina su quello vecchio, sono un tema ricorrente. Vorrei ricordare che la batteria di aceto di 14 anni che ha vinto quest’anno, poi, è stata valutata dagli stessi soci. Quell’aceto è stato presentato con valori che sono stati giudicati ottimali proprio da loro. E i soci che fanno le considerazioni sopra, evidentemente, non hanno compreso i valori che stanno alla base di un ente come la Consorteria. Questi valori sono la salvaguardia del Balsamico Tradizionale dando istruzioni su come “allevare” la batteria di aceto. Poi, all’interno della Consorteria esistono un’assemblea dei soci, un Consiglio maggiore, degli organismi in cui si può fare presente questo malcontento che in questo caso, però, non ha ragion d’essere».
Parlare di scissione, attualmente, è prematuro. L’insieme di “dissidenti” rispetto all’attuale governance è convinto che si possano riprendere le redini dall’interno.
«Il problema del malcontento durante il palio si ripresenta un anno sì e l’altro pure - spiega Maurizio Fini, Gran Maestro della Consorteria di recente nomina - gli assaggi del Palio e, di conseguenza, dell’aceto giovane che vince e predomina su quello vecchio, sono un tema ricorrente. Vorrei ricordare che la batteria di aceto di 14 anni che ha vinto quest’anno, poi, è stata valutata dagli stessi soci. Quell’aceto è stato presentato con valori che sono stati giudicati ottimali proprio da loro. E i soci che fanno le considerazioni sopra, evidentemente, non hanno compreso i valori che stanno alla base di un ente come la Consorteria. Questi valori sono la salvaguardia del Balsamico Tradizionale dando istruzioni su come “allevare” la batteria di aceto. Poi, all’interno della Consorteria esistono un’assemblea dei soci, un Consiglio maggiore, degli organismi in cui si può fare presente questo malcontento che in questo caso, però, non ha ragion d’essere».
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