Amministratore finisce nei guai
Ordinanza del tribunale per un compenso illegittimo e verbale falsificato
3 MINUTI DI LETTURA
Il tribunale di Bologna, sezione Imprese, ha pronunciato alcune settimane fa un'ordinanza cautelare destinata a fare scuola, tanto che già diverse riviste specializzate se ne stanno occupando. Dietro a quella pronuncia, che apre una finestra su un intricato sistema, un sassolese, l'avvocato Simone Rinaldini, che nel procedimento sta curando gli interessi del ricorrente, il socio di minoranza di una piccola impresa di taglio piastrelle di Maranello. La rilevanza della pronuncia, che ha revocato dal proprio ruolo l'amministratore unico della s.r.l., sta nel fatto che si sia arrivati al provvedimento cautelare prescindendo dall'avvio di una causa di responsabilità a carico dell'amministratore medesimo, finalizzata alla sua rimozione e al risarcimento dei danni. Il giudice, in sostanza, nonostante non si sia ancora attivato l'iter che la legge prevede per rimuovere dal proprio ruolo un amministratore che tenga comportamenti scorretti e dannosi, vista la gravità dei fatti, ha deciso di anticipare alla fase cautelare gli effetti della futura causa, ancora da avviare, per tutelare la società e i suoi soci, applicando “ante causa”, ancor prima che l'azione di responsabilità sia proposta, il comma dell'articolo 2476 del codice civile che prevede la possibilità di rimuovere in via cautelare (ma, teoricamente, a causa già avviata, seppur non conclusa) l'amministratore che tenga comportamenti particolarmente gravi. “La misura cautelare della revoca degli amministratori per gravi irregolarità gestorie – spiega il Tribunale nell'ordinanza - può essere adottata anche all’esito di un procedimento cautelare ante causam e senza la preventiva instaurazione di un giudizio di merito volto ad accertare la responsabilità dell’amministratore”. L'amministratrice rimossa, stando alle motivazioni inserite nell'ordinanza cautelare, avrebbe, tra le altre cose, falsificato un verbale di assemblea nel quale, guarda caso, attribuiva a sé stessa un compenso di 16mila e 500 euro annui. Oltre a questa condotta, evidentemente lesiva degli interessi della società, il socio ricorrente ha contestato, ottenendone il pieno accoglimento da parte del giudice già in fase cautelare, l'irregolare tenuta dei libri sociali obbligatori, l'illegittimità della procedura di convocazione dell’assemblea, la mancata redistribuzione degli utili, già deliberata dall'assemblea, e l'illegittimo rimborso ad un socio e alla stessa amministratrice dei finanziamenti da questi erogati alla società. Aspetto sicuramente curioso della vicenda è che uno dei soci di maggioranza della società in questione è lo stesso avvocato, contitolare di un noto studio modenese, che ha rappresentato e difeso in giudizio l’amministratrice poi revocata, così ponendosi in una posizione di chiaro conflitto di interessi. Peraltro, il medesimo avvocato modenese e l’amministratrice revocata (che è anche socio della società), forti della propria maggioranza, hanno recentemente deliberato e sottoscritto un aumento di capitale sociale palesemente viziato, che è stato tempestivamente impugnato in via d’urgenza dal socio di minoranza, sempre con il patrocinio dell’avvocato Simone Rinaldini, ed hanno nominato un nuovo amministratore con delibera evidentemente invalida, che – da quanto ci riferisce il legale sassolese – “sarà oggetto di impugnazione entro i termini di legge”. La condotta del legale, socio della società in oggetto, è ora al vaglio del competente consiglio distrettuale di disciplina.
Andrea Gilioli
Andrea Gilioli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
