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in pensione l’architetto gnoli, un riferimento per la città 

«Carpi quanto sei bella, adesso servono solo ritocchi»

di Stefano Luppi
«Carpi quanto sei bella, adesso servono solo ritocchi»

È andato in pensione il primo luglio uno degli architetti più noti della provincia, Giovanni Gnoli per 40 anni in forza al Comune di Carpi dove ha lavorato con cinque sindaci. Gnoli, mentre è in...

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È andato in pensione il primo luglio uno degli architetti più noti della provincia, Giovanni Gnoli per 40 anni in forza al Comune di Carpi dove ha lavorato con cinque sindaci. Gnoli, mentre è in corso il concorso pubblico per sostituirlo, si racconta rievocando il passato e annunciando il futuro del centro storico.

Architetto quando è arrivato a Carpi?

«Ho iniziato a lavorare per il Comune nel 1977 all'ufficio Gas Acqua, poi nel giro di qualche anno sono passato all'ufficio tecnico con il restauro degli edifici monumentali e storici di Carpi». Storicamente Carpi ha sempre avuto dirigenti di urbanistica di lungo corso, un vantaggio?

«Per quanto riguarda la gestione edilizia, nell'ambito tecnico del restauro dei monumenti credo sia un vantaggio».

Che situazione lascia?

«Negli ultimi tre anni, con l’inclusione nel mio settore del restauro, cultura e promozione economica e turistica c'è stato indubbiamente un grande lavoro di carattere organizzativo. Abbiamo di recente creato InCarpi, un centro unico di promozione della città che ha potenziato nel giro di pochi mesi la promozione turistica della città. Presto partirà la biglietteria unica per i musei e i principali monumenti cittadini».

Quali sono i progetti a cui è più affezionato?

«Ricordo i primi interventi: la riqualificazione dell'area e del convento di San Rocco, in una area urbana allora fortemente degradata. Ma anche l'Ala ex Carceri del Palazzo dei Pio (ora archivio) dove ho lavorato con Ludovico Belgioioso, un'esperienza professionale di grande accrescimento».

La situazione post sismica a che punto è?

«Il patrimonio monumentale tutto sommato si è ben comportato durante il sisma, anche per gli interventi che sui principali edifici, Palazzo dei Pio, Chiesa di San Nicolò, Municipio, Castelvecchio, erano stati realizzati dopo il 1996. Su circa 40 interventi di ripristino danni, finanziati per circa 22 milioni di euro, oggi sono solo tre gli interventi di rilievo che rimangono da compiere: il Torrione degli Spagnoli, per il quale il progetto di recupero post sisma darà il via a un nuovo piano di restauro e valorizzazione per la fruizione completa dell'edificio dopo che il Comune ne è divenuto proprietario dallo stato nel 2014. Quindi le torri e altre zone del Palazzo dei Pio, come le stanze del Vescovo e l'ex teatro del Vigarani, e il tempio di San Nicolò per i quali siamo in attesa dei pareri di Soprintendenza e Regione».

Di cosa avrebbe bisogno ancora Carpi?

«Io credo sia molto migliorata: dal punto di vista della qualità urbana, Carpi non ha nulla da invidiare ad altri centri più grandi. Tralasciando gli interventi sul “nuovo” come l'Istituto tecnico Vallauri o la scuola media Fassi in via Bollitora oggi bisognerebbe potenziare le manutenzioni sull’esistente in centro in periferia e nelle frazioni».

Il castello?

«Interventi alla torre del Passerino e a quella dell'orologio, due aree oggi non aperte al pubblico delle stanze del Vescovo e dell'ex teatro del Vigarani. Per questi due spazi sono in corso progettazioni per la destinazione d'uso e la valorizzazione per realizzare la Pinacoteca dei Musei nella stanze del Vescovo, mentre per il teatro del Vigarani ci sono ipotesi che la giunta sta valutando. Infine il Torrione degli Spagnoli completerà i percorsi: nel giro di qualche anno il complesso sarà fruibile e visitabile e credo sia una situazione straordinaria ed eccezionale se si pensa che si tratta di un monumento di oltre 15mila metri quadrati di enorme valore storico, architettonico e artistico».



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